Una rottura non è un fallimento

20 dicembre 2016 in Psicologia 1315 Condivisi
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Forse la vostra relazione è finita da poco, al termine di mille dubbi, mille tentativi di riconciliazione e mille momenti di tristezza dai quali sembrava impossibile uscire. La fine di una relazione porta con sé una serie di sentimenti contrastanti. Non tanto legati al sentimento provato, quanto al fatto che rompere equivale a lasciarsi alle spalle una tappa della propria vita. Purtroppo uno di questi sentimenti spesso è il senso di fallimento.

Non è difficile che si mescolino tra loro sentimenti come la nostalgia per la perdita e l’entusiasmo per essere stati coraggiosi ed aver avuto la forza di lasciarsi alle spalle una situazione che era diventata una zavorra per la nostra vita. Si tratta di momenti di grande confusione nei quali, fin quando non si trova la via d’uscita, ci sembra di fare un passo avanti e due indietro.

La rottura con un partner può equivalere ad una rottura con la stabilità, dato che, per quanto fosse intermittente la sua presenza come punto di riferimento, nella mente è difficile convincersi di non poter più contare su di lui/lei per i nostri progetti. Progetti che in parte possono essere deragliati con la fine della relazione e altri che andranno avanti e che porteremo a termine con il sostegno di qualcun altro o di noi stessi. 

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Il sentimento di fallimento quando avviene la rottura

Uno dei sentimenti più comuni nelle coppie che interrompono la propria relazione è quello del fallimento. Si erano giurati amore eterno, per sempre, e d’un tratto si ritrovano con un vuoto nel quale quelle parole giurate risuonano come un’eco. È un’eco di paura e di rabbia.

Quando si forma una coppia, di solito entrambe le persone investono molte energie per rafforzare il vincolo e farlo crescere. Si tratta di un investimento dettato dall’entusiasmo e dalla voglia di condividere del tempo assieme, tempo che non sembra mai abbastanza, producendo la sensazione di una ubriacatura priva di effetti collaterali.

Con il passare del tempo, la situazione si stabilizza e i partner cominciano a tirare le corde che prima erano allentante, dando vita alle prime tensioni. La relazione non può mantenersi per sempre nella prima fase, quella appena descritta, dato che si tratta di un periodo durante il quale la bilancia su cui facciamo affidamento è completamente disequilibrata. La coppia, gli amici ed altri progetti personali vengono messi da parte, ma quando la relazione si stabilizza, arriva il momento di riprenderli.

Nonostante questo, è bene sottolineare che anche se più attenuato, l’investimento persiste anche durante la seconda fase del rapporto. Non più tanto nel dare o nel ricevere, quanto nel costruire qualcosa assieme. Questo voler costruire crea una serie di legami di interdipendenza che in seguito complicheranno la separazione. Può trattarsi di una cosa materiale, come una casa od un’ipoteca, o qualcosa meno tangibile, come la famiglia, il viaggio programmato per l’estate o il matrimonio che stavate progettando.

Rompere quei legami non fa altro che acutizzare questo sentimento di fallimento: ci ricordano che eravamo parte di un progetto che ora è sfumato. Il fallimento è ciò che, per esempio, porta una coppia a ritardare il momento di porre fine alla relazione, nonostante sia ormai tanto tempo che non si costruisce più nulla assieme.

È altrettanto facile che il sentimento di fallimento si accompagni ad un deterioramento dell’autostima, soprattutto nella persona che non ha preso la decisione di rompere. Quest’ultima sente di non avere la capacità di trattenere a sé il partner, estendendo questo pensiero ad altre aree relative alla valutazione personale, come il rendimento sul lavoro.dita-tristi

Guardate la relazione con occhi diversi per debellare il senso di fallimento 

Guardando la relazione in quest’ottica, il sentimento di fallimento è più che comprensibile. Un’ottica ereditata storicamente da generazioni in cui la separazione veniva vista con sospetto, se non addirittura con ripudio, dalla società. Inoltre, siamo portati a pensarla così anche spinti dalla convinzione che tutte le nostre azioni presenti condizioneranno quelle future. Un futuro che, ad ogni modo, nessuno ci assicura.

È curioso notare che quando il tempo passa ed il dolore si supera, siamo soliti ricordarci dei momenti belli di una relazione, non di quelli difficili. Siamo in grado di dar essi un peso che, se fossimo riusciti a dare prima, forse avrebbe aiutato la relazione stessa. Si tratta di quell’idea secondo cui un rapporto valga la pena di essere vissuto per ciò che ci dà adesso, non per quello che ci darà; per le passeggiate assieme, per le cene cucinate con amore, per le sorprese più inaspettate e per i momenti di nervosismo prima di conoscere i suoceri. Probabilmente avete investito tanto affinché le cose funzionassero, ma provate a riflettere…quello che avete dato voi, ve lo ha restituito il vostro partner o la vostra relazione? Forse lui/lei non vi ha mai fatto una sorpresa, ma voi non ve ne siete accorti perché troppo impegnati a preparare la vostra. Forse non vi è mai venuto a prendere a lavoro, ma chiedeva a voi di farlo.

Vedere la relazione da questo punto di vista non solo elimina il senso di fallimento in caso di rottura, ma ci stimola e motiva attraverso qualcosa che siamo in grado di controllare. Non si tratta nient’altro che del piacere di sentire che sono le nostre uniche forze a proteggerci, di sapere che quello che facciamo dipende da noi e di avere la forza di andare avanti anche quando la nostra relazione arriva al capolinea.

 

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