Teoria bifattoriale di Spearman sull'intelligenza

Spearman è una delle figure più importanti nello studio dell'intelligenza. La sua impostazione ha avviato una rivoluzione che ha messo in discussione il concetto di intelligenza come fattore unico e indivisibile.

Ultimo aggiornamento: 19 febbraio, 2021

Quando parliamo di intelligenza e del suo studio scientifico, non possiamo non menzionare, fra gli altri, il nome di Charles Spearman. I suoi studi offrono numerose informazioni e idee per i futuri pensatori. Perché la teoria bifattoriale di Spearman è stata, e continua a essere, così importante per lo studio dell’intelligenza e dei test psicometrici?

L’intelligenza è stata studiata e concettualizzata scientificamente da diversi pensatori. Fra questi Charles Spearman, che coniò il termine di “intelligenza generale” nel 1904 basandosi sugli studi di Galton.

Nato a Londra (1863 – 1945), Charles Spearman fu uno psicologo allievo di Wilhelm Wundt (1832 – 1920), padre della psicologia sperimentale. I lavori di Francis Galton (1822 – 1911) influenzarono la sua attività.

Fu il fondatore della London School of Psychology nella scuola universitaria di Londra (UCL), dove insieme a molti dei suoi studenti mise in pratica la psicologia sperimentale durante i primi decenni del XX secolo.

La teoria bifattoriale di Spearman

La teoria bifattoriale di Spearman propone un sistema in cui l’intelligenza viene suddivisa in fattori: il fattore generale (g) e i fattori specifici (s).

Nel 1923 Spearman affermò che il rendimento scolastico di alcuni bambini era correlato al risultato che avevano ottenuto in alcuni test sensoriali che lui stesso aveva scelto e somministrato. Concluse così che l’intelligenza generale poteva essere misurata con la capacità di discriminazione sensoriale, come aveva proposto Galton prima di lui.

È importante parlare della teoria bifattoriale di Spearman, poiché gettò le basi per una nuova tappa nello studio dell’intelligenza.

L’intelligenza generale

Spearman definì l’intelligenza generale come “la capacità di creare relazioni e, a partire da esse, addurre correlazioni”.

Parlava anche di un fenomeno neurale g, che è considerato nella sua tesi come !un’energia potenziale disponibile in tutto il cervello; questa energia differisce quantitativamente fra gli individui essendo determinata geneticamente”.

Quindi parla di una intelligenza che interviene in molte attività, ma non si specializza in nessuna di esse a differenza degli attori specifici, o fattori s.

I fattori specifici

Anche conosciuti come fattori s, rispondono a diverse abilità, come le attività meccaniche, verbali, numeriche, spaziali, e così via.

La teoria bifattoriale di Spearman dice che se un bambino in età scolare prende buoni voti in una materia, le probabilità che ottenga buoni voti anche nelle altre aumentano, poiché in queste valutazioni è coinvolta l’intelligenza generale o “g”.

Tuttavia, ciò non garantisce che in futuro non possa avere voti più basse in altre abilità, discipline o aree specifiche, perché per questo sono necessari i fattori s.

Contributi allo studio dell’intelligenza

In seguito alla teoria bifattoriale di Spearman e alle diverse critiche che ricevette, sorsero altre idee per cercare di comprendere scientificamente il fenomeno dell’intelligenza.

Alcune di queste critiche riguardarono l’andamento culturale, la posizione economica, l’ubicazione geografica dell’abitazione del soggetto o il suo livello scolastico. Poiché la teoria bifattoriale di Spearman non prende in considerazione questi fattori e la genetica non può spiegare tutto, sorsero nuove proposte e modelli diversi.

Altre definizioni

Hebb D. O. in The organization of the behavior, 1949, afferma che “l’intelligenza è il potenziale proprio di un organismo animale di imparare e adattarsi al suo ambiente”.

Nel 1985 Stemberg, in Beyond IQ: A triarchic theory of human inteligence, definì l’intelligenza in questo modo: “l’intelligenza spiega le differenze che osserviamo fra le persone quando si trovano a dover risolvere un problema”.

Nel 1997 Gottfredson L. S., in Why g matters: the complexity of everyday life, afferma che l’intelligenza “è una facoltà mentale molto generale che, fra le altre cose, implica la capacità di reagire, pianificare, risolvere problemi, pensare in modo astratto, comprendere idee complesse, apprendere rapidamente e imparare dall’esperienza”

Nel 1999 Howard Gardner, in The prefrontal cortex: Executive and cognitive functions riconosce l’intelligenza come “un potenziale biopsicologico di processamento delle informazioni per la risoluzione dei problemi o la creazione di prodotti di un certo valore per una determinata cultura o comunità”.

Questi sono alcuni dei contributi più importanti nello studio dell’intelligenza; come possiamo notare, sono correlati alla risoluzione dei conflitti e all’adattamento all’ambiente. Ciò vuol dire che non si considerano più solamente le caratteristiche genetiche del soggetto.

Applicazioni in psicologia della teoria bifattoriale di Spearman

In psicologia esistono test psicometrici per quasi tutte le dimensioni che hanno risvegliato l’interesse della scienza. Sebbene non apprezzata da tutti, la teoria bifattoriale di Spearman ha una grande rilevanza. Su questi studi si sono basate altre ricerche che hanno permesso di definire diversi test psicometrici dell’intelligenza attualmente in uso.

Esempi di test psicometrici basati sulla teoria bifattoriale di Spearman ancora in uso sono il test delle matrici progressive di Raven, il Test Domino D48 e il Test del fattore g di Cattell.

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