Figli che maltrattano i genitori: un fenomeno in crescita

28, settembre 2015 in Psicologia 10 Condivisi

Le cifre sono in preoccupante aumento. Sempre più spesso sentiamo parlare di casi di figli che maltrattano i loro genitori, non solo a livello verbale, ma anche fisico. Anzi, sono proprio i casi di aggressione fisica che hanno fatto aumentare vertiginosamente le denunce.

Le statistiche indicano che queste situazioni si verificano con maggiore frequenza nel caso di adolescenti di sesso maschile, e che le madri sono le principali vittime del loro comportamento.

Durante il XX secolo la maggiore preoccupazione riguardo al mondo dei giovani era legata a ciò che si conosceva come la “rivoluzione sessuale”. Tutto sembra indicare che nel XXI secolo, invece, le principali problematiche girino intorno agli alti livelli di violenza delle nuove generazioni.

La sindrome dell’imperatore

“Sindrome dell’imperatore” è il termine che gli psicologi hanno dato all’insieme di comportamenti che caratterizzano un figlio maltrattatore. Sembrerebbe, infatti, che ci sia qualcosa in loro che li porta a sentirsi sempre al centro del mondo. Esercitano una sorta di potere sui loro genitori, come se questi ultimi fossero i loro schiavi o, in ogni caso, dipendessero dal volere dei figli.

I figli maltrattatori sono narcisisti. Pensano che i loro desideri e necessità siano più degni di attenzione di quelli di qualsiasi altro mortale sulla terra.

Di solito sono ostinati e, allo stesso tempo, poco perseveranti per quanto riguarda i loro progetti personali. Di fatto, fanno molta fatica a delineare un percorso di studio o lavoro e seguirlo fino alla fine. Per loro, tutto dipende dal capriccio del momento: vogliono qualcosa e lo vogliono subito, ma non si sforzano per ottenerlo, deve essere qualcun altro a farlo per loro. Quando lo ottengono, quasi sempre smettono di desiderarlo in fretta.

Sono anche piuttosto insensibili. Mancano completamente di empatia: non sanno che cosa significa stare nei panni dell’altro, e non hanno il minimo interesse nel provare a capirlo.

Di solito non provano grandi preoccupazioni. Non hanno ancora trovato un punto di riferimento né sviluppato valori, nel senso più profondo del termine. Per questo, persino aggredire un genitore non sembra loro un atto deplorevole. “Se l’è cercata”, diranno.

La casa di un maltrattatore

Nel caso di figli maltrattatori, ci sono quasi sempre antecedenti nell’educazione che si ripercuotono nell’indolenza di fronte ai genitori.

In generale, questi ragazzi provengono da famiglie in cui si alternavano l’iperprotettività (intesa nel senso di controllo estremo) e l’esigere troppo. Probabilmente sono stati severamente criticati per il loro comportamento e poi, come per alleggerire questo eccesso, i genitori sono stati troppo permissivi con loro.

È anche frequente che si tratti di famiglie con un alto indice di violenza, in cui il castigo fisico era considerato una pratica normale. Così “normale” che i figli imparano a utilizzarlo come metodo per affrontare le differenze e i conflitti.

C’è chi classifica questi giovani come degli “analfabeti emotivi”. Questo significa che non sanno come gestire le emozioni che provano, perché non hanno mai ricevuto un’educazione volta a comprendere se stessi e saper controllare le proprie sensazioni.

Senza dubbio, dietro un figlio maltrattatore, ci sono grosse lacune educative.

La brutta notizia è che non è per niente facile eliminare questi comportamenti violenti. Quella buona è che non è nemmeno impossibile. Si tratta di un processo che di solito richiede l’intervento di uno psicologo specializzato e in cui devono partecipare tutti i membri della famiglia. Il risultato sarà senz’altro positivo per tutti.

Immagine per gentile concessione di C*ligeia

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