Roxane Gay: quando il cibo cura l’anima

24 Dicembre 2018

Si dice che ci sono circostanze nella vita che ci cambiano per sempre. Quando qualcuno usa il nostro corpo e ci spoglia della nostra intimità, ci fa perdere la nostra identità. È esattamente quello che è successo a Roxane Gay, che iniziò a odiare così tanto se stessa e il suo corpo da rendere il cibo il suo rifugio davanti al dolore di una violenza.

La vita di Roxane Gay cambiò completamente a 12 anni quando venne violentata da un gruppo di uomini. Il suo partner la portò in un bosco e insieme a un gruppo di amici la violentò più volte. Impaurita e con sensi di colpa per aver riposto fiducia nella persona che ingenuamente amava, cominciò a odiarsi e a provare ribrezzo per il suo corpo.

“Nella mia storia di violenza c’è stato un ragazzo. Gli volevo bene. Si chiamava Christopher. In realtà non si chiamava così, però non serve che vi dica il suo vero nome. Christopher e alcuni suoi amici mi violentarono nel bosco, in un capanno da caccia abbandonato, dove nessuno, a parte quei ragazzi, poteva sentire le mie grida.”

-Roxane Gay-

Donna di spalle

Roxane Gay e il cibo come difesa davanti alla violenza

L’odio e la paura di essere violentata di nuovo, la portarono a usare il cibo per curare le ferite della sua anima. Decise di mangiare per annullarsi davanti al mondo. Il cibo si trasformò nella sua arma da difesa e nella sua scappatoia davanti al dolore.

Roxane sapeva che le donne vengono violentate solo perché sono donne. Sapeva che non c’è praticamente niente che una donna possa fare per evitare di essere la vittima di un animale o di animali che credono di essere i padroni del proprio corpo. Non poteva fare nulla tranne una cosa: risultare fisicamente ripugnante, così da non risultare attraente a nessun uomo e, quindi, non essere toccata di nuovo.

“Sapevo che non sarei stata capace di sopportare un’altra violenza, così mangiavo pensando che se il mio corpo fosse diventato ripugnante avrei potuto tenere lontani gli uomini, sarei stata spregevole e conoscevo già quel disprezzo.”

-Roxane Gay-

La sua idea, l’idea che viene inculcata alle donne fin da piccole, è che non devono avere forme morbide. Devono essere magre e snelle per essere belle alla vista e soprattutto per piacere agli uomini della nostra società. Non dimentichiamo che la televisione, le riviste e tutto quello che consumiamo ci manda il messaggio che essere magri è un valore sociale che ci aiuterà a essere accettati e ben voluti.

Arrivò a pesare 261 chili, condizione che la costrinse a mettere un bypass gastrico per restare in vita. Il suo corpo si trasformò in una prigione nella quale rinchiudere l’odio che sentiva per se stessa. Il silenzio davanti alla violenza fu l’inizio di una spirale autodistruttiva che la face cadere nel baratro compulsivo verso il cibo.

Imparare a volersi bene indipendentemente da quello che la società dice del proprio corpo

Attualmente Roxane Gay è una scrittrice importante, cura una rubrica in un giornale, è professoressa universitaria e una femminista. Ha imparato a dare valore al suo corpo così com’è. Adesso sa volersi bene indipendentemente da quello che la società o i mezzi di comunicazione dicono del suo corpo.

“Sono riuscita ad ammettere che mi piaccio nonostante il sospetto che non dovrei piacermi.”

-Roxane Gay-

Persona che stringe un cuore

Nel suo libro Fame, Storia del mio corpo rompe il silenzio e incoraggia le altre donne a fare lo stesso. Roxane ci insegna come ha smesso di odiarsi perché ha imparato che quello che le è successo non è dipeso da lei. Il cibo non domina la sua vita, bensì è lei stessa a dirigere i suoi passi senza lasciare che il suo passato continui a sconvolgerla.

Roxane è una “sopravvissuta”, non si considera una vittima. Raccontando la sua verità, il suo passato e la sua relazione con il suo corpo non cerca pietà. Cerca di fare in modo che il silenzio di chi subisce violenze si rompa e di far capire che bisogna amare se stessi indipendentemente dal proprio aspetto. Ci insegna che anche se nella nostra vita accadono cose terribili, non siamo noi i colpevoli, non siamo i responsabili del nostro destino e l’odio verso noi stessi non è mai la via d’uscita.