Teoria dell’interscambio sociale

· 14 giugno 2018

Ci sono molti modi per spiegare le relazioni sociali. George C. Homans lo ha fatto attraverso la sua teoria dell’interscambio sociale. Questa teoria, nata da concetti economici e di interscambio, ci spiega come avviene l’interazione sociale e ci dice quali sono i fattori che ci motivano a compierla.

La teoria dell’interscambio sociale sostiene che tutte le relazioni sono formate, mantenute o interrotte per via di un’analisi costi-benefici. Cosa che ci porta a fare confronti tra le alternative proposte e, infine, a scegliere le relazioni che ci forniscono un maggiore beneficio a un costo inferiore.

Questa teoria era molto apprezzata tra gli approcci comportamentali poiché capace di quantificare e misurare e per via della sua semplicità. Tuttavia, nel tempo e con l’emergere di paradigmi cognitivi e costruttivisti, è diventata obsoleta. Nel presente articolo analizziamo la teoria dell’interscambio sociale insieme alle critiche che ha ricevuto, per conoscerla in modo più approfondito.

Sagome di omini che si tengono per mano

Caratteristiche della teoria dell’interscambio sociale

Come accennato, la teoria dell’interscambio sociale ruota intorno agli aspetti economici delle relazioni. Secondo questa teoria, ogni volta che abbiamo una relazione, facciamo un bilancio dei suoi costi e benefici e in base al risultato le daremo un valore maggiore o minore. Modificando la nostra interazione sociale in base a queste scale, essa raggiungerà uno stato ampiamente soddisfacente per noi.

Questa teoria si basa su due principi che supportano tutto il ragionamento:

  • Individualismo: questo principio postula che ogni comportamento è sempre diretto verso l’individuo. Anche gli atti puramente sociali sarebbero solo comportamenti intermedi per un obiettivo individuale.
  • Edonismo: lo scopo ultimo dell’essere umano è raggiungere la soddisfazione e il piacere. Quindi tutti i comportamenti saranno focalizzati sul raggiungimento di tale piacere.

Dopo aver osservato questi due postulati, il ragionamento diventa ovvio: le relazioni sociali sono orientate verso un obiettivo personale (individualismo) e il raggiungimento di questo obiettivo deve fornire piacere (edonismo), quindi deve essere redditizio in termini di costi-benefici.

Bisogna tenere presente che questa teoria deriva dal comportamentismo, che si basa su un paradigma di “stimolo-risposta” senza affrontare le variabili cognitive. Nella teoria dell’interscambio sociale, gli stimoli sui rapporti sociali sarebbero rappresentati dai costi e dai benefici che ne derivano. La risposta a questi stimoli sarebbe semplice: di fronte a un bilancio negativo si lascia la relazione e di fronte a un bilancio positivo la si mantiene.

È una teoria che risultò molto interessante durante il periodo comportamentale della psicologia. Tuttavia, dopo la comparsa del cognitivismo, ha incontrato seri problemi e forti critiche. Qui di seguito esploreremo gli errori e i limiti della teoria dell’interscambio sociale.

Ragazzi che parlano e rappresentano l'interscambio sociale

Critiche alla teoria dell’interscambio sociale

La prima limitazione che possiamo trovare nella teoria dell’interscambio sociale è la sua scarsa preoccupazione per i processi interni. Prende solo in considerazione gli stimoli positivi e negativi ricevuti dagli altri, ma all’interno dell’individuo avviene un’elaborazione molto più complessa quando un atteggiamento viene generato dall’esterno.

Un altro aspetto che possiamo criticare di questa teoria è la validità dei suoi due postulati teorici. Sia il paradigma individualista che quello edonista sono diventati obsoleti nell’attuale panorama della psicologia. Presentano una serie di errori teorici che smantellano la loro validità.

Per quanto riguarda l’individualismo, è vero che c’è una grande preoccupazione per sé stessi e che parte dell’interazione sociale è utilizzata a proprio vantaggio, ma è sbagliato dire che tutto il comportamento è diretto a favore dell’individuo. I comportamenti di supporto reciproco e la collettività favoriscono fortemente l’adattamento, quindi è facile che ci siano comportamenti non individuali in natura. Inoltre, studi sull’identità sociale ci mostrano come abbandoniamo la nostra individualità per sentirci parte di un gruppo e come i nostri obiettivi cambiano in questo senso.

Per quanto riguarda il postulato edonistico, si ha un errore di forma. L’edonismo ci dice che l’obiettivo del comportamento umano è il piacere. Ma sappiamo che la gioia o il piacere in sé servono come incentivo per apprendere un comportamento diretto verso gli obiettivi. Questo ci porta ad affermare che il piacere è il mezzo e il fine. Il piacere serve per raggiungere il piacere. Questo diventa in larga misura una tautologia che non fornisce alcuna informazione.

Come possiamo vedere, la teoria dell’interscambio sociale è interessante da conoscere per lo studio della psicologia sociale. E forse è stata utile per spiegare alcuni aspetti dell’interazione sociale, ma attualmente è lontana dalla teoria integrata sulla realtà sociale in cui vivono gli esseri umani.