Sentirsi sempre offesi: che fare?

21 ottobre, 2020
Reagire in modo sproporzionato alle parole o ai gesti altrui. Quando ci sentiamo offesi, il cervello primitivo assume il controllo. Cosa possiamo fare per recuperarlo?

Alcune persone tendono a offendersi con estrema facilità. Ma a chiunque può capitare di reagire in modo sproporzionato a una parola o un gesto che, ripensati a mente fredda, non erano così importanti. Allora, cosa porta a sentirsi sempre offesi? Da dove nasce questa risorsa interiore che ci fa “saltare alla gola del nostro nemico” senza un vero motivo?

In alcune situazioni la nostra capacità di giudizio si offusca e il cervello più primitivo, o emotivo, afferra le redini. Se facendo uso della logica arriviamo a capire di aver ecceduto nell’interpretazione dei fatti, perché non riusciamo a controllarci fin da subito?

La tendenza a sentirsi offesi può essere fonte di un’intensa sofferenza. Ci dà la percezione che la volontà altrui sia ferirci, umiliarci o sminuirci; questa convinzione ci mantiene in un costante stato di allerta. Questa estrema suscettibilità si ripercuote anche sulle nostre relazioni, le rende tese, le incrina, le fa diventare causa di sofferenza per tutte le persone coinvolte. Si può fare qualcosa al riguardo?

Donna triste con mano sui capelli.

Perché ci offendiamo?

Non si tratta di permettere agli altri di mancarci di rispetto o di ferirci. Esistono certamente situazioni in cui l’insulto o l’aggressione sono chiari ed è sano e ragionevole sentirsi offesi o difendere la nostra integrità. In molti altri casi, però, si tratta di un meccanismo di percezione erroneo ed è qui che dobbiamo intervenire.

Fattori principali

È importante capire quali variabili regolano una suscettibilità molto marcata.

  • Ferite dell’infanzia. Nei primi anni di vita, viviamo situazioni che ci segnano. Sono le esperienze di cui parla Lise Bourbeau nel suo libro Le cinque ferite e come guarirle. In seguito, una volta adulti, quando qualcuno tocca questa ferita aperta, il ricordo del dolore riaffiora e ingigantisce l’accaduto. Non ci offendono tanto le parole dell’altro, ma ciò che sono state capaci di risvegliare nella nostra memoria.
  • Bassa autostima. Ci sentiamo più facilmente offesi se la nostra autostima non è solida. Guidati dal nostro senso di inferiorità, cerchiamo con tutti i mezzi di non farci percepire tali dagli altri.  A tale scopo, eleviamo un’immagine, una falsa e fragile autostima che non consentiamo a nessuno di attaccare, anche in minima parte. Altrimenti resteremmo esposti.
  • Rigidità. Può capitare spesso che caratteristiche come la poca flessibilità cognitiva o il pensiero dicotomico porti a sentirsi offesi. Chi pensa che gli altri debbano essere o comportarsi in un certo modo potrebbe interpretare negativamente un gesto o un commento che deluda questa aspettativa. Una battuta viene considerata un’offesa se non riusciamo a reagire con umorismo.
  • Abitudine. Ripetere un comportamento o uno schema di pensiero ne facilita la ripetizione. Reiterare rafforza le connessioni neurali associate, rendendo alcune reazioni automatiche. Questo spiega perché alcune persone tendono a sentirsi offese: non riescono a trovare altre strategie cognitive per interpretare i fatti.
Donna offesa viene consolata dal partner.

Sentirsi sempre offesi, che possiamo fare?

Il primo passo è comprendere che nessuno ci offende, siamo noi che decidiamo di offenderci. Non abbiamo il controllo sulle parole o sul comportamento altrui, l’unica libertà che abbiamo è decidere come reagire. Per questo motivo, dobbiamo abituarci a non scattare come una molla, a lavorare su noi stessi, scegliendo di non sentirci offesi.

Se gli attacchi sono chiaramente maliziosi, ricorrete alla comunicazione assertiva. Difendete i vostri diritti o abbandonate quel legame, ma analizzate sempre la veridicità della vostra interpretazione. Spesso guardiamo la realtà attraverso gli occhiali delle nostre ferite e delle nostre carenze.

A questo scopo, liberatevi dall’abitudine di sentirvi offesi; abituate la mente a cercare e a usare altri percorsi cognitivi. Domandate, non fate supposizioni. In molte occasioni, essere permalosi ci induce ad aspettarci il peggio dagli altri, a dare per scontate intenzioni cattive che in realtà non esistono.

Dare un’interpretazione più flessibile delle parole o dei gesti di chi interagisce con noi eviterà molti conflitti. Migliorerà le nostre relazioni e il nostro mondo interiore. A volte sentirci in pace è più sano che avere ragione.

  • Bourbeau, L. (2011). Las cinco heridas que impiden ser uno mismo. OB STARE.
  • Aguilar-Morales, J. E., & Vargas-Mendoza, J. E. (2010). Comunicación asertiva. Network de Psicología Organizacional. México: Asociación Oaxaqueña de Psicología AC.