Sottintendere e fare accordi impliciti può essere una pessima idea

· 20 settembre 2017

Non è una buona idea comunicare a metà. Purtroppo, ci sono diversi meccanismi sociali e culturali che ci incitano a mandare messaggi incompleti, come gli accordi impliciti o le frasi sottintese. La parola ed il modo in cui viene usata sono oggetto di regolazione da parte della società. A volte si invocano le buone maniere, altre espressioni di uso quotidiano.

Di tanto in tanto può succedere che le persone non sappiano cosa o come comunicare un concetto per il semplice motivo che non sono chiare nel loro pensiero. Sono casi in cui la comunicazione interna è inesistente e ciò si tramuta in difficoltà di comprensione quando si interagisce con gli altri.

“Parla in modo chiaro; scalpisci ogni parola prima di pronunciarla”
-Oliver Wendell Holmes-

Allo stesso modo, i rapporti di potere influenzano queste equazioni sfortunate. Si suppone ci siano due tipi di persone: quelle alle quali è possibile raccontare tutto e quelle con cui è meglio evitare di esporsi. Quasi tutti i poteri del mondo sostengono il proprio diritto di esigere silenzio. E silenziano. A volte tutto, a volte parte della comunicazione. Tutto ciò crea solo incomprensioni e confusione, dunque non è affatto una buona idea.

Sottintendere, una pessima idea

Si chiamano insinuazioni quegli atti di comunicazione che non sono diretti ma che, nonostante questo, assumono sufficiente chiarezza per una o entrambe le parti e, dunque, non sono necessarie ulteriori spiegazioni. Come quando qualcuno dice “Stanno bussando alla porta”. Ovvio, l’hai sentito e lo sai. Il messaggio tra le righe è “Vai ad aprire”, ma viene inteso dalla frase indiretta.

Anche nelle azioni quotidiane le frasi sottintese possono trasformarsi in malintesi. Continuando con l’esempio precedente, “stanno bussando alla porta” può essere inteso anche in altri modi, a seconda del contesto e della situazione.

Uno dei significati può essere, per esempio, “È ora di smettere di parlare di questo argomento, perché è arrivato qualcuno” oppure può significare “E’ arrivata la persona che stavamo aspettando” o ancora “Attenzione, nessuno avrebbe dovuto bussare alla porta, ma qualcuno lo sta facendo. Sta succedendo qualcosa”.

Gli interlocutori dovrebbero essere in sintonia per interpretare esattamente ciò che l’altro vuole dire quando pronuncia queste frasi imprecise che a suo avviso sono scontate. Tutto ciò sarebbe aneddotico, se non fosse per il fatto che si ricorre anche a questa formula comunicativa anche in situazioni complesse.

Si tratta di un’idea nefasta nel mondo delle richieste e dei desideri. Capita spesso. Vorremmo che l’altra persona faccia qualcosa per noi, ma tu non glielo diciamo. Diamo per scontato che l’altro lo debba sapere. “Come fa a non capire che ho bisogno o desidero questo o quello?”, diciamo a noi stessi. L’aspetto negativo è che gli altri non sempre sono in grado di comprendere e conoscere le nostre circostanze per intuire i nostri pensieri. Ed ecco che si presenta il conflitto.

Accordi impliciti, un’altra pessima idea

Un accordo è essenzialmente un patto tra due o più individui. Ovviamente facciamo dei patti anche con noi stessi, tuttavia ci concentriamo sugli accordi sociali. In un accordo, ciascuna parte si impegna ad agire in un certo modo. Esso è frutto del riconoscimento di tutti i partecipanti e conduce al compimento di un obiettivo comune.

Tuttavia, c’è chi commette l’errore di supporre che esista un accordo senza aver consultato l’altra persona, o persone, e quindi senza confermarlo. Ad esempio, alcuni individui danno per scontato che se agiscono in un determinato modo, tutti gli altri devono faro lo stesso. “Se io non dimentico mai la data del tuo compleanno, tu non devi dimenticare la mia” oppure “Se io metto te al primo posto ancora prima di me, devi farlo anche tu”.

Due o più esseri umani possono raggiungere qualsiasi tipo di accordo. Il problema sorge quando una delle persone coinvolte dà per scontato qualcosa che non è mai stato detto esplicitamente. Come negli esempi fatti, nella maggior parte dei casi il malinteso sorge in termini di corrispondenza, ma comprende anche altre dimensioni a volte più complesse. “Poiché ho sofferto molto nella vita, hai l’obbligo di non generarmi ulteriori difficoltà” o anche “Siccome mi sento superiore a te, non puoi criticarmi”. Nessuna di queste affermazioni vanno bene.

Un’ottima idea è quella di promuovere una comunicazione diretta e chiara. In un modo o nell’altro, veniamo meno a questa forma comunicativa, tuttavia, il rischio si moltiplica quando i messaggi impliciti predominano, latenti o velati. Ecco perché esplicitare i nostri pensieri è una grande idea per cercare di evitare i conflitti.