Sindrome da burnout: surriscaldamento sul lavoro

5 febbraio 2018 in Curiosità 385 Condivisi
Uomo con sindrome da burnout

La sindrome da burnout viene definita come la sensazione di disagio causata da uno sforzo eccessivo relazionato con il lavoro. Questo disagio nella persona di solito è il risultato diretto di uno stress molto intenso e/o prolungato, cosicché questa pressione finisce per superare le sue risorse (difese psicologiche) per poter essere affrontato. L’incidenza è più alta nei lavori di sostegno o di aiuto (medici, infermieri, psicologi, ecc.).

La persona interessata può mostrare la sindrome da burnout in modi diversi. In questo senso, uno dei sintomi più visibili sarebbe la demotivazione, la quale provoca una diminuzione della qualità e quantità degli aiuti. Potremmo dire che è considerato uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato dal continuo ed eccessivo coinvolgimento in situazioni emotivamente molto impegnative.

Maslach, una delle autrici più importanti in questo campo, la definisce una sindrome caratterizzata da “fatica emotiva che causa la perdita di motivazione alla quale spesso seguono sentimenti di inadeguatezza e fallimento“.

Uomo stressato per via del suo lavoro

I tre assi su cui si articola la sindrome da burnout

I tre pilastri su cui si articola la sindrome da burnout sono:

  • Stanchezza e spossatezza emotiva: la persona ha la sensazione di non essere in grado di offrire più aiuto o supporto di qualità al paziente o al familiare, cosa che spesso la fa sentire impotente. Il professionista non può più dedicare tutto se stesso agli altri, si sente stanco e affaticato mentalmente, e molto spesso anche fisicamente.
  • Spersonalizzazione nel trattamento: a causa del processo di cui sopra, il professionista assume una sorta di indifferenza. Si mostra più distante con il paziente o il familiare, di conseguenza non compie il suo lavoro come dovrebbe o come lo farebbe in condizioni ottimali.
  • Sentimenti di fallimento a causa della mancanza di realizzazione personale e/o professionale: a lungo termine, questo fa sì che il lavoro non dia tanta soddisfazione quanto prima e che il professionista inizi a sperimentare sentimenti di fallimento o inadempimento. Sorgono frustrazione – quell’impotenza di cui abbiamo parlato nel primo punto -, bassa autostima e delusione verso la realizzazione professionale.

Si tratta di una catena o di un processo che non segue lo stesso ordine in tutti i professionisti e la cui evoluzione non è sempre graduale. Di solito si verifica una “escalation dei sintomi”, in modo che il primo sintomo, a meno che non ci sia un intervento, lascia spazio a tutti i successivi.

Questo non significa che tutti i professionisti coinvolti in reti di sostegno, che lavorano a stretto contatto con la morte o la malattia debbano avere un esaurimento. Alcuni professionisti escono fortificati dal lavoro con pazienti che ricevono cure palliative o antitumorali. Che la bilancia penda verso un lato o verso l’altro dipenderà molto dalle risorse a disposizione per affrontare la situazione e dalla capacità del soggetto di regolare le proprie emozioni.

“Essere vicino alla morte insegna a vivere.”
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Affrontare la sindrome da burnout

Ci sono alcuni elementi (esperienze, persone, situazioni, ecc.) che non possiamo cambiare o sulle quali non abbiamo un controllo assoluto. Avvenimenti che vorremmo fossero in altro modo, che ci sembrano ingiusti, che non dovrebbero essere così.

Ma sono proprio così, non ci si può fare nulla. In questo senso, per prenderci cura di noi stessi, è utile distinguere tra ciò che può e ciò che non può essere fatto; tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Questo ci proteggerà dal senso di impotenza, frustrazione, colpa e rabbia.

È importante accettare che:

  • Siamo responsabili di ciò che facciamo, non colpevoli. Si può sempre scegliere come reagire a quello che è successo.
  • Tutti abbiamo dei limiti e abbiamo bisogno di rapporti affettivi con noi stessi e con gli altri.
  • Il dolore e la sofferenza ci colpiscono: è normale, siamo persone. Questo ci aiuterà a scoprire di più noi stessi.
  • Le emozioni hanno le proprie norme e difficilmente si sottomettono ai dettami della ragione. Le cose stanno così, anche se si è un professionista sanitario.

Ragazza stressata per il suo lavoro

Rimedi efficaci contro la sindrome da burnout

Per il trattamento del burnout sono comunemente utilizzati due risorse psicologiche con effetti terapeutici molto potenti. Ci riferiamo all’accettazione e alla compassione. Entrambe cercano di allentare la tensione e mantenere alte la motivazione e la volontà di indirizzare le nostre energie in modo proattivo. A questo proposito, la proattività consiste nel prendere decisioni per sé stessi, farsi carico di ciò che si fa senza giustificarsi.

In questo modo l’accettazione e la compassione ci permettono di porci degli obiettivi realistici e realizzabili, e ci guidano affinché ci sia possibile raggiungerli. Si tratta di concentrarsi su ciò che si vuole, non su ciò che si teme. È importante cercare informazioni appropriate e investire nella formazione di qualità. Ad esempio, formarsi in tecniche come la mindfulness, che si basa sulla piena attenzione sul momento presente.

Anche le procedure di autoregolamentazione stanno diventando molto importanti in questo campo. Con procedure di autoregolamentazione ci si riferisce a quelle strategie che ci permettono di controllare il nostro comportamento (emotivo, cognitivo e motorio) per ottenere un adattamento alla situazione e alle circostanze che la caratterizzano.

In breve, l’approccio generale alla base è semplice: recuperare il controllo sulle scelte personali importanti (come lo è dedicarsi ad aiutare gli altri) che permettono di eseguire il compito scelto in modo più efficace e con il minor costo emotivo possibile.

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