Salovey e Mayer e la struttura dell’intelligenza emotiva

18 Febbraio 2019
Il concetto di intelligenza emotiva è stato proposto negli anni '90 dagli psicologi Peter Salovey e John D. Mayer

Negli ultimi anni, il tema dell’intelligenza emotiva ha catturato l’attenzione di un pubblico sempre più ampio, interessato soprattutto a gestire meglio le proprie emozioni. Tuttavia, pochi ne conoscono davvero l’origine. Il termine compare per la prima volta nel 1990 in un libro di Salovey e Mayer, i quali illustrano la struttura dell’intelligenza emotiva e la sua azione sul comportamento e sulla mente.

Salovey è docente presso la Yale University, mentre Mayer a quel tempo era un ricercatore post-dottorale. Insieme hanno studiato e pubblicato numerosi articoli sull’argomento. Nonostante questo, la maggior parte della gente attribuisce il termine al suo massimo divulgatore Daniel Goleman, il quale rese popolare il concetto di intelligenza emotiva nel 1994, dopo la pubblicazione del libro intitolato Intelligenza Emotiva, che cos’è e perché può renderci felici.

Il concetto di intelligenza emotiva di Salovey e Mayer è leggermente diverso da quello di Goleman. Per questo motivo è nata un certa confusione sull’attribuzione della teoria originale. In questo articolo ci concentreremo solo sui due autori che gli diedero luce.

 

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Cos’è l’intelligenza emotiva per Salovey e Mayer?

Secondo la definizione contenuta nel loro primo libro, l’intelligenza emotiva è la capacità di elaborare le informazioni in base alle proprie emozioni e a quelle altrui. Inoltre, comprende anche la possibilità di utilizzare queste informazioni come guida per il pensiero e il comportamento.

Le persone con spiccata intelligenza emotiva ascoltano, usano, comprendono e gestiscono le emozioni. D’altronde, queste abilità promuovo funzioni adattive che offrono vantaggi sia a loro che agli altri. Per stabilire se una persona possiede un’elevata intelligenza emotiva, i due autori fanno riferimento a quattro abilità di base:

  • Percepire correttamente, valutare ed esprimere le emozioni proprie e altrui.
  • Ricorrere alle emozioni che favoriscono i processi di pensiero.
  • Comprendere le emozioni, il linguaggio emotivo e i segnali emotivi.
  • Gestire le emozioni al fine di raggiungere gli obiettivi.

In questo modello di intelligenza emotiva, ogni abilità si sviluppa in quattro fasi diverse. Questo processo, tuttavia, non deve per forza avvenire in maniera spontanea. Al contrario, di solito richiede uno sforzo consapevole da parte del soggetto. A breve vedremo le quattro fasi nel dettaglio.

1- Percezione, valutazione ed espressione delle emozioni

La prima abilità dell’intelligenza emotiva secondo Salovey e Mayer è l’identificazione delle proprie emozioni e di quelle altrui. In primo luogo, la persona deve essere in grado di capire ciò che prova. Ciò include le emozioni, ma anche i pensieri, sia quelli derivati ​​che quelli che generati. Successivamente, nella seconda fase, viene acquisita la capacità di fare lo stesso con gli stati esterni. Ad esempio, i sentimenti delle altre persone o quelli espressi attraverso l’arte.

Nella terza fase, la persona acquisisce la capacità di esprimere correttamente le proprie emozioni. Impara quindi anche a esprimerne i bisogni correlati. Nella quarta fase, infine, si ottiene la capacità di distinguere tra espressioni appropriate e inappropriate delle emozioni altrui.

2- Facilitazione emotiva del pensiero

Nella prima fase la persona indirizza i propri pensieri alle informazioni più importanti. Qui, i propri sentimenti non vengono ancora presi in considerazione. Nella seconda fase, al contrario, le emozioni cominciano a essere percepite con sufficiente intensità per poter essere identificabili. Pertanto, il soggetto è in grado di usare le emozioni come aiuto per prendere una decisione.

Secondo Salovey e Meyer, nella terza fase le emozioni potrebbero far fluttuare la persona da uno stato emotivo all’altro, con la possibilità di considerare diversi punti di vista su un argomento. Infine, nella quarta fase, i sentimenti della persona la porterebbero a prendere decisioni migliori e a pensare in modo più creativo.

3- Comprensione e analisi delle emozioni

Per prima cosa, si acquisisce la capacità di distinguere un’emozione dall’altra e di usare le parole adatte per descriverle. Poi questa abilità fa un ulteriore passo avanti, permettendo alla persona di riconoscere la relazione tra le parole e le emozioni.

Nella terza fase, la persona è in grado di interpretare emozioni complesse. Ad esempio, una reazione che mescola disgusto e fascino o paura e sorpresa. Infine, la capacità di rilevare la transizione tra due emozioni come dalla rabbia alla vergogna o dalla sorpresa alla gioia.

Gestione delle emozioni

4- Capacità di gestire le emozioni per raggiungere gli obiettivi

Questa capacità richiede la volontà di non limitare il ruolo che le emozioni possiedono effettivamente. Ciò è più facile da ottenere con le emozioni positive, mentre risulta più difficile con quelle negative. In questa fase andremo oltre, permettendoci di scegliere con quali emozioni identificarci a seconda di quanto siano più o meno utili.

Nel passaggio precedente, la persona ha acquisito la capacità di studiare le emozioni in relazione a se stessa e agli altri in funzione di quanto influenti, ragionevoli o chiare esse siano. Infine, il soggetto è in grado di gestire le proprie emozioni e quelle altrui moderando quelle negative e mantenendo quelle positive.

L’intelligenza emotiva è un’abilità pratica

Il modello di intelligenza emotiva di Salovey e Mayer non coglie, neanche lontanamente, ciò che oggi conosciamo sull’intelligenza emotiva. Tuttavia, ci riporta all’origine del concetto, alle basi, e a ciò che ai suoi tempi è stata un’autentica rivoluzione.

Forse il punto di forza di questo modello è la sua semplicità e la gradualità che ne facilita la comprensione. Un magnifico punto di partenza per immergerci nel meraviglioso mondo delle emozioni. Che, volenti o nolenti, è il nostro.