Teoria sociometrica e importanza dell’opinione altrui

14 Marzo 2019
Quanta importanza diamo all'opinione che gli altri hanno di noi? Sebbene la risposta possa sembrarci semplice e crediamo che in fondo non ci importi troppo, a quanto pare esiste un meccanismo interno che ne ha il controllo, indipendentemente dal fatto che ne siamo consapevoli o meno.

Quanta importanza diamo all’opinione che gli altri hanno di noi? Si tratta di un aspetto che tendiamo spesso a sottovalutare. Anche se può sembrare incredibile, a quanto pare possediamo un meccanismo interno con il quale adattiamo il nostro comportamento a questa variabile. Per approfondire la questione, oggi parleremo della teoria sociometrica.

La teoria sociometrica ci parla di un meccanismo psicologico che aiuta a minimizzare le probabilità di rifiuto. Questo è strettamente legato all’autoregolamentazione del nostro comportamento in coppia o con gli altri.

Tale meccanismo di regolamentazione sembra rispondere ai cambiamenti nel valore relazionale. Fornisce un quadro per l’analisi dei fenomeni come l’autostima e la sensibilità al rifiuto. Oltre ai disturbi della personalità e a molte delle reazioni che le persone hanno in relazione agli altri.

Questo indicatore psicologico può anche fornire informazioni preziose su ciò che accade quando le persone si autoregolano in modo disfunzionale. Questa forma di autoregolamentazione danneggia ulteriormente i loro rapporti con gli altri. Strettamente correlato all’autostima, il sociometro influisce e influenza anche le nostre emozioni.

A seguire entreremo nel dettaglio della teoria sociometrica. Continuate la lettura!

Basi evolutive della teoria sociometrica

La teoria sociometrica è stata sviluppata da Baumeister e Leary. Successivamente, è stata ampliata da Gardner, Pickett e Brewer. Nasce in base all’idea che l’essere umano è praticamente incapace di sopravvivere e riprodursi senza mantenere minime relazioni sociali. E che, pertanto, ha sviluppato un sistema che gli consente di mantenere con successo queste relazioni.

Ha bisogno, tuttavia, di un sistema che monitori le reazioni altrui ai propri comportamenti; in particolare, in relazione alle azioni che possono causare un rifiuto sociale.

Questo sistema di monitoraggio avverte l’individuo dei possibili cambiamenti nel suo stato di inclusione o accettazione sociale. Questo meccanismo di valutazione dello stato delle nostre relazioni ci motiva ad assumere comportamenti che rimediano alle situazioni che potrebbero danneggiarle.  Ci avverte anche di qualsiasi comportamento che possa mettere in pericolo i nostri legami sociali.

L’essere umano ha dunque sviluppato un meccanismo psicologico che monitora l’ambiente visivo indiretto alla ricerca di indizi che siano rilevanti per il suo valore relazionale nel proprio ambiente.

Persone che si abbracciano

Le emozioni come strumenti di misurazione

Secondo la teoria sociometrica, l’autostima è un indicatore della qualità delle nostre relazioni sociali. Quando le persone adottano comportamenti che le portano a sentirsi respinte dal gruppo, la loro autostima ne risente e diminuisce. Se, al contrario, adottano comportamenti legati a emozioni positive, l’autostima aumenta. Potremmo quindi affermare che l’autostima possiede un’importante componente emotiva.

Da un punto di vista evolutivo, la natura ci ha provvisti di un sistema d’allarme che tende a segnalare con il dolore le situazioni che ci vuole far evitare. Allo stesso modo, segnala con il piacere quelle che vuole che ripetiamo.

Quando i bisogni di una persona non vengono soddisfatti, si verificano reazioni avverse. Lo scopo è che il corpo reagisca e ponga rimedio alla situazione sgradevole o minacciosa. E questo vale anche per il bisogno d’appartenenza. Le emozioni servono ad avvisarci di eventi che hanno implicazioni significative per il nostro benessere. Tutte le emozioni sono adattive.

Persone con disegni di emozioni sui loro volti

Teoria sociometrica e funzionamento del sociometro

Questo sistema di monitoraggio sembra agire lontano dalla sfera cosciente e lo fa fino a quando non viene rilevato che il valore relazionale è basso o in calo. È questo il momento in cui l’individuo comincia a considerare coscientemente la situazione. Se la persona ha sperimentato di recente un’esperienza di rifiuto, sarà più sensibile a ciò che gli altri pensano di lei. In questo caso, dedicherà maggiori risorse cognitive per ragionare sulla situazione sociale.

Questa teoria, in realtà, spiega che l’autostima è solo un indicatore e, pertanto, non ha senso agire su di esso. Lo psichiatra Pablo Malo ha proposto il confronto di questo fenomeno con la spia del carburante di un’auto:

“Per una persona con bassa autostima, cercare di alzarla sarebbe come manomettere l’ago dell’indicatore di carburante di un’auto per avere più benzina. Se vogliamo avere più benzina, quello che dobbiamo fare è riempire il serbatoio. “

Questo ci porta a pensare che l’autostima sia in realtà rafforzata dall’acquisizione di abilità sociali e dallo sviluppo di competenze che facilitino il nostro adattamento sociale. In questo senso, l’autostima sembra essere influenzata dal modo in cui ci sentiamo adattati all’ambiente e dal modo in cui valutiamo questo adattamento.