La teoria dell’attribuzione erronea di Dutton e Aron

8 Settembre 2019
La teoria dell'attribuzione erronea ci indica che a volte ascriviamo ciò che sentiamo o sperimentiamo a cause che non sono reali

La teoria dell’attribuzione erronea ci indica che a volte ascriviamo ciò che sentiamo o sperimentiamo a cause che non sono reali. È quanto è stato provato da un esperimento classico, condotto dagli psicologi Donald Dutton e Arthur Aron.

Si tratta di un classico della psicologia e ha a che vedere con l’attrazione tra esseri umani e ci dimostra ancora una volta quanto il cervello sia sorprendente. 

Attrazione e amore sono sentimenti complessi in cui intervengono le emozioni, l’educazione, l’atteggiamento, ma anche gli ormoni e i neurotrasmettitori.

L’esperimento ha dimostrato che “le farfalle nello stomaco” possono essere un inganno. Quello che a volte condiziona l’attrazione, infatti, è più dettato dalla chimica del cervello che dal gusto personale.

La teoria dell’attribuzione erronea è una derivazione della teoria dell’attribuzione postulata dallo psicologo Fritz Heider nel 1958. Questa diede luogo all’errore fondamentale di attribuzione di Lee Ross e la teoria della dissonanza cognitiva di Leon Festinger. Parte di queste tesi furono riprese da Dutton e Aron per eseguire il loro famoso esperimento.

La tua pelle mi attrae con la gravità dell’intero cosmo che fuori soffre la sua eternità nera e impenetrabile.

-Gioconda Belli-

Modello del cervello su fondo scuro

La teoria dell’attribuzione

Fritz Heider è il padre della teoria dell’attribuzione. Secondo questa teoria, tendiamo in modo naturale a elaborare attribuzioni causali agli eventi/cambiamenti che osserviamo. Siamo, cioè, cercatori instancabili del perché delle azioni e di quello che succede. Lo facciamo in modo automatico. Il problema, però, è che non ci fermiamo a pensare quanto siano valide queste attribuzioni.

L’errore fondamentale di attribuzione, invece, avviene quando sovradimensioniamo i fattori condizionanti interni alle persone, ad esempio la personalità, invece di considerare i fattori esterni. Al contrario, quando cerchiamo di spiegare il nostro comportamento, diamo più valore ai fattori esterni rispetto a quelli interni.

Tutto questo viene espresso anche nel fenomeno della dissonanza cognitiva. Detto in parole semplici, quando ci troviamo in una situazione in cui due convinzioni o comportamenti sono in conflitto, tendiamo a inventare motivi che le riportino in equilibrio. Ad esempio, se ci sbagliamo, possiamo finire per credere che “l’altro si sia sbagliato di più”.

L’esperimento di Dutton e Aron

L’esperimento di Donald Dutton e Arthur Aron è conosciuto anche come esperimento del ponte sospeso Capilano. Gli psicologi si servirono di due ponti. Il primo era piccolo, solido e moderno. L’altro, invece, era sospeso sul Capilano Canyon, a 70 metri di altezza, un ponte antico, che oscillava al vento e tremava a ogni passo.

A due gruppi di uomini fu chiesto di attraversare, rispettivamente, uno dei due ponti. In entrambi i casi, a metà del ponte si incontrava una donna molto attraente. La donna era istruita per dire che stava facendo uno studio sul paesaggio, scusa che le permetteva di fare agli uomini molte domande su ciò che vedevano. Alla fine, in atteggiamento un po’ civettuolo, dava anche il suo numero di telefono.

Il risultato fu che gli uomini che attraversarono il ponte breve e solido, quasi non diedero retta all’intervistatrice. Quasi tutti quelli che percorsero il ponte sospeso mostrarono grande interesse. A cosa si deve questa differenza?

Ponte sospeso

La teoria dell’attribuzione erronea di Dutton e Aron

L’esperimento del ponte Capilano ha permesso di dimostrare che a volte il cervello ci inganna. Il gruppo di uomini che stava attraversando il ponte pericoloso aveva una dose in più di adrenalina. In seguito a ciò, l’incontro con una bella donna durante l’attraversamento ha esercitato un effetto positivo. Allo stesso tempo, li ha confusi circa quello che provavano davvero nei confronti della ragazza.

In questo caso si applica alla perfezione il postulato della dissonanza cognitiva. La sensazione di paura si è confrontata con lo stimolo esercitato dalla donna attraente.

I volontari dell’esperimento hanno attribuito all’adrenalina, complice la civetteria della ragazza, una forte attrazione nei suoi confronti. Le due sensazioni mescolate insieme hanno prodotto questo risultato.

È dimostrato che in situazioni di rischio le persone tendono a creare legami più forti. Chiaramente questo si riferisce a situazioni di rischio controllato e non estremo. Quando la situazione è molto drammatica o produce panico, di solito succede l’effetto contrario, ovvero gli altri vengono percepiti come una minaccia aggiuntiva e la tendenza è respingerli.

  • Gomila, A. (2003). La perspectiva de segunda persona de la atribución mental. Azafea: Revista de Filosofía, 4.