Sindrome di Procuste: spero ti vada bene, ma non meglio che a me

· 20 settembre 2017

La sindrome di Procuste fa riferimento a tutte quelle persone che sminuiscono chi li supera per talento e capacità. Cosa ancora peggiore, non si fanno scrupoli a discriminarli o persino a tormentarli. Si tratta di individui che non avanzano e non lasciano avanzare neanche agli altri. Personalità frustrate o con un’autostima spropositata che popolano molti dei contesti nei quali ci muoviamo.

Molto probabilmente, in questo preciso istante, a molti di noi verrà in mente più di un nome, più di una persona. Occorre anche dire che tale caricatura -dalle innumerevoli sfumature reali, purtroppo- ha ispirato molteplici trame letterarie e cinematografiche, ed è comprensibile. È, per così dire, il classico antagonista che troviamo in qualunque scenario accademico, lavorativo e persino familiare, e supera di gran lunga colui che comunemente definiremmo “arrivista”.

Allo stesso modo, è interessante sapere che, sebbene la sindrome di Procuste non sia presente in nessun manuale diagnostico né abbia alcuna entità clinica, ricalca alla perfezione ciò che gli psicologi riconoscono come “competitività negativa”. In altre parole, liberarsi con ostilità dei più brillanti e boicottare il più preparato per semplice intolleranza e puro egoismo. Perché per questi soggetti nulla è peggio che vedersi superare dagli altri, in nessun aspetto per quanto possa essere irrilevante.

Il mito di Procuste

Nonostante il mito di Procuste non sia molto conosciuto, occorre dire che è senza dubbio uno dei più lugubri e terribili. La mitologia greca narra che questo personaggio era un locandiere che gestiva una taverna fra le colline di Attica. Lì, offriva alloggio ai viandanti. Tuttavia, dietro quella barba e quel tetto amichevole che promettevano riposo e comodità, si nascondeva un macabro segreto.

Procuste possedeva un letto dove invitava tutti i viaggiatori a coricarsi. Durante la notte, quando i malcapitati dormivano, ne approfittava per imbavagliarli e legarli. Se la vittima era più alta e piedi, mani e testa le sporgevano dal letto, procedeva a tagliarli. Se la persona era più bassa, la stirava, rompendole le ossa per far quadrare le misure.

Questo personaggio oscuro perpetrò le sue azioni macabre per anni, finché non giunse un uomo molto speciale: Teseo. Come sappiamo già, questo eroe aveva acquisito fama per aver affrontato il Minotauro dell’isola di Creta e per esser diventato in seguito il re di Atene. Si narra che, quando Teseo scoprì ciò che quel sadico faceva di notte, decise di sottoporre Procuste allo stesso supplizio che imponeva a tutte le sue vittime.

Da allora, si è diffuso un avvertimento a titolo di proverbio che recita quanto segue: “Fa’ attenzione, ci sono persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci pensano due volte a metterti sul letto di Procuste”

Come si comportano le persone con la sindrome di Procuste?

È ovvio che nella nostra quotidianità a nessuno è concesso applicare la violenza del Procuste del mito greco, bensì un’aggressività celata che troppo spesso viviamo in ambito sportivo, politico o lavorativo. Sappiamo tutti che i ruoli di maggiore importanza in un’organizzazione non sempre vengono rivestiti dai più capaci né dai più preparati.

Quando arriva una persona brillante, intraprendente, creativa e in grado di superarli in più di un aspetto, non esitano a escogitare mille stratagemmi e vili sotterfugi per annullarla, umiliarla e relegarla nell’angolo dell’indifferenza dove smetta di essere “un rischio”. Una minaccia capace di abbattere il loro piccolo mondo di incompetenza e mediocrità.

Caratteristiche delle persone con la sindrome di Procuste

  • Sono persone che vivono in un perenne stato di frustrazione e contano su uno scarso senso di controllo.
  • Possono avere un’autostima molto bassa oppure, al contrario, esagerata e smisurata.
  • Sono molto sensibili a livello emotivo: prendono come un grave affronto qualsiasi situazione nella quale devono confrontarsi con le capacità o abilità altrui.
  • Allo stesso modo, sono soliti “venderci” l’idea di essere molto empatici, di dare valore al lavoro di squadra… Tuttavia, ciò che imprime le loro parole è un autentico egocentrismo e un modo di pensare rigido ed estremamente ostile.
  • Vogliono accaparrarsi tutti gli incarichi. Il loro livello di competitività ha un unico obiettivo: eccellere rispetto agli altri.
  • Temono il cambiamento, cosa senza dubbio molto diffusa nelle imprese guidate da leader tradizionali e per niente intraprendenti, che reputano qualsiasi piccola modifica una grande minaccia.
  • Traggono conclusioni irrazionali. Se, ad esempio, compiamo un’azione che può apportare dei benefici all’azienda, loro la vedranno come un errore, un’ingenuità o un’idea priva di qualsiasi valore.
La persona con sindrome di Procuste usa tutte le sue energie per limitare le capacità altrui: distrugge i sogni, sottrae le speranze, è un manipolatore psicologico e un maestro di aggressività velata.
Per ultimo, ma non meno importante, occorre dire anche che non ci pensano due volte a manipolare terzi e a sfruttare la loro complicità per “fare fuori” colui che spicca.

Dobbiamo uscire dalle gabbie costruite dalle persone affette dalla sindrome di Procuste

Quando ci ritroviamo circondati da persone complicate, con determinati disturbi, condotte e comportamenti che consideriamo nocivi, quasi sempre ci viene detto di “imparare prima a comprenderle e poi a gestirle”.

“Il talento è una dote naturale. Nei giocatori di talento a volte non scarseggia l’intelligenza, bensì la costanza”.

-Doris Lessing-

In questo caso, e quando parliamo di individui che incarnano il livello più tossico e minaccioso della sindrome di Procuste, la cosa migliore da fare è prenderne le distanze. Non possiamo dimenticare che il talento non va d’accordo con la minaccia né col potere più rigido e nocivo.

La “competitività negativa” supera di gran lunga la semplice competizione. Quando si trasforma in attacco, quando abbiamo un dirigente o persino un familiare che ci boicotta costantemente per umiliarci o annullarci, è necessario prendere l’iniziativa e chiudere tale porta. A volte è proprio questo il momento in cui ci conviene avanzare per cercare contesti che ci permettano di realizzarci al massimo, in modo coerente col nostro talento.

Occorre ricordare anche che, nonostante la nostra quotidianità brulichi di miti di Procuste, in nessun caso dobbiamo piegarci ad essi. Siamo nati tutti per eccellere in qualcosa, rafforziamo tale abilità e troviamo il contesto più adeguato per approfittare al meglio delle opportunità!