Stile relazionale superbo

04 ottobre, 2020
I superbi si vantano di ciò che non possiedono e si mettono in mostra ogni volta che ne hanno l'opportunità. Ma alla fine, vengono rifiutati proprio perché pensano solo a se stessi.

A fronte di una bassa autostima, alcune persone tendono ad attribuirsi false virtù personali, ostentano presunti valori e attirano l’attenzione ogni volta che ne hanno occasione. Si tratta di individui che hanno sviluppato uno stile relazionale superbo. In realtà, però, non fanno che sottolineare le loro mancanze.

Il risultato? Vengono respinti, in quanto si trasformano in adulatori di se stessi che non lasciano spazio agli altri. Nelle prossime righe analizzeremo lo stile relazionale superbo.

Lo stile relazionale superbo: una fauna di boriosi

La svalutazione, o bassa autostima, è uno dei grandi mali del genere umano. Godere di buona autostima vuol dire apprezzarsi, amarsi, mettersi al primo posto ed evitare l’egoismo e l’egotismo. Ma anche capire i propri limiti e le proprie capacità.

In altre parole, si tratta di sapere cosa si è in grado di fare e cosa no, conoscere i propri punti di forza, i propri punti deboli e le proprie risorse. In breve, riconoscere se stessi in modo pieno e sincero.

Ebbene, attribuire il giusto valore a se stessi è un processo coinvolge la mente e le emozioni. È un percorso di riflessione che esplora sia le virtù sia i difetti.

Dobbiamo valutarci, dunque riflettere sui valori personali, sentirci importanti per noi stessi e per gli altri. È importante farlo, perché ci consente di offrire il meglio di noi.

Donna che si guarda allo specchio.

La valutazione genuina è quanto di più lontano dalle abitudini della fauna dei boriosi. Questo gruppo si compone di orgogliosi, arroganti, falsi modesti, montati, egotisti, sfacciati, sbruffoni… individui che cercano continuo riconoscimento per difendersi dalla profonda insicurezza provata.

Queste persone mettono in atto forme di interazione che generano diverse reazioni nei vari contesti. Meccanismi che racchiudono disabilità personali, per cui potrebbe essere applicata la seguente equazione: “Dimmi di cosa ti vanti e ti dirò chi sei”.

Si ritengono bravi in tutto, ma ciò non è sinonimo di autostima. Sono egotici, ovvero idolatrano se stessi. Ovviamente, questo comportamento ben si adatta alla pedanteria e all’arroganza, sebbene possa rientrare anche nel comportamento delirante.

Individui prepotenti che manipolano i dialoghi, attribuendosi un finto lustro, e decisamente egoriferiti. Non a caso le loro conversazioni – che sono monologhi – sono ricche di: «perché io …, io una volta…, sai che io…», frasi pronunciate interrompendo l’interlocutore.

Questi soggetti si mostrano onnipotenti, ma non lo sono mai nelle loro azioni, non possiedono le capacità che vantano. Sostengono di saper fare tutto, ma si smentiscono nel momento dell’azione.

I diversi rappresentanti dello stile relazionale superbo

Superbi e arroganti

La superbia porta l’essere umano a sopravvalutarsi, oltre che a sentirsi onnipotente, e a ostentare vox populi quelli che ritiene i suoi valori personali. Si pavoneggia con atteggiamento denigrante verso gli altri.

Gli arroganti pensano di sapere tutto e adottano una posizione asimmetrica, posizionandosi sopra gli altri con il mento leggermente sollevato che li obbliga a guardare verso il basso. Parlano come se stessero discutendo una tesi di laurea.

Sbruffoni ed esibizionisti

Lo sbruffone è colui che monopolizza l’attenzione nelle riunioni sociali, parlando di diversi argomenti. Ha l’abilità di leggere superficialmente gli articoli più curiosi nelle riviste di divulgazione o di memorizzare alcune nozioni apprese su Discovery Channel.

Parla in modo seducente senza dare spazio agli altri e, a volte, risulta persino ridicolo quando cerca di impartire conoscenze tecniche a un ingegnere, spiega i meccanismi inconsci allo psicologo, dà lezioni di fisica quantistica al fisico, di meccanismi di clonazione al biologo, di politica internazionale, biologia marina e fornisce persino analisi delle notizie di attualità.

Tale atteggiamento, tuttavia, non è indicatore di saggezza, è solo un modo per fare colpo nelle serate mondane. Un esempio di stile relazionale superbo che potrebbe essere mitigato con buone dosi di umiltà. Allora, forse la persona potrebbe davvero suscitare ammirazione.

Orgogliosi

La parola “orgoglio” è spesso usato erroneamente come sinonimo di superbo. “È un tipo orgoglioso!”, “Sei troppo orgoglioso, chi pensi di essere!”. Ma niente di più sbagliato.

Essere orgoglioso è la cosa migliore che possa accadere a un individuo. È sinonimo di una valutazione ottima e produttiva. Non implica superiorità, non è una misura per denigrare gli altri, bensì è la stima individuale del proprio valore.

Sopravvalutati

Sopravvalutarsi significa attribuirsi un valore superiore. In quanto tale, si tratta di una posizione difensiva per mascherare la propria insicurezza.

Ne è un esempio, la persona che non trova lavoro perché vuole un posto da responsabile o manager pur non avendo alcuna esperienza in quel ruolo. È convinta di possedere i requisiti per ricoprire la posizione e pensa che una mansione inferiore sia denigrante, non alla sua altezza.

Se accettasse una posizione inferiore, dovrebbe fare i conti con quell’inettitudine che non vuole ammettere. Preferisce quindi non lavorare piuttosto che accettare la svalutazione. Finirà per giustificarsi adducendo a problemi di politica sociale ed economica del Paese.

Donna orgogliosa che guarda in basso.

Umili

Gli umili, al contrario, non si vantano né si pavoneggiano delle loro competenze o abilità. Riconoscono di possederle, ma non per questo ne parlano di continuo.

Sono persone che sorprendono con le loro capacità, spesso inaspettate. Sono un po’ come il vaso di Pandora dal quale emergono risorse su risorse spesso in contrasto con il basso profilo adottato. Ebbene, gli umili sono molto diversi dagli individui che agiscono con falsa modestia.

Falsi modesti

I falsi modesti adottano intenzionalmente un profilo umile e fanno apparire l’interlocutore come vanitoso, mettendo in evidenza nell’altro le caratteristiche che cercano di nascondere di se stessi.

Questa categoria ha un modo molto particolare di vantarsi. Non sono né sbruffoni né arroganti, sono egoticamente modesti: mostrano un lato debole affinché l’altro pensi di avere delle qualità che non vede l’ora di mettere in mostra.

Ulteriori considerazioni sullo stile relazionale superbo

Tutte le categorie citate appaiono quasi perfette, ma sperano segretamente di trovare il riconoscimento altrui e non accettano di avere difetti o di sbagliare. Al tempo stesso, non aiutano gli altri a ottenere riconoscimento.

Come in qualunque meccanismo difensivo di onnipotenza, nei superbi si sovrappongono sentimenti personali di impotenza e insicurezza che non emergono in superficie.

I superbi si posizionano al di sopra degli altri, guardano dall’alto in basso. È dunque difficile per gli interlocutori arrivare al cuore di questi semidei.

Quasi sempre si relazionano agli altri attraverso la sfera intellettuale o razionale. Riescono a monopolizzare una conversazione con lunghi monologhi al fine di ottenere elogi e segni di stima.

Queste piccole forme di ostentazione sono di facile apprendimento: ascoltano i discorsi degli esperti, apprendono alcune nozioni da programmi televisivi culturali e li sviluppano abilmente attraverso l’arte oratoria.

Questi esseri “perfetti” sono spesso negazionisti. L’onnipotenza, in genere, è una strategia difensiva alleata della negazione. È necessario negare quegli aspetti che rivelano impotenza e insicurezza e, magicamente, assemblare un carattere onnipotente e sicuro di sé.

Naturalmente, non si tratta di un meccanismo è cosciente, non è un atto premeditato. Si va cementando nel tempo, nascondendo sempre più quei sentimenti oscuri che mostrano le proprie debolezze.

Conclusioni

Prima o poi, questi meccanismi portano la persona a essere respinta. All’inizio può risultare loquace e distinguersi, soprattutto in merito ad argomenti precisi.

Ma nella misura in cui tale atteggiamento si ripete in tutti gli ambiti e in tutte le occasioni, suscita antipatia e rifiuto. È un’equazione direttamente proporzionale: più queste persone cercano di farsi notare, più finiscono per essere emarginate e disprezzate.