Svetlana Alexievich, straordinaria cronista

25 Luglio 2019
Praticamente tutti i libri di Svetlana Alexievich l'hanno portata a scontrarsi con le autorità. Una giornalista che ha cercato di plasmare il dramma umano che si nasconde dietro l'eco della storia.

Molte persone nel mondo non avevano sentito parlare di Svetlana Alexievich fino al 2015, anno in cui le fu consegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Per molti, fu una grande sorpresa, in quanto era la prima volta nella storia che una giornalista si distingueva con un lavoro improntato principalmente alla cronaca.

Fino a quell’anno il premio era stato consegnato solo a poeti e autori di narrativa. L’opera di Svetlana Alexievich, invece, si ispira a personaggi e fatti assolutamente reali. Ella – più di tutti – ha fatto un ritratto dell’orbita sovietica e della sua stessa patria, la Bielorussia.

Avevo deciso di essere una storica dei sentimenti, non una studiosa di storia ufficiale.

-Svetlana Alexievich-

Il suo libro più emblematico, Preghiera per Černobyl, è stato tradotto in 20 lingue, tra cui l’italiano. Tuttavia, non è stato possibile pubblicarlo nel suo Paese d’origine, perché proibito. Questo aspetto ci dà un’idea dell’importanza e del valore di questa favolosa scrittrice contemporanea.

Disastro nucleare di Chernobyl

Echi dell’infanzia

Svetlana Alexievich nacque “accidentalmente” in una località dell’Ucraina nota come Stanislav. Diciamo accidentalmente perché suo padre, un militare bielorusso, era stato temporaneamente inviato in questa zona. Tuttavia, poco dopo fece ritorno alla sua terra natale. Fu qui che la scrittrice trascorse la sua infanzia e buona parte della sua vita.

È curioso che la città di Stanislav – dove nacque la scrittrice – abbia avuto una storia così instabile. È stata parte dell’impero austro-ungarico, dell’Ucraina occidentale, della Polonia, dell’Unione Sovietica, della Germania e, infine, della Bielorussia. Attualmente la città non porta nemmeno lo stesso nome, bensì quello di Ivano-Frankivsk. Il paradosso è che Svetlana ha fondato un genere che alcuni chiamano “romanzo di voci”.

Svetlana venne al mondo il 31 maggio del 1948. Suo padre, oltre a essere legato all’esercito, era un maestro di campagna, così come la madre. Ebbe un’infanzia e una gioventù segnate dall’instabilità politica della sua patria. In seguito, studiò Giornalismo presso l’Università di Minsk. 

Svetlana Alexievich, una giornalista audace

Svetlana Alexievich subì il fascino dello scrittore sovietico Alés Adamòvich, uno dei precursori del nuovo genere conosciuto come romanzo di denuncia, romanzo collettivo, coro epico o romanzo corale. Questo genere, in sostanza, è un ibrido tra giornalismo e letteratura.

Dopo aver lavorato per alcuni giornali, Svetlana iniziò a proporsi obiettivi di ampio respiro. Divenne una instancabile viaggiatrice che attraversava frontiere per raccogliere le testimonianze dei superstiti di grandi avvenimenti storici. Fu così che iniziò a dare vita a straordinari reportage.

Nel 1985, pubblicò il suo primo libro: La guerra non ha il volto delle donne. Questo testo contiene diverse interviste a donne che avevano preso parte alla Seconda Guerra Mondiale. A causa di questo lavoro, fu licenziata dal giornale per cui lavorava e accusata di aver macchiato l’onore nazionale dei sovietici.

Una donna coraggiosa

Dopo un duro lavoro e diverse interviste, nel 1989, Svetlana Alexievich pubblicò la sua opera Ragazzi di Zinco. I 500 intervistati avevano partecipato all’invasione dell’Unione Sovietica in Afganistan. Nell’opera, Svetlana denuncia diversi casi di violazione dei diritti umani. In seguito alle denunce mosse, si vide costretta a presentarsi dinnanzi a un tribunale.

La sua posizione critica nei confronti del regime sovietico la costrinse a richiedere asilo politico nel 1991. Da quel momento, si vide costretta anche a risiedere in diversi paesi europei.

Nel 1997 venne pubblicato Preghiera per Cernobyl, che potrebbe essere considerata l’opera maestra di questa favolosa scrittrice. In essa sono state raccolte le testimonianze delle vittime dell’incidente nucleare che ebbe luogo nella città ucraina. Ci vollero 10 anni per riunire il materiale e il suo lavoro mise in evidenza le gravi falle delle autorità in relazione a quanto accaduto. 

Svetlana Alexievich foto

La delusione e la gloria di Svetlana Alexievich

Svetlana Alexievich è una scrittrice che esplora i drammi umani fino alle loro più estreme conseguenze. Le sue opere sono davvero toccanti perché riescono a trasmettere i paradossi più profondi dei grandi fatti storici, soprattutto in riferimento a quella che è stata l’Unione Sovietica e il suo raggio d’influenza.

Lei stessa ha subito in modo diretto questi gravi eventi. Da bambina, quando suo padre doveva fuggire sistematicamente dalla guerra, e da adulta, quando sua sorella morì e sua madre rimase cieca a causa dell’incidente nucleare di Chernobyl. Inoltre, ha dovuto soffrire le pene dell’esilio e l’impossibilità di far ritorno in patria.

La sua opera le è valsa diversi premi, ma ovviamente il più importante tra questi è il Premio Nobel. È stata la prima (e finora l’unica) non-scrittrice di romanzi a guadagnarsi questo merito. Oggi continua a scrivere e a cercare di comprendere la malvagità e la bontà dell’essere umano.

  • Ánjel, M. (2015). Sobre Svetlana Alexievich. Antes de todo, la memoria (O de cómo una periodista rusa (¿ucraniana?) atrapa lo que no se quiere decir y es imposible de olvidar). Comunicación, (33), 83-91.