Sweeney Todd, il piacere del mistero

10 luglio, 2020
Conoscete la leggenda di Sweeney Todd? Perché queste storie ci attraggono tanto? Scoprite il personaggio del diabolico barbiere che terrorizzò la Londra vittoriana.

Mistero, fatti inspiegabili che sfuggono alla nostra comprensione, che riempiono le pagine della stampa sensazionalista e che alimentano la produzione cinematografica e letteraria. Ci piace leggere “ispirato a fatti realmente accaduti” e per quanto inquietante sia la trama, vogliamo credere alle storie che invadono lo schermo. E così, a metà strada tra finzione e realtà, arriva Sweeney Todd, un personaggio della Londra vittoriana la cui storia resta circondata da un alone di mistero.

Realtà o fantasia? È soltanto un musical o c’è di più? Perché Sweeney Todd uccideva? Di certo è difficile incastrare tutti i pezzi del puzzle, perché la sua storia ha alimentato l’immaginario collettivo, ispirando film, musical, produzione letteraria. Mito e verità, fantasia e cronaca. Il risultato è uno dei misteri londinesi più agghiaccianti.

Chi è Sweeney Todd?

Il personaggio di Sweeney Todd emerge dalle oscurità di Londra, la stessa città in cui Jack lo squartatore seminava il terrore. Uno sfondo ineguagliabile per questo barbiere fuori dall’ordinario e per una storia profondamente vittoriana. A fare da cornice, il sovrappopolato e insalubre sobborgo est della città in cui regnano la fame, la miseria e la malattia.

Secondo la leggenda, Todd, barbiere londinese, sgozzava le sue vittime dopo averle rasate. Attraverso un cunicolo, trasportava i cadaveri fino al negozio di specialità della signora Lovett, che li utilizzava come ripieno per i suoi meat pie, i migliori pasticci di carne di tutta Londra.

Il mistero del diabolico barbiere resta più vivo che mai grazie alle numerose opere che ha ispirato e, nel 2007, con il film firmato da Tim Burton. Cosa c’è di vero nella leggenda?

Sweeney Todd, terrore di Londra

L’epoca vittoriana fu segnata da grandi cambiamenti come la Rivoluzione Industriale, ma anche da malattie (come il tifo e il colera), prostituzione e sfruttamento. Mentre la regina Vittoria emanava leggi che avevano l’effetto di  reprimere la libertà sessuale, nei quartieri di Londra impazzava la prostituzione. Fame, droga, miseria e bordelli si opponevano alle grandi scoperte scientifiche e tecnologiche.

La morale vittoriana fu profondamente legata al puritanesimo: la religione giocava un ruolo di primo piano. Una ripugnanza nei confronti del vizio, della pigrizia e del sesso portò a una forte frammentazione delle classi sociali.

Il puritanesimo significava anche repressione, occultamento dei desideri più intimi e di tutta la sfera sessuale. Ma le pulsioni non possono restare nascoste per sempre; i desideri e i traumi della società vittoriana si manifestavano nel subconscio.

Freud e la società vittoriana

Lo psicanalista francese Jacques Lacan disse scherzando che Freud non avrebbe avuto motivo d’essere senza la società vittoriana. Quello che intendeva dire è che le teorie freudiane furono molto fertili proprio a causa della repressione. Non avendo la possibilità di manifestare i desideri più intimi, nemmeno a parole, ciò che veniva considerato vizio era destinato a manifestarsi al di sotto del livello cosciente.

Da una parte, la Londra vittoriana e aristocratica; dall’altra, i quartieri a est di Londra dove la fame, la malattia e la povertà erano terreno fertile per il vizio. Prostituirsi era normale, la criminalità dilagava. In questo contesto fiorirono una serie di misteri e di fantasie narrative tramandate fino a oggi. 

Il fascino del progresso, della medicina e della scienza caratterizzò l’età vittoriana, l’epoca di Doctor Jekyll e Mr. Hyde. Ma accanto alla letteratura colta, fiorì anche una produzione proletaria, i penny dreadful, pubblicazioni periodiche a buon mercato e di bassa qualità. Erano, in genere, romanzi d’appendice improntati sul mistero e sul paranormale con molto seguito tra la popolazione londinese, soprattutto tra la classe operaia.

Il penny dreadful del 1846 The string of pearls ci presenta il diabolico barbiere Sweeney Todd. L’autore di questo romanzo a puntate è ignoto, sebbene sia stato fatto il nome di Thomas Prest, scrittore che si ispirava a fatti di cronaca nera.

Sweeney Todd con il giudice

La liberazione dell’inconscio

La storia del barbiere londinese ha ispirato negli anni musical e film ed è più che mai viva. Si rinnova nel 2007, per mano di Tim Burton, nel film Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street. Non era la prima volta che il personaggio appariva nel grande schermo, il primo film è del 1936.

La versione di Burton,  ispirata al musical di Stephen Sondheim, ci presenta uno Sweeney Todd vendicativo, oscuro e divorato dal rancore.

Todd, esiliato negli Stati Uniti a scontare una condanna ingiusta, ha le carte in regola per conquistare la simpatia dello spettatore. Torna a Londra per ricongiungersi alla moglie e alla figlia, ma soprattutto per vendicarsi del giudice che ha spezzato la sua felicità per sempre.

Nei flashback vediamo un passato luminoso, un rispettabile barbiere, una famiglia felice. Scene del passato che stridono con l’oscurità e la decadenza della Londra presente, un’oscurità che evoca l’anima del personaggio.

Todd potrà riaprire la sua attività di barbiere grazie all’aiuto della signora Lovett, la quale smaltirà i cadaveri delle vittime nei suoi squisiti pasticci di carne. In uno scenario misero e agghiacciante emerge un’altra spina nel fianco dell’epoca vittoriana, lo sfruttamento dei bambini.

Lo vediamo nel personaggio di Tobias Ragg, garzone trovatello che diventerà aiutante della signora Lovett. Questo particolare è fondamentale per capire lo spirito e la letteratura del periodo. Non dimentichiamo che il romanzo Oliver Twist – che comparve a puntate proprio negli stessi anni – affronta il tema dello sfruttamento minorile sebbene in tono umoristico.

Grazie all’umorismo, è meno scomodo ammettere il piacere offerto dalla paura

L’umorismo nero è una delle chiavi di lettura di Sweeney Todd: l’efferatezza servita con un tocco di umorismo, in cui la fame giustifica il cannibalismo e la vendetta autorizza il delitto. Questo black humor, questa profusione di salsa di pomodoro, ci riporta all’idea di subconscio cui abbiamo accennato.

Già Aristotele ci avvertiva di quanto il pubblico apprezzasse la tragedia greca perché proponeva temi proibiti, tabù.

Se il nostro stomaco resta vuoto per molti giorni consecutivi, probabilmente inizieremo a sognare una cena sostanziosa. E questa sensazione, se non soddisfatta, farà nascere pensieri che, in un contesto ordinario, bocceremmo come irrazionali. In tempi di fame autentica, servivano storie che dessero sfogo a quegli impulsi inconsci, che giustificassero il gesto di “uccidere per mangiare”.

Scena del film Sweeney Todd

Pensiamo ad esempio alla favola di Hansel e Gretel, concepita per un pubblico adulto in un momento di grave deprivazione e carestia. A differenza della versione attuale, nella favola originale non è la strega a cercare di divorare i due bambini, ma è la loro madre.

Una catarsi letteraria

Sono diverse le manifestazioni in cui vengono giustificati comportamenti considerati proibiti e degni della mente più disturbata. Sweeney Todd ha trovato allo stesso tempo una soluzione al problema della sovrappopolazione e della fame. Il subconscio si manifesta nell’espressione letteraria e il lettore, a sua volta, sperimenta una specie di catarsi.

Il barbiere diabolico stuzzica tabù e desideri proibiti. Ciò, unito al dubbio sulla sua reale esistenza, ne ha alimentato il successo. Siamo evidentemente attratti da questo genere di storie e, grazie all’umorismo, diventa meno scomodo ammettere il piacere offertoci dalla paura, dall’oscurità.  Al cinema tutto è concesso, anche i tabù; il nostro inconscio si libera e si lascia portare per mano. 

“C’è un buco nel mondo come un pozzo nero ed è pieno di gente che è piena di merda. E i parassiti del mondo lo  abitano.”

-Sweeney Todd-