Cosa succede dopo mezz’ora di totale silenzio e solitudine?

· 26 novembre 2017

Non è affatto una contraddizione: i momenti di solitudine e silenzio in cui staccare la spina sono necessari per caricare con maggiore autenticità il nostro impulso vitale. È come premere il tasto di riavvio, lì dove ogni pezzo si incastra con maggior senso, lì dove troviamo la chiarezza mentale con cui comprendere meglio le persone, mettere filtri, definire priorità e obiettivi personali.

Miles Davis è stato uno dei trombettisti e compositori jazz più famosi della storia. Una volta, quando alcuni giovani musicisti gli chiesero consiglio su come raggiungere il suo livello di maestria e originalità, Davis diede loro una risposta che non avrebbero mai dimenticato: se non esistessero i silenzi, la musica non sarebbe quello che è.

“Il valore di un uomo si misura dalla quantità di solitudine che gli è possibile sopportare”
-Friedrich Nietzsche-

Disse anche che la vita è come una partitura, lì dove si riesce a trovare il ritmo unendo momenti di attività con momenti di solitudine, silenzio e riflessione. Solo in questo modo possiamo trovare l’ispirazione e la melodia nascosta dentro di noi, che altrimenti non potremmo udire.  

È senz’altro un consiglio veritiero ed evidente. Tuttavia, per quanto ci possa sembrare logico, non sempre riusciamo a metterlo in pratica in modo efficace. Nel mondo attuale, anche se sembra strano, abbonda in maggior grado una solitudine camuffata, talvolta patologica, della quale non sempre si parla 

Ci immergiamo nella iper-attività (cercando una falsa iper-produttività) e nella iper-stimolazione. Trascorriamo la giornata lavorando, connessi alle tecnologie, sbrigando faccende, compiendo obiettivi, accontentando gli altri, avvolti dal rumore delle nostre città. E, tuttavia, questo rumore incessante e questa attività inarrestabile non sempre meritano le preoccupazioni che ci causano o il tempo che ci rubano.

Se a ciò aggiungiamo che a volte le nostre relazioni ci apportano più solitudine che felicità, comprenderemo perché ogni anno aumenta il tasso di depressione e altri disturbi della salute che non possiamo trascurare.

Tazza con bosco e uccelli

I momenti di solitudine fanno bene al cervello

Prima di tutto, dobbiamo ricordare un fatto importante. La solitudine che ci fa stare bene e che accresce la nostra salute fisica e psicologica è quella nella quale uniamo i momenti in solitaria e isolamento con la successiva connessione con il mondo, con il suo suono, la sua forma, i suoi colori e la sua ricchezza sensoriale e, soprattutto, con relazioni sociali significative, con amici, partner, famiglia, colleghi.

L’essere umano non è fatto per vivere sempre e solo isolato. Ne troviamo un esempio nella camera anecoica dei laboratori Orfield, in Minneapolis. Si tratta di uno spazio nel quale diverse aziende studiano il suono dei loro prodotti: telefoni, moto, lavatrici, etc. È una stanza estremamente silenziosa nella quale il 99,99% del rumore viene assorbito dalle pareti in alluminio e fibre di vetro. In essa vengono realizzati anche diversi esperimenti psicologici.

Si è visto che, in media, nessuno riesce a stare nella camera anecoica per più di mezz’ora. Le persone di solito escono disperate e in preda al panico, poiché non resistono a un silenzio così intenso, asfissiante e vuoto.

In questo spazio, la quiete è talmente estrema che è comune sentire i suoni del proprio cuore o della propria circolazione sanguigna. Una cosa per la quale il cervello non è preparato, che va contro la nostra natura, la nostra programmazione genetica; in fin dei conti, siamo esseri sociali che hanno bisogno di fondersi con l’ambiente circostante e quando esso è privo di qualsiasi stimolo, entriamo nel panico. 

Camera ecoica

D’altro canto, mentre l’isolamento totale nuoce al nostro equilibrio psicologico, quello occasionale e delimitato nel tempo gli apporta diversi benefici. Gli studiosi ci dicono che i momenti di solitudine ben distribuiti durante la giornata sono come “scariche elettrice” capaci di riavviarci, ci permettono di recuperare le energie, il senso e l’ispirazione.

Programmare i propri momenti di solitudine per guadagnarci in salute

Viviamo in una società che adora l’indipendenza, ma che è sempre più allineata, sovraccarica e accelerata. Lo sviluppo delle nuove tecnologie ci permette di essere più connessi che mai agli altri. Le nostre città sono sempre più sovrappopolate. Ugualmente, siamo sempre più circondati da luce artificiale, siamo meno attivi fisicamente perché abbiamo l’occasione di fare un’infinità di cose senza chiedere maggiori pulsazioni al nostro cuore.

Medici, neurologi e psicologi ci dicono che il nostro cervello si sta “cablando” in modo molto diverso a come lo faceva 100 anni fa. Riceviamo così tanti stimoli durante la giornata e da così tanti fronti che è quasi vitale gestire un po’ meglio tutto questo caos sensoriale. Abbiamo bisogno di calma, silenzio e solitudine ogni tanto per integrare tutto questo flusso informativo. L’obiettivo è dargli senso.

Uomo e nuvole

Tuttavia, c’è chi non sa, anzi che ha una paura quasi atavica di restare un giorno da solo con se stesso per conversare e riflettere con sé. Tale incontro può essere terrificante come restare per mezz’ora nella camera anecoica dei laboratori Orfield.

Perché così come in questo spazio è possibile sentire il suono del proprio corpo, i momenti di solitudine nei posti più confortevoli possono far affiorare i vuoti del proprio essere, i timori, le angosce, il nodo delle questioni in sospeso e la nudità di una infelicità ripudiata.  

Siamo coraggiosi, programmiamo sulla nostra agenda momenti di solitudine durante i quali bere un caffè con noi stessi e schiarire la mente, abbassare la marea delle preoccupazioni per soddisfare le autentiche necessità. Rendiamo la solitudine scelta e limitata il nostro balsamo per l’anima.