Come ristabilire la relazione con un figlio viziato?

13 settembre 2017 in Psicologia 884 Condivisi

Nessun genitore vuole avere un figlio viziato, questo è certo. Non sempre, però, tutto va come vorremmo. Si dice che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, e questo si può applicare molto spesso all’educazione. I genitori agiscono sempre credendo di fare del loro meglio, ma crederlo non significa che lo sia.

Non è facile educare un ragazzino in una società con una grande influenza e fatta di perverse tentazioni. Ci sono tonnellate di informazioni al riguardo, ma molte volte ci si trova davanti a messaggi contraddittori o elaborati per famiglie che esistono solo nell’immaginario di chi le ricrea. I genitori reali, fatti di carne e ossa, commettono errori, si stancano, si esaltano e contraddicono i manuali.

“I genitori sono gli ossi su cui i figli affilano i denti”

-Peter Ustinov-

Il punto è che in un dato momento i ragazzi crescono e, mentre lo fanno, non si può evitare di provare la sensazione che ci siano molte cose non vanno. A volte sono molto aggressivi, altre eccessivamente impulsivi. Non ci ubbidiscono, e non abbiamo a disposizione i mezzi perché lo facciano. In definitiva, ci rendiamo conto che, nonostante abbiamo fatto ciò che potevamo, nostro figlio è assolutamente un viziato.

Ma non tutto è perduto: si può sempre correggere il tiro, anche se a certe età questa missione è più complicata che in altre. A seguire vi presentiamo alcuni consigli per rimediare a quegli errori che possono essere stati commessi nell’educazione.

Avere un figlio viziato: i sintomi

È sempre meglio prima assicurarsi che esista davvero un problema di educazione. Non tutti i ragazzi hanno lo stesso temperamento. Alcuni lo hanno molto forte, e questo non si deve all’educazione ricevuta, ma ad un’inclinazione naturale. A contraddistinguere un ragazzo viziato è un insieme di caratteristiche:

  • Fa capricci e scenate, come un bambino piccolo, ma con molta più forza, come arma per ottenere ciò che vuole. Un’alternativa al capriccio, più sofisticata, è il ricatto.
  • Manifesta esplosioni caratteriali frequenti e di grande intensità in cui perde completamente il controllo.
  • Impiega parole forti per esprimersi.
  • Danneggia con frequenza gli oggetti propri o altrui, in modo accidentale o deliberato.
  • Mente coscientemente e cerca di approfittarsi delle proprie bugie.
  • Ha grande difficoltà a portare a termine i propri compiti e non coopera se si prova ad aiutarlo.
  • Delega le proprie responsabilità o ha grandi difficoltà ad assumerle.
  • A volte ruba.

Tra quelle descritte, più caratteristiche riunisce un ragazzino, maggiori sono le probabilità di trovarsi davanti ad una persona viziata. Sicuramente i genitori hanno cercato di educarlo affinché fosse responsabile e avesse a disposizione più strategie di autocontrollo, ma qualcosa è andato storto e ora il ragazzo ci dà l’impressione di essere “ingovernabile”.

Il cattivo comportamento: cause e soluzioni

I bambini non si comportano male senza un motivo e, nella quasi totalità dei casi, i genitori hanno una grande responsabilità nei confronti del suo modo di comportarsi. Com’è ovvio, la cattiva educazione ha come risultato un figlio maleducato. La prima cosa da fare, dunque, è capire perché il ragazzino si comporta male. Di solito la causa è una delle seguenti:

  • Nessuno gli ha insegnato a gestire l’energia prodotta dalle sue emozioni, e non lo ha imparato da solo. Nella maggior parte dei casi, è questa mancata gestione che apre il passo all’espressione impulsiva e incontrollata dell’energia.
  • Neanche i genitori sanno gestire le proprie emozioni, cosicché l’esempio che hanno dato ai figli lungi dall’essere adeguato.
  • Sente di essere stato in qualche modo maltrattato, vuoi da genitori indifferenti, vuoi assenti, o da un’aggressività verbale o fisica. Resisterà o mostrerà il risentimento provocatogli da questo trattamento comportandosi male.
  • Avverte troppa pressione. Alcuni genitori credono, sbagliando, che il figlio sia un adulto in miniatura, sovraccaricandolo di esigenze e/o responsabilità. Oltrepassato un certo limite, il ragazzino si ribellerà e sarà una testa calda.
  • I genitori non sanno imporre la propria autorità. A volte impongono norme ambivalenti, irrazionali o incoerenti. A volte sono loro stessi a rispettare le regole che impongono ai propri figli. In altre occasioni, hanno paura di ferirli oppure si sentono colpevoli per qualche motivo, e cercano di compensare essendo troppo permissivi.

Prima di tutto, dunque, bisogna identificare l’origine del problema. In altre parole, capire dove si è sbagliato nell’educare. E anche fare appello ad amore e pazienza, perché saranno necessari nella missione per riprendere in mano la situazione.

Sarà necessario anche un profondo esercizio di onestà. I genitori dovrebbero essere disposti e avere la capacità di ammettere i propri errori, oltre alla volontà di correggerli. Non si può delegare questo compito ai figli: si giunge a questa situazione per errori commessi da entrambe le parti.

 

Ci sono tre chiavi infallibili in questo processo di recupero di una cattiva educazione. La prima consiste nell’imporre regole non negoziabili, cominciando da aspetti pratici come gli orari. La seconda, trovare momenti distesi in cui la comunicazione sia fluida; per esempio, il gioco facilita la comunicazione e contribuisce a capire il senso delle regole. Infine, l’ascolto è infallibile: ascoltare nostro figlio con attenzione e cercare di capire il suo mondo genererà fiducia e arricchirà la relazione.

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