Riconciliarsi con una madre difficile

16 dicembre 2015 in Emozioni 0 Condivisi

La madre è il primo grande amore nella vita di tutti gli esseri umani. Un amore che nasce in modo naturale e al quale non rinunciamo, anche se lei non c’è o nonostante il fatto che la sua presenza possa essere nociva, e persino pericolosa, per un figlio. C’è sempre un filo invisibile che, in un modo o nell’altro, ci unisce a lei.

La psicoanalista Judith Viorst racconta in uno dei suoi libri un caso atroce: un bambino di tre anni sul quale fu versato dell’alcol e a cui, anche se sembra impensabile, fu dato fuoco dalla sua stessa madre. Una volta giunto al reparto di terapia intensiva, il piccolo non voleva che una cosa: che la madre venisse ad abbracciarlo. Ecco quanto è forte questo legame primitivo. In ogni caso, amiamo nostra madre. All’inizio della nostra vita preferiamo qualsiasi sofferenza, piuttosto che soffrire il dolore di non averla accanto.

“Il cuore della madre è l’aula del bambino”

-Henry Ward Beecher-

L’amore per nostra madre sopravvive in età adulta, anche se intraprendiamo la nostra strada, anche se raggiungiamo un successo enorme, anche se diventiamo molto ricchi o se veniamo ammirati per le nostre imprese. Lì in fondo, rimane sempre una parte di quel bambino che non vuole vivere senza sua madre.

La madre difficile

ragazza con animali sulle spalle

Quando siamo bambini, pensiamo che nostra madre sia un essere perfetto. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno da parte sua è che ci sia. E se non c’è, pensiamo che forse è per colpa nostra. Tuttavia, le mamme non sono quegli esseri completi e perfetti che idealizziamo quando siamo piccoli. Non sempre siamo i benvenuti nella loro vita.

Anche le madri si deprimono, anche loro hanno i propri problemi. E anche se il desiderio della maggior parte di loro è quello di darci il meglio, a volte non è loro possibile. A volte ci rinunciano o hanno un’idea non molto sana di ciò che dovrebbe essere il benessere di un figlio.

Molte madri non ci sono quando i figli hanno bisogno di loro. Devono, o vogliono, lavorare fuori casa ed è possibile che abbiano a malapena il tempo di svolgere in modo mediocre il proprio ruolo materno. Altre donne provano un rifiuto, cosciente o incosciente, nei confronti della maternità. Nonostante ciò, si assumono il ruolo di madre, ma non riescono a svolgerlo al meglio. È allora che i figli si trasformano nel bianco della loro non conformità.

Si tratta delle madri che non riescono a vedere niente di buono nei propri figli. Non sono mai abbastanza obbedienti, né abbastanza capaci di renderle felici, anche se sono gli studenti migliori o gli atleti più in gamba. Non importa, non sono mai all’altezza delle aspettative della madre.

Il rifiuto versi i figli, a volte, assume anche forme insospettabili. È il caso delle madri ansiose, che pensano sempre che il bambino cadrà per terra, che l’adolescente diventerà un tossicodipendente, che la figlia commetterà un errore irrimediabile. In quei casi, il rifiuto si presenta sotto forma di controllo estremo. Pensano che educare i propri figli consista nel mostrare loro che il mondo sia un posto pieno di pericoli e che il loro compito è quello di fargliene vedere il lato minaccioso.

Riconciliazioni precoci e tardive

madre e figlia sotto un mantello

Durante l’infanzia, praticamente non abbiamo la capacità emotiva di mettere in dubbio nostra madre. Lei è alla base di tutto, all’orizzonte di tutto, e forse non ci piacciono alcuni dei suoi comportamenti, ma sentiamo che non sia lecito criticarla. Le cose cambiano con l’arrivo dell’adolescenza. In generale, questa fase è molto più difficile per chi ha dovuto lottare con una madre difficile.

L’adolescenza è un periodo di transizione nel quale mettiamo a confronto il bambino che siamo stati e l’adulto che vogliamo essere. È allora quando è fondamentale mettere in discussione ciò che abbiamo ricevuto dentro casa, per forgiare un’identità propria. È nel periodo dell’adolescenza che appaiono per la prima volta i punti interrogativi e le domande sui nostri genitori. È il momento delle grandi rotture con i genitori.

Se prima non ci permettevamo di criticare nostra madre, ora invece diventa l’oggetto della maggior parte delle nostre insoddisfazioni. Vorrebbe che continuassimo a essere il bambino che conosce, mentre noi abbiamo bisogno di volare. L’adolescenza può quindi essere l’inizio della grande separazione da quelle figure amate, ma si tratta anche di un periodo nel quale è possibile mettere in ordine molti fili sciolti.

Una madre che si rende conto che non ha fatto un buon lavoro può approfittare del periodo dell’adolescenza per rimediare a molti dei propri errori. Gli adolescenti hanno un profondo bisogno dei genitori, molto più di quanto siano disposti ad ammettere. Avere una compagnia piena d’amore, pazienza e intelligenza in questa fase, può porre rimedio a molti degli errori commessi durante la crescita infantile.

A volte i conflitti escono a galla in modo crudo e duro, ma si tratta proprio di un’opportunità per canalizzarli e trovare una soluzione. I ragazzi ormai sono capaci di comprendere che la loro madre è una persona con dei limiti e la madre può finalmente ammetterli. A volte è impossibile evitare che s’innalzino grandi barriere. Si tratta di quei casi in cui i figli riescono a capire i genitori solo quando diventano genitori a loro volta.

È allora che scoprono che è impossibile essere genitori perfetti e da manuale e capiscono che l’errore è alla base di molte realtà umane, che una madre che sbaglia non è una cattiva madre, bensì una persona imperfetta, come lo sono tutti.

madre e figlio su un albero

In qualunque caso, esiste una verità indiscutibile: tutte le relazioni affettive sono segnate dal legame che si ha avuto con la propria madre, il primo amore.

Più sana è questa relazione, più sane saranno le altre. È non è mai tardi per rivedere quel legame, per perdonare e per chiedere scusa, per dare il via libera a quell’amore che è sempre stato lì e, così, ripulire la strada verso una vita più gratificante.

Immagini per gentile concessione di Emma Block, Claudia Tremblay, Gustav Klimt

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