Quando il dolore ci aiuta a crescere

12 dicembre 2016 in Psicologia 1600 Condivisi

Quando la vita è dolce, ringrazia e festeggia. Quando è amara, ringrazia e cresci. È questo il sottotitolo del libro “Agrodolce” di Shauna Niequist. Il ringraziamento per tutte le cose che ci succedono, belle e brutte, è alla base della ricerca della pienezza e della vera felicità. Persino le situazioni che ci provocano dolore meritano un certo grado di ringraziamento, dato che sono la base della nostra crescita intellettuale, emotiva e spirituale.

Il dolore e le esperienze amare, difatti, sono potenti fertilizzanti per costruire la nostra più profonda crescita personale. Una sofferenza a partire dalla quale possiamo avviare cambiamenti trascendentali per creare una versione migliore di noi stessi. Il nome di questo fenomeno è “crescita post-traumatica”.

Cos’è la crescita post-traumatica?

A metà degli anni ’90, gli psicologi Richard G. Tedeschi e Lawrence G. Calhoun hanno realizzato alcune ricerche sulla crescita postraumatica (la sigla inglese è PTGI e deriva da Posttraumatic Growth Inventory). Gli studiosi hanno rilevato che il 90% delle persone che vivono un evento traumatico (e il conseguente dolore) è esposto almeno a uno dei fattori della crescita post-traumatica.

donna-e-il-suo-riflesso

Tedeschi e Calhoun hanno definito la crescita post-traumatica come il cambiamento psicologico positivo vissuto come conseguenza delle avversità e di altre sfide, con lo scopo di raggiungere un livello di funzionamento più alto.

Questo insieme di circostanze rappresenta una sfida importante per le risorse di adattamento delle persone, per il loro modo di vedere il mondo e di affrontare il dolore derivato dalla perdita. Contribuisce anche alla creazione di un processo personale di cambiamento molto significativo.

I cinque pilastri del PTGI sono:

  • Desiderio di essere aperti a nuove opportunità che non erano possibili o presenti in precedenza.
  • Maggior senso di connessione con gli altri, riflesso, di solito, nell’aumento dell’empatia con la sofferenza altrui.
  • Maggior senso di autosufficienza: se quell’evento in particolare è stato superato, significa che è possibile superare qualsiasi cosa.
  • Incremento della gratitudine per la vita in generale e apprezzamento delle cose che prima venivano date per scontate.
  • Approfondimento delle connessioni spirituali, cosa può anche includere un cambiamento delle fede o una ridefinizione della stessa.

Cause della crescita post-traumatica dopo l’episodio di dolore

La crescita post-traumatica nasce durante i tentativi di adattamento a nuclei altamente negativi, i quali possono dare vita ad una forte angoscia psicologica. Si tratta di realtà, come le grandi crisi personali, che tendono a generare sgradevoli reazioni psicologiche.

La crescita post-traumatica non è una conseguenza diretta del trauma, ma è una lotta che l’individuo  intrattiene con la nuova realtà, segnata dalle tracce dello schock. Alcune di queste sono cruciali per determinare il grado della crescita post-traumatica.

Ci sono alcuni fattori che possono essere indizi di crescita post-traumatica e che sono associati alla crescita di adattamento dopo l’esposizione al trauma. In questo senso, è stato dimostrato che la spiritualità è fortemente legata alla crescita post-traumatica. Di fatto, molte delle credenze più intrinsecamente spirituali sono il risultato dell’esposizione al trauma.

Il supporto sociale si è rivelato essere un ammortizzatore per la malattia mentale e la risposta allo stress. Durante la crescita post-traumatica, non solo si ottiene un alto livello di supporto sociale, ma esistono anche prove neurobiologiche che esso modula una possibile risposta patologica alla tensione.

È stato anche scoperto che, nel corso della crescita post-traumatica, la capacità di accettare situazioni che non possono essere cambiate è fondamentale per l’adattamento. Gli esperti sono giunti alla conclusione che un accordo con la realtà è un segnale importante di crescita post-traumatica.

margherita-che-sboccia

Far emergere il supereroe che c’è in noi

Tutti conosciamo storie di persone che sono diventate più forti e che hanno dato un senso profondo alla loro esistenza dopo una tragedia. Tant’è che su questo fenomeno sono state cucite le figure di grandi eroi, sia reali sia di fantasia.

Ad esempio, se facessimo una lista di supereroi di fantasia, sicuramente in essa apparirebbero Superman, Batman o Spiderman. Batman e Spiderman, così come tanti altri eroi appartenenti al mondo fantastico, sono impegnati in una crociata contro il crimine dopo che le persone a loro più care sono state uccise. Superman rappresenta un altro tipo di tragedia, ma tale personaggio si fa più interessante se parliamo della storia dell’attore che fu tra i primi ad interpretarlo.

Christopher Reeve, l’attore che interpretò il primo film di Superman uscito al cinema, rimase tetraplegico a causa di un incidente a cavallo, tragedia che lo portò persino a considerare il suicidio. Una vera e propria ironia della sorte. Tuttavia, è stato proprio in questo momento che Reeve ha fatto emergere il vero Superman che c’era in lui dato che, con la stessa determinazione del personaggio che interpretava, divenne tra le persone più attive nella lotta e nella difesa degli individui con lesioni al midollo spinale.

Questo è solo un esempio di come un limite serio, una malattia grave o una perdita profonda possano dare luogo ad una rivoluzione interiore. Questo terremoto carico di dolore è la circostanza tragica che poi induce a tirare le fila nella nostra mente. È così che, con la nuova esperienza di vita, possiamo riorganizzare i nostri pensieri e le nostre idee in modo molto più efficace.

Guarda anche