Sentire per imparare davvero

07 agosto, 2020
Bisogna sentire per imparare, interiorizzare le informazioni per farle proprie e poi usarle, emozionarsi per comprendere il mondo.

Affinché un evento lasci un ricordo positivo nella nostra memoria, deve emozionarci. Quando attribuiamo un significato alle circostanze e alle esperienze, rimarranno incise nella nostra memoria, non importa quanti anni passeranno. In poche parole, abbiamo bisogno di sentire per imparare.

Non si tratta solo di memorizzare le informazioni, perché in questo modo corriamo il rischio di non ricordale in seguito. L’importante è interiorizzare tali informazioni, renderle proprie, sarà il modo migliore per servircene in ​​un secondo momento.

Abbiamo bisogno di sentire per imparare, creare un ponte tra ciò che sappiamo e ciò che sentiamo facendo giungere ciò che è di nostro interesse nel profondo. Gli studi neuroscientifici sulle aree cerebrali e le funzioni da esse svolte affermano che “si apprende davvero solo quello che attira l’attenzione o entusiasma, ciò che è diverso e ci porta fuori dalla monotonia”.

Sapere non è importante alla pari di sentire. Se i dati oggettivi sono i semi che in seguito produrranno  la conoscenza, le emozioni e le impressioni, d’altra parte, sono il terreno fertile in cui crescono i semi.

-Rachel Carson-

Bambina che fa una smorfia al parco.

Sentire per imparare da protagonisti

Oggi l’educazione si sviluppa grazie a numerosi studi che suggeriscono metodi di insegnamento innovativi. Sono sempre più ricercati il dinamismo, il movimento, l’apprendimento nella natura, il contatto sociale da sviluppare in classe e l’apprendimento tramite nuovi strumenti come la musica e la consapevolezza.

L’apprendimento diventa un passo importante per crescere, non solo in campo educativo, ma anche personale. Dobbiamo collegare fra loro le nostre emozioni e scoprire che il mondo esterno non esiste oggettivamente, bensì perché gli diamo un senso. Dobbiamo sentire per imparare.

L’apprendimento vivo, capace di suscitare interesse e accendere la curiosità, ciò aiuta a passare il tempo, ci fa cercare delle risposte per creare nuove soluzioni, ci propone delle sfide, ci stimola a superare noi stessi; è in grado di dare significato all’acquisizione di conoscenza. Solo essendo protagonisti del processo di apprendimento lasceremo il segno: essendo protagonisti del processo.

«Dimmelo e me lo dimentico, insegnamelo e lo ricordo, coinvolgimi e lo imparo.»

-Benjamin Franklin-

Persona che immerge una foglia in acqua.

Impariamo solo a scuola?

Quando diamo la giusta importanza alle emozioni, ci assicuriamo che l’apprendimento non avvenga solo in classe, bensì che si espanda in tutte le aree della nostra vita. I bambini non devono acquisire in modo passivo, ma adattare le loro esperienze per registrarle e imparare da esse.

Impariamo ogni giorno, ogni minuto, in ogni esperienza. Tutto ciò che ci circonda ci offre qualcosa, se sappiamo come catturarne l’essenza e farla nostra. Sentire per imparare sarà il nostro strumento migliore per creare qualcosa di significativo in noi. La conoscenza è importante, ma deve andare di pari passo con l’universo emotivo, perché non siamo o un cervello o un cuore, bensì il prodotto della loro unione. Entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro e si sostengono a vicenda per dare senso alle nostre vite.

Uno studio del 2010 dell’Università del Massachusetts ha mostrato che gli studenti trattati come semplici destinatari passivi non riuscivano a interiorizzare le informazioni allo stesso modo di quando si emozionavano. Sentire per imparare è una sfida, perché dobbiamo trasmettere le informazioni in modo da catturare l’attenzione altrui. Una sfida dell’insegnamento: far emozionare gli altri mentre imparano.