Sarò sempre l’eroe della mia storia, non la vittima

· 26 novembre 2016

Arriva sempre quel momento nel quale, finalmente, decidiamo di fare il grande passo. Nel quale decidiamo di essere i protagonisti e non le vittime, nel quale diamo una svolta allo spettacolo che è la nostra vita per disegnare, con coraggio e audacia, la nostra realtà: lì dove non c’è spazio per le umiliazioni, né per i ricatti, né per le offese.

In molte occasioni, la parola “vittima” implica una connotazione poco rispettosa. C’è chi definisce questo profilo come una persona caratterizzata da un atteggiamento passivo che si limita a dare la colpa agli altri di ciò che le accade o che lei stessa fa accadere. Nonostante ciò, il “vittimismo” non ha niente a che vedere con le “vere vittime”. Si tratta di due aspetti completamente opposti che bisogna saper distinguere, con rispetto e con la giusta sensibilità.

“La pace interiore inizia quando decidi di non permettere agli altri o agli eventi di controllare le tue emozioni”

-Proverbio Orientale-

Molti di noi sono state vittime di una persona o di una certa circostanza in un momento preciso della loro vita. Le ingiustizie esistono nella sfera pubblica ma, soprattutto, negli spazi privati. Non importa quanto siamo rispettosi, se siamo solo dei bambini, se abbiamo un alto status sociale o se portiamo sulle spalle un grosso bagaglio di esperienze.

La vita colpisce quando vuole. E, per un po’, lo saremo: vittime di un inganno, di un incidente, dell’ipocrisia, di una cattiva reazione, delle nostre stesse decisioni o di qualsiasi nuvola scura che decide di piantarsi proprio sopra ai nostri cuori.

Non sempre ci è possibile controllare i fili del destino. Nonostante ciò, è in nostro potere scegliere la miglior risposta per lasciarsi alle spalle la vittima e diventare l’eroe o l’eroina della nostra stessa storia.

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“L’Io” separato che costruisce la vittima

Una vittima non sempre sceglie la propria posizione e non sempre la sua volontà basta per farla uscire da quella prigione personale e psicologica. Vediamo un esempio per capire meglio questo concetto. Elena (un nome inventato) ha 18 anni e sogna di iniziare a studiare Legge a Bucarest, in Romania. Nonostante ciò, a causa di problemi economici, e soprattutto familiari, sa già che sarà molto difficile. Un giorno, questa situazione così complessa la spinge ad accettare un’offerta di lavoro.

Vede un annuncio nel quale si cercano domestiche in Spagna. Il salario è buono e, se riesce a risparmiare abbastanza, dopo un po’ potrà iniziare i suoi studi. Senza pensarci due volte, decide di fare questo passo. Nonostante ciò, quella decisione che, all’inizio, era un puro atto di coraggio, dopo qualche giorno si trasforma nella peggiore scelta della sua vita.

Elena diventa l’ennesima vittima della tratta di persone. Quando arriva in Spagna, si rende conto di non avere altra scelta se non quella di prostituirsi per finire di pagare il suo viaggio. In questo modo, finisce per sentire la mancanza della sua terra dai sogni modesti e dalle realtà altrettanto ingiuste, come quelle che esistono nel paese in cui è arrivata.

Quando, finalmente, un’organizzazione sociale la aiuta ad allontanarsi da questo mondo, Elena continua comunque ad essere una vittima. Lo è per un motivo molto semplice: ha costruito un “Io” separato nel quale ora si identifica. Questa identità non si fida più delle persone, si dà la colpa per ciò che è successo e sente di non avere controllo su nulla, su niente di tutto ciò che la circonda.

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È talmente condizionata che, ormai, non ha alcun presente, né concepisce l’idea di un futuro. L’identità della vittima si è impossessata di tutto ciò che, un tempo, era Elena. Nonostante ciò, Elena può “ricostruirsi” per tornare a essere se stessa. Per essere la persona che desidera essere.

Riparare identità, guarire ferite e diventare eroi

La storia che vi abbiamo appena raccontato è un esempio che riflette molte realtà vissute sia da uomini sia da donne ogni giorno. I mediatori ed esperti in questo tipo di processo di ricostruzione personale spiegano che ci troviamo di fronte ad una ferita che non sempre cicatrizza. Nonostante ciò, le vittime possono reintegrare quel “Io separato” con la propria identità, nel momento in cui trovano uno scopo nella vita. Un’alternativa, un senso.

Puoi essere ciò che vuoi. Puoi essere la persona che ti riproponi di essere, spiegano loro. Tuttavia, per riuscire a diventare eroi o eroine, è necessario mettere da parte l’identità da vittima. Infrangere i condizionamenti e riemergere con un forte proposito: ricominciare a essere felici.

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Strategie per andare avanti mettendo da parte l’identità da vittima

Tutti hanno affrontato o stanno affrontando circostanze personali che li hanno fatti precipitare in quella situazione di vulnerabilità. L’ultima cosa che dobbiamo fare è dare loro la colpa o rivolgerci a loro con frasi tipo “se l’è cercato quando ha iniziato quella relazione” o “ti succedono sempre cose del genere perché non hai carattere”.

  • Una vittima non sceglie di esserlo. Una vittima non lotta solo per fuggire da un fattore esterno che le provoca dolore, ma conduce anche una battaglia interna nella quale la propria autostima è a pezzi.
  • Le persone che sono state ferite non possono, da un giorno all’altro, riemergere dai propri abissi personali. Si tratta di un processo lento, frammentato e delicato di ricostruzione dell’identità, nel quale hanno bisogno di ritrovare la fiducia. La fiducia in se stesse e la fiducia nell’ambiente che le circonda.
  • Chi è vittima di una certa circostanza, indipendentemente da quale sia, ha in testa l’idea che non ci sia una via d’uscita. Nel momento in cui abbandona questo atteggiamento ed intraprende un processo di accompagnamento e sostegno autentico ed intimo, allora quella vittima capirà che esistono strade alternative. Altre opzioni che potrebbero cambiare la sua realtà.

Per concludere, la vita può ferirci quando preferisce, e lo saremo, saremo vittime per un certo periodo di tempo, ma solo finché la nostra forza interiore dirà basta. Solo fino a quando prenderemo le redini e decideremo di diventare gli artefici della nostra realtà per creare nuovi orizzonti indossando i panni di autentici eroi.