Teoria dei costrutti personali di G. Kelly

9 Aprile 2019
La premessa della teoria dei costrutti personali di George Kelly era diretta, ma radicale. Affermò che le persone non conoscono mai il mondo in modo diretto

Nel 1955 George Kelly presentò la teoria dei costrutti personali come una alternativa ai due principali approcci allora vigenti per descrivere la comprensione umana: il comportamentismo e le teorie psicodinamiche (psicoanalisi). Questa corrente sfidò il pensiero psicologico presente fino ad allora.

Tradizionalmente la ricerca psicologica ha considerato le persone come soggetti, differenziandoli così da qualcuno che, come loro, prova a dare senso agli eventi. In questo senso, Kelly suggerì la necessità di cambiare il modo in cui vediamo la scienza se applicata agli esseri umani.

La premessa della teoria dei costrutti personali di George Kelly era diretta, ma radicale. Affermò che le persone non conoscono mai il mondo in modo diretto, ma solo attraverso le immagini che creano. Alla luce di ciò, concepisce l’essere umano come uno scienziato che costruisce e modifica con l’esperienza le sue conoscenze e ipotesi.

I costrutti, pertanto, sono le mappe mentali che abbiamo della realtà, oltre ai suoi opposti. Per definire qualcosa, è dunque necessario verificare cosa non lo è, secondo la teoria di Kelly. Ad esempio, la felicità per me può essere concepita in modo diverso rispetto a un’altra persona, e ciò dipenderà dalla personale interpretazione di cosa significa stare male a livello emotivo.

La teoria dei costrutti personali di George Kelly ci invita a capire come vede il mondo ognuno di noi. Invece di usare complessi concetti psicologici per capire le persone, questa corrente di pensieri prova a comprendere le persone con termini propri.

La teoria dei costrutti personali di Kelly suggerisce che le persone sviluppano costrutti personali su come funziona il mondo. In altre parole, attraverso i costrutti danno un senso a quello che osservano e sperimentano.

George kelly

Psicologia dei costrutti personali

Durante il decennio del 1950, le prospettive comportamentiste e psicoanalitiche erano ancora predominanti in psicologia. Kelly, al contrario, vedeva le persone come creatrici attive della propria realtà. Questo approccio si contrapponeva alle idee di entrambe le correnti, nelle quali il soggetto aveva ben poco margine per cambiare la sua visione del mondo.

Kelly sosteneva che, fin da quando nasciamo, sviluppiamo un insieme di costrutti personali. Questi sono essenzialmente rappresentazioni mentali che usiamo per interpretare eventi e dare significato a quello che succede. Si basano sulle nostre esperienze e osservazioni.

Invece di vedere gli esseri umani come soggetti passivi alla mercé di associazioni, rinforzi e punizioni presenti nel proprio ambiente circostante (comportamentismo) o dei loro desideri inconsapevoli e delle esperienze infantili (psicoanalisi), Kelly sosteneva che le persone svolgono un ruolo attivo su come riconoscono e interpretano la conoscenza.

Durante il corso delle nostre vite, realizziamo degli “esperimenti” che mettono alla prova le nostre credenze, percezioni e interpretazioni. Se questi esperimenti funzionano, rafforzano le nostre convinzioni attuali. Quando non lo fanno, possiamo cambiare i nostri punti di vista. Per la teoria dei costrutti personali di Kelly, questo punto è fondamentale.

In seguito a questo processo, sperimentiamo il mondo attraverso la “lente” delle nostre credenze. Si usano per predire e anticipare eventi, il che a sua volta determina i nostri comportamenti, sentimenti e pensieri,

Kelly sosteneva anche che tutti gli eventi sono aperti a molteplici interpretazioni. Nei suoi lavori si riferiva a esse come alternative costruttive. Quando tentiamo di dare senso a un evento o a una situazione, possiamo anche scegliere quale costruzione vogliamo usare per spiegarlo.

Uomo con gli occhiali pensa

Come usiamo i costrutti

Kelly affermava che il processo per cui usiamo i costrutti mentali funziona in modo simile a come uno scienziato utilizza una teoria. Prima di tutto, iniziamo con un’ipotesi sul perché si verifica una situazione. Poi, proviamo ad applicare il costrutto e prediciamo il risultato che crediamo che si verificherà. Se indoviniamo, allora sappiamo che il costrutto mentale usato è utile in quella situazione e lo manteniamo per un uso futuro.

Tuttavia, quando le nostre previsioni non si avverano, possiamo intraprendere tre percorsi:

  • Riconsiderare come e quando applicare il costrutto.
  • Alterare il costrutto.
  • Abbandonarlo del tutto.

D’altra parte, la ricorrenza di una situazione svolge un ruolo importante nella teoria dei costrutti personali. Questi ultimi sorgono perché riflettono cose che spesso si ripetono nella nostra esperienza.

Kelly credeva anche che il modo in cui vediamo il mondo tenda a organizzarsi in maniera gerarchica. Possono così trovarsi costrutti più basilari alla base della gerarchia, mentre quelli più complessi e astratti si situano ai livelli superiori.

Secondo Kelly, i costrutti sono bipolari. In altre parole, ogni costrutto è costituito da un paio di facce opposte. Il lato che una persona applica a un evento è noto come polo emergente; quello che non viene applicato, al contrario, è il polo implicito.

Infine, è essenziale ricordare l’enfasi sull’individualità nella teoria dei costrutti personali. Essi sono intrinsecamente personali perché si basano sulle esperienze di vita di ogni persona. Il sistema di credenze di ogni individuo è unico ed è la natura individuale di tali esperienze a fare la differenza tra le persone.

Tassello puzzle mente teoria dei costrutti personali

Validità della teoria dei costrutti personali

George Kelly affermava che la validità di qualsiasi teoria si trova nella sua utilità. Nel caso della sua teoria, la sua utilità è stata confermata in diversi campi. Tra questi troviamo la linguistica, la storia, la psicoterapia, la amministrazione, lo sviluppo organizzativo, gli studi di mercato, la sociologia, la psichiatria e la psicologia.

Al giorno d’oggi la teoria dei costrutti personali è viva e attiva grazie a organizzazioni che fanno ricerca in America, Europa e Australia.