Søren Kierkegaard, il padre dell'esistenzialismo

Il lavoro di Søren Kierkegaard è impostato su due direttrici fondamentali che hanno anche definito l'essenza della sua vita: l'amore e la fede
Søren Kierkegaard, il padre dell'esistenzialismo
Valeria Sabater

Scritto e verificato la psicologa Valeria Sabater.

Ultimo aggiornamento: 15 novembre, 2021

Si racconta di Søren Kierkegaard che abbia amato Regine Olsen fino all’ultimo giorno della sua vita. Tuttavia, il suo primo proposito nella vita fu di dedicarsi, anima e corpo, allo studio della filosofia e della fede cristiana. Il teologo e filosofo danese ha sempre affrontato il peso di quest’angoscia, la sofferenza di non essere mai stato del tutto in grado di prendere le distanze dai propri sentimenti. Ma è anche grazie a questa dicotomia che è stato capace di elaborare quella che è diventata la sua eredità filosofica.

Il suo pensiero si basa sul punto di vista della fede. Sull’idea che solo attraverso questa dimensione religiosa sia possibile raggiungere la salvezza e ritrovare l’equilibrio nei momenti di disperazione. Questa prospettiva fu, a sua volta, una reazione all’idealismo di Friedrich Hegel. Ciononostante, il filosofo divenne celebre anche per le sue posizioni critiche nei confronti di quelle istituzioni religiose che agivano, a suo modo di vedere, con ipocrisia.

Alcune delle sue opere come Timore e tremore, Briciole di filosofia o Il diario del seduttore sono utili per capire il dualismo che condizionò tutta la sua vita. Amore, sofferenza e una passione inconciliabili con il bisogno di consacrarsi alla teologia hanno segnato, giorno dopo giorno, la vita tumultuosa di una delle figure più rilevanti e interessanti della storia della filosofia.

Così, mentre la chiesa danese proponeva la visione di un Dio razionale, che premia le opere buone, il Dio di Søren Kierkegaard non vuole devozione, ma risponde solo al timore. La sua filosofia ha posto le basi dell’esistenzialismo del XX secolo. Ha evidenziato, come nessun altro, la soggettività umana e l’individualità del singolo contrapposto alla massa. Ha ispirato pensatori come Jean-Peal Sartre, Friedrich Nietszche e Albert Camus.

“La mia vita è purtroppo fatta al congiuntivo: fa’, o mio Dio, ch’io abbia una forza indicativa!”

-S. Kierkegaard-

Søren Kierkegaard

Biografia di Søren Kierkegaard

Søren Kierkegaard nacque in una famiglia benestante di Copenaghen nel 1813. Suo padre, Michael Pedersen Kierkegaard, era un commerciante di origini contadine proveniente dallo Jutland con un forte senso religioso. Sua madre, Anne Sorensdatter Lund Kierkegaard, era una delle cameriere della casa quando rimase incinta, fatto per il quale Michael Kierkegaard visse per tutta la vita nell’angoscia del peccato.

Il giovane Søren frequentò la Scuola della Virtù Civica e, in seguito, si iscrisse alla facoltà di teologia dell’Università di Copenaghen per seguire la volontà del padre. Bisogna comunque sottolineare che il giovane aveva sempre mostrato uno spiccato interesse per la filosofia e la letteratura. Un altro degli eventi cardine della sua giovinezza fu l’incontro con la quindicenne Regine Olsen, che promise di sposare una volta terminati gli studi.

Tuttavia, quando il padre morì nel 1838, Søren formulò una promessa diversa: si sarebbe fatto pastore, consacrando la sua vita a Dio e allo studio. Il peso di quel vincolo fu l’ancora che fece arenare irrimediabilmente la sua vita sentimentale. Rotto il fidanzamento con Regine, le fece restituire l’anello e poco dopo si trasferì a Berlino.

I successivi 10 anni sarebbero stati i più produttivi nella vita del giovane teologo. I lavori ai quali diede la luce in quel periodo sono indubbiamente tra i più famosi e significativi nella storia della letteratura.

Amore, colpa e sofferenza

Nel 1943 pubblicò sei opere. Una di queste è Timore e tremore, dove elabora un argomento che ripresenterà nella maggior parte dei suoi lavori: l’amore per Regine. Nello scritto si abbandona al senso di colpa e al dolore che si scontrano con il devoto senso di obbedienza alla religione. Proprio in quello stesso anno, di ritorno a Copenaghen, scoprì infatti che la giovane donna aveva appena sposato Fritz Schegel.

Sfumò così ogni possibilità per i due di riunirsi. Quel sentimento che lui stesso aveva frenato, ora gli si poneva davanti nella forma di una realtà ancora più dolorosa e insondabile. I mesi seguenti si dimostrarono, però, forse proprio per questo motivo, ancora più fruttuosi da un punto di vista letterario e filosofico.

Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich

Prendiamo per esempio le opere incentrate sulla critica alle teorie di Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Libri come Briciole filosofiche, Il concetto dell’angoscia e Stadi sul cammino della vita mettono in luce quei pensieri e quelle realtà emotive che si ritrova a vivere qualsiasi persona di fronte alle avversità. Sentimenti di cui egli stesso, più di una volta, aveva avuto esperienza diretta.

Søren e suo fratello Peter erano rimasti, infatti, gli unici sopravvissuti in una famiglia messa in ginocchio da una terribile sequenza di tragedie. Il padre li convinse, a poco a poco, di essere vittima di una maledizione, scaturita dall’ombra del peccato che gravava su di loro e che erano condannati a una morte prematura. Purtroppo la “profezia” si avverò in buona parte. Perché, sebbene più fortunato dei fratelli che lo avevano preceduto, anche Søren morì giovane, all’età di 42 anni.

La causa del decesso non fu mai resa nota. Era risaputo che soffrisse di una qualche forma di invalidità, e che la sua salute era sempre stata cagionevole. Tuttavia, le difficoltà che ebbe in vita non gli impedirono di lasciarci un retaggio letterario e filosofico dal valore inestimabile. Un dettaglio interessante da notare intorno alla sua morte, inoltre, è che Kierkegaard decise, nonostante tutto, di includere Regina nel suo testamento.

L’eredità di Søren Kierkegaard

William James era solito citare una delle frasi più celebri di Kierkegaard: “La vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti . Il giovane danese fu il filosofo e il teologo della soggettività. Anche se a prima vista potrebbe sembrare che ogni sua opera sia impregnata di un certo fatalismo e di una forte negatività, non si può certo ridurre il suo pensiero solo a questo.

Kierkegaard sapeva che vivere è saper scegliere. Sosteneva che, attraverso ogni decisione, la nostra esistenza viene plasmata, definendo chi siamo e cosa ci lasciamo alle spalle. Si sforzò anche di far comprendere alle persone il senso dell’angoscia e della sofferenza. L’esperienza del dolore è infatti imprescindibile per ogni essere umano, e l’unico modo per alleviarlo è, nella sua visione, facendo appello alla fede.

Frasi scritte a penna

Lo scrittore dai mille pseudonimi

Nel corso della sua vita, Søren Kierkegaard firmò le sue opere utilizzando diversi pseudonimi come Victor Eremita, Johannes de Silentio, Anti-Climacus, Hilarante Bookbinder o Vigilius Haufniensis. Non si trattava di un vezzo autoriale, ma di una scelta con uno scopo ben preciso: quello di rappresentare diversi modi di pensare.

Questa pratica delineava ciò che egli chiamava “comunicazione indiretta”. Tale abitudine gli permise di esplorare molteplici punti di vista diversi dai suoi e di arrivare così al lettore in una maniera più ricca e profonda. Allo stesso tempo, un altro degli scopi del filosofo era quello di insegnare come la vita di una persona potesse essere condotta su piani differenti, tre distinti tipi di esistenza:

  • La prima sfera è quella estetica. Un piano nel quale l’esistenza è improntata sul piacere, sull’edonismo o, addirittura, sul nichilismo.
  • La sfera etica, al contrario, caratterizza un’esistenza in cui l’individuo è capace di assumersi le proprie responsabilità. Al suo interno trova posto la distinzione tra “bene e male”, e si può essere coerenti con tali principi.
  • La sfera religiosa era ritenuta la più alta da Kierkegaard. In essa, l’essere umano instaura una relazione personale con Dio, grazie alla quale è in grado di perseguire obiettivi più nobili.

Filosofo dell’angoscia, filosofo dell’autoironia

Figure come Albert Camus non hanno esitato a definire Søren Kierkegaard come il filosofo dell’autoironia. Fu teologo, e difese la fede sopra ogni altra cosa, ma non esitò mai, per questo, a schierarsi contro la chiesa danese. Fu costretto da giovane a respingere l’amore della sua vita, ma il suo sentimento non si indebolì mai, e fece della sua Regine la musa assoluta di gran parte delle sue opere.

Senza contare che, pur esaltando la necessità di coltivare uno spirito religioso, egli stesso condusse la propria vita in una sfera di esistenza a metà tra l’estetica e l’etica.

Un’altra caratteristica che lo contraddistinse fu l’attaccamento a quell’idea che avrebbe segnato l’opera di altri grandi scrittori come Franz Kafka, Miguel de Unamuno o il filosofo Ludwig Wittgenstein. Parliamo del concetto di angoscia (in danese: begrebet angest). Quel sentimento che, secondo Fernando Savater, non passerà mai di moda. Questo stato d’animo accompagna l’improvvisa presa di coscienza del fatto che davanti a noi si diramano più strade. La consapevolezza di essere liberi, di saltare nel vuoto oppure di fare un passo indietro per cercare altri modi per andare avanti.

Così come ci sono alternative alla sofferenza, bisogna anche capire che questo sentimento ci aiuta a crescere. Per questo gli insegnamenti di Søren Kierkegaard, come è facile intuire, resteranno sempre attuali.


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  • Garff, Joakim (2007) Søren Kierkegaard: A Biography.  Princeton University Press

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