I ricordi rievocati dai nostri cinque sensi

· 22 maggio 2016

Mentre camminavo per strada, distratta dai miei pensieri e dai mie ricordi, ho sentito un odore. Una pasticceria vicina ha invaso le mie narici con un profumo di biscotti e di cornetti fumanti, di burro, di uova e di zucchero, che mi ha trasportato a un istante diverso della mia vita, a un luogo diverso.

All’improvviso, invece di essere lunga una delle strade della mia città, ero in una casa in montagna, avevo 10 anni e stavo giocando a nascondino con i miei fratelli in giardino, mentre mia madre cucinava. È successo a tutti di sentire un odore, un suono, un sapore o di vedere un’immagine e di venire trasportati verso un mondo fatto di ricordi.

I cinque sensi possono rievocare in modo molto chiaro ed emotivo i ricordi del nostro passato, sprigionando emozioni positive, come il piacere o la felicità, oppure emozioni negative, come la paura o la rabbia. Una canzone può ricordarci un momento speciale vissuto con un’altra persona o un viaggio fatto con gli amici. Un paesaggio può farci tornare ai ricordi della nostra adolescenza e a quello che abbiamo vissuto in un certo luogo.

“Prima scrivevo per te, ora scrivo per i momenti che hai portato via”.

-Víctor de la Hoz-

Quando si ha a che fare con i ricordi, tra i cinque sensi, l’olfatto è uno dei più potenti. Un semplice odore può scatenare una cascata di sentimenti. L’odore del caffè, l’odore dell’erba bagnata, l’odore di un certo profumo… Fanno correre la nostra immaginazione a briglie sciolte e, in un attimo, sono in grado di trasportarci in un altro luogo e in un tempo diverso.

I ricordi che profumano

L’olfatto è l’organo sensoriale che si trova più vicino all’ippocampo, una delle strutture cerebrali responsabili della nostra memoria. È collegato al sistema limbico, che è il centro emotivo del cervello. Il resto dei sensi (la vista, l’udito, il gusto e il tatto), invece, devono percorrere una lunga strada prima di arrivare alle zone del cervello che si occupano della memoria e delle emozioni.

Donna che odora un fiore

Questo significa che la struttura stessa del nostro corpo e del nostro cervello è responsabile della capacità dell’olfatto di risvegliare in noi ricordi molto vivi e di riprodurre sensazioni che contengono quella miscela di sensibilità e tristezza che chiamiamo nostalgia.

“Ci sono ricordi che non cancellerò, persone che non dimenticherò, silenzi che preferisco tacere”.

-Fito Páez-

Uno studio realizzato dalla psicologa spagnola Silvia Álava, dal titolo “Gli odori e le emozioni”, ha dimostrato che le persone ricordano il 35% degli odori che avvertono e solo il 5% delle immagini che vedono. Allo studio hanno partecipato 1.000 soggetti di entrambi i sessi tra i 25 e i 45 anni e la psicologa è giunta alla conclusione che la memoria è in grado di percepire fino a 10.000 aromi diversi, ma è in grado di riconoscere solo 200 odori.

Stando a questo studio, quando avvertiamo un odore, questo viene registrato nel nostro cervello, ma viene anche associato all’emozione che proviamo in quel momento. In questo modo, quando rievochiamo quell’odore, riappare anche la stessa emozione ad esso associata. Tornando allo studio, l’83% dei partecipanti ha assicurato di rievocare momenti felici associati a certi odori e il 46,3% ha ammesso che risentire un odore familiare aveva un impatto maggiore rispetto alla vista di un oggetto che ricordava loro qualcosa.

“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati”.

-Gabriel García Márquez-

I ricordi che vediamo

L’immagine di un oggetto, di una stanza o di un paesaggio, per esempio, possono trasportarci ad un momento della nostra vita che consideriamo piacevole. È anche possibile avere la sensazione di essere già stati in quel posto o di aver vissuto prima quella situazione, un’esperienza che conosciamo come “dejà vu”.

donna che guarda il tramonto

Esistono due teorie riguardo questa sensazione. Una delle teorie sostiene che, quando registriamo un episodio nella nostra memoria, a volte, una zona del cervello lo fa in ritardo rispetto alle altre e la sensazione di aver già vissuto quella situazione accade nel momento in cui quest’area registra in ritardo la stessa informazione. La seconda teoria, invece, sostiene che, a volte, un episodio attiva nella memoria il ritardo di alcuni ricordi con i quali ha una relazione reale o immaginaria.

Il gusto e i ricordi

Per quanto riguarda il gusto, quando mangiamo, il cervello integra tutte le sensazioni con l’informazione che ha immagazzinato nella memoria; cerca i dati collegati a determinati piatti che mettiamo in relazione con quella stessa sensazione, con situazioni precedenti o con altri alimenti che risvegliano in noi stimoli simili. Per questo motivo, il gusto può trasformare in ricordi le sensazioni scatenate dal cibo.

L’udito e i ricordi

Per quanto riguarda i suoni, tutti abbiamo pensato o abbiamo persino ascoltato una certa colonna sonora in un momento preciso della nostra vita. Il professore di psicologia dell’Università della California a Davis, Petr Janata, dice che “La nostra vita quotidiana non ha una colonna sonora spontanea, ma molti dei nostri ricordi sono strutturati come se fossero film mentali che vengono proiettati nella nostra testa quando ascoltiamo un brano musicale che ci è familiare e che agisce come colonna sonora”.

Donna che ascolta la musica

Janata spiega nel suo studio, pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex, che in una regione del nostro cervello, collegata alla raccolta e al recupero dei ricordi, i neuroni lavorano come un centro di connessione tra le melodie familiari, la memoria e i ricordi.

Per concludere, i nostri cinque sensi sono in grado di trasportarci nel passato e di rievocare i nostri ricordi in momenti determinati, per farci rivivere un istante in cui stavamo bene o eravamo molto felici, ma anche il contrario. È solo questione di lasciarsi trasportare.