Studi scientifici sulla meditazione

· 29 gennaio 2015

Alcuni scienziati dell’Università della California di Los Angeles (UCLA) stanno studiando la relazione tra la meditazione e la struttura fisica del cervello. Già da tempo si sa che questa attività ha effetti positivi sulla salute psicologica delle persone che la praticano perché abbassa i livelli di ansia, favorisce la concentrazione e offre benefici simili a quelli del sonno.

Tuttavia, ora è stato anche scoperto che le persone che meditano con regolarità da qualche anno hanno sviluppato uno strato più spesso di cellule sulla corteccia cerebrale. I neuroscienziati hanno osservato che la corteccia cerebrale ha sviluppato più connessioni tra i neuroni rispetto a quelle che ci sono nel cervello di persone che non hanno mai meditato in tutta la loro vita, e che più a lungo si pratica tale disciplina, più sarà alta la quantità di sinapsi (relazioni tra le cellule cerebrali) che si formerà.

Scoperte sorprendenti

Questa ricerca è collegata ad altre sulla plasticità cerebrale. Più di dieci anni fa si pensava che le cellule cerebrali che morivano erano incapaci di sostituirsi come fanno le cellule di altre parti del corpo. Il risultato di questa situazione era che, quando una zona del cervello veniva danneggiata, rimaneva in questo stato e non c’era modo di ristabilire le funzioni che si perdevano a causa di ciò.

Ad esempio, una persona che riceveva un colpo in testa e perdeva la vista era condannata a rimanere cieca. La stessa cosa avveniva se si perdeva la memoria o altre funzioni. Diverse analisi neuroscientifiche attuali stanno dimostrando che il cervello è più plastico di quello che si pensasse, che è possibile ristabilire la comunicazione tra i neuroni, incluso se alcuni di questi muoiono, facilitando quindi una nuova istituzione delle capacità che si credevano perse per sempre.

Secondo alcuni neuroscienziati, la meditazione è un meccanismo che potrebbe generare scambi di informazioni tra cellule che prima non ne avevano, cosa che fisicamente si manifesta con l’ingrossamento della corteccia cerebrale e con le circonvoluzioni che si formano in questo organo.

Lo studio

Lo studio della UCLA ha reclutato in vari luoghi in cui si pratica la meditazione 49 persone che meditavano da almeno 20 anni e le ha sottoposte a risonanze magnetiche del loro cervello. Poi, da una base di dati delle risonanze, sono stati scelti altri 16 individui dello stesso sesso e della stessa età che fossero mancini o destrorsi allo stesso modo che i meditatori.

Il risultato più impressionante dello studio è stato osservare che più a lungo l’individuo aveva praticato questa attività, più collegamenti neuronali generava, a differenza dei soggetti che non avevano mai meditato. Le aree in cui si erano formati più neuroni avevano a che vedere con le funzioni mentali del cervello: pensiero, memoria, giudizio e decisione.

Senza alcun dubbio la scienza si sta avvicinando sempre più alla soluzione degli enigmi che si celano dietro la pratica della meditazione.

Immagine per gentile concessione di: Hartwig HKD