Trovare una spiegazione: ansiolitico naturale

Non ci pisce vivere nell'incertezza, ecco perché cercare una spiegazione agli eventi fa parte della nostra vita di tutti i giorni. Ma sono sempre valide spiegazioni?
Trovare una spiegazione: ansiolitico naturale

Ultimo aggiornamento: 28 aprile, 2021

In un mondo guidato dalla logica razionale, trovare una spiegazione per tutto è quasi obbligatorio. Il linguaggio scelto per la comunicazione di base risponde alla categoria di linguaggio indicativo, proprio della descrizione, dell’interpretazione e delle spiegazioni.

È il linguaggio della causalità lineare, per cui il ragionamento consiste nella ricerca delle origini (causa-effetto). Nel dialogo capita spesso di attivare quell’automatismo dedicato alla ricerca della causa, del motivo principale e di una spiegazione.

Questa tendenza a trovare una spiegazione, le motivazioni alla base di un evento nel linguaggio verbale si traduce nella ricerca del “perché?”. Ebbene, perché lo facciamo e a cosa ci serve?

La ricerca del perché, di una spiegazione, della consapevolezza e poi della calma

L’essere umano si preoccupa di rispondere ai quesiti della vita nel tentativo di fare chiarezza. Non sopporta il dubbio, la “non risposta”, qualcosa che implicherebbe assenza di controllo su eventi, persone e cose.

Il principio esplicativo è stato il principio delle scienze classiche, che concepivano un universo puramente determinista. Un universo in cui la certezza e la verità invocavano un ordine in grado di mantenere il mondo complessivamente in equilibrio.

Edgard Morin afferma che secondo a prospettiva delle scienze classiche, il principio della spiegazione intendeva la contraddizione come un errore cognitivo.

Questo principio non solo è stato applicato alla ricerca scientifica, ma è anche riuscito ad affermarsi in quanto stile cognitivo socioculturale, come modalità di elaborazione della conoscenza.

L’epoca post-moderna, invece, riconosce e affronta le contraddizioni e concepisce l’esistenza di diversi punti di vista su uno stesso argomento.

Donna che riflette da sola.

La logica del perché causale-lineare

La logica del perché causale-lineare fa parte della consueta interazione tra esseri umani, in misura maggiore o minore a seconda della cultura di appartenenza.

Di certo chiedersi e rispondere con un perché è un modo per trovare una spiegazione e per capire tutto, dalle situazioni più insignificanti alle più complesse da risolvere.

Per esempio, se ci fa male lo stomaco, pensiamo subito a cosa abbiamo mangiato, a cosa potrebbe averci fatto male.

Se un nostro amico si comporta in modo preoccupante, ci domandiamo quale sia la causa che lo ha portato a tanto. Pensiamo istintivamente al perché delle cose.

Molto spesso ci ritroviamo a chiederci il perché di quello che ci succede nella speranza segreta di trovare la causa, di acquisire quella consapevolezza che ci libererà dal problema.

In terapia i pazienti si pongono spesso quesiti quali: “Ma… perché mi è successo?”, “Perché a me?”, “Cosa sto facendo?” o “Perché lo faccio?”. Perché, perché e ancora perché, come se trovare la causa fosse la formula per risolvere il conflitto.

L’esercizio del perché inizia sin dall’infanzia. Da piccoli le nostre domande in merito al perché delle cose spingono i nostri genitori a rispondere in modo semplice e lineare con il meccanismo di causa ed effetto.

Domanda dopo domanda, i nostri genitori rispondono più o meno pazientemente ai nostri “E perché?” e soddisfano i nostri dubbi con risposte lineari e certe.

“Perché” è una delle parole più usate nella vita di tutti i giorni. Un termine potente che rappresenta un ponte per ottenere informazioni sulla base di determinate risposte.

Un concetto che apre le porte a nuove conoscenze, che ci permette di riflettere, pensare e andare a fondo nelle situazioni, tra le persone coinvolte, nel nostro passato.

Trovare una spiegazione, causa-effetto

Le spiegazioni causali possono indicare una molteplicità di motivi:

  • Potrebbero obbedire al contesto relazionale (un perché interazionale). Ad esempio: ho reagito così perché l’altra persona mi ha urlato contro”.
  • Spesso non si prosegue con il classico: “l’altra persona ha reagito così perché io le ho detto di non disturbarmi”. Di conseguenza, si ascolta solo una versione del circuito relazionale.

Altre spiegazioni

Le più comuni si traducono nella ricerca delle cause nel passato, nell’infanzia o nell’adolescenza, mediante una psicanalisi selvaggia.

Secondo questa linea di pensiero, a volte l’enfasi non risiede né nella circolarità né nella linearità, bensì nell’esigenza di trovare un motivo alle cose insita nella struttura o nel funzionamento della mente umana.

Di fronte al disordine e all’entropia dell’esperienza, l’essere umano prova a trovare una parvenza di ordine che possa far funzionare le cose.

Ecco che si stabiliscono norme sociali, religiose, culturali, famigliari per correggere e rettificare errori in fase di apprendimento.

Dal canto suo, il linguaggio verbale regola la comunicazione -nella sua accezione isomorfica- mediante la sua stessa codificazione e, in una certa misura, regola l’interazione mediante sintassi del discorso e articolazioni semantiche.

Rivotril esplicativo: trovare una spiegazione è l’antidoto per l’ansia?

Dinnanzi a un evento che provoca incertezza e conseguente angoscia, la tendenza a voler risalire alle origini dello stesso produce effetti sedativi momentanei e duraturi. Dunque, il desiderio di trovare un perché ha la stessa funzione di un Rivotril esplicativo.

L’acquisizione di nuove informazioni, come un costrutto linguistico che genera la comprensione dell’evento, spinge la persona a provare una certa sicurezza, che le offre stabilità all’interno del sistema nel quale è immersa.

In sintesi, il sistema nel quale una persona è immersa rimane stabile. Tuttavia, di fronte all’irruzione di un evento o di un avvenimento critico (come può essere un lutto, un trasferimento, un licenziamento, ecc) entra in gioco la rottura degli equilibri (crisi) e sorge spontanea la domanda: perché mi è successo?”.

Così, spiegare i fatti rende possibile, mediante la comprensione e l’azione, il ripristino di una certa sicurezza come primo passo per l’acquisizione di un nuovo equilibrio.

Donna che pensa a una soluzione.

Alcune spiegazioni e i loro effetti

Alcune spiegazioni servono per uscire velocemente da un momento di tensione, ma non cambiano la situazione. Sono quelle in cui le informazioni fornite dal perché risultano essere superficiali.

Il loro scopo è mantenere momentaneamente l’equilibrio precedente alla comparsa di un problema. In altre parole, sono palliative e non portano a ridimensionare l’entità del problema.

Per esempio, la razionalizzazione e l’intellettualizzazione sono meccanismi di difesa che possono essere considerate spiegazioni di questo tipo, fintanto che la persona avalla con giustificazioni sul perché succede ciò che succede, come attitudini conflittuali o tratti somatici.

Queste spiegazioni sono ansiolitiche, risolvono l’ansia momentaneamente e spiegano il fenomeno con la categoria nella quale rientra lo stesso. Tenete a mente che classifichiamo tutti gli oggetti del mondo in categorie.

Dinnanzi alla comparsa di un problema, è un tentativo per dare una spiegazione alla categoria in cui risiede un dato oggetto. Ad esempio: “è un pessimo studente perché è approssimativo” oppure “beve molto perché è un alcolista”.

Ebbene, non sono rare neppure le spiegazioni ansiolitiche secondo le quali la persona si domanda il perché di un determinato stato d’animo -come la tristezza o l’angoscia- senza un motivo apparente e indistinto, e nasce immediatamente la necessità di risalire alle origini dello stesso.

In linea di massima questo può indurre a trovare la risposta in un elemento esterno, sciocco o superficiale: “mi sento triste perché piove.. perché la giornata è grigia” (attribuendo il significato della tristezza alla pioggia).

Inoltre, spesso vengono coinvolte persone affettivamente vicine (amici, familiari, ecc), le cui reazioni vengono considerate motivo di inquietudine o alterazione: “Mi succede perché mi fai innervosire”.

Trovare una spiegazione, agire e crescere

La spiegazione ansiolitica, o Rivotril esplicativo, viene spesso utilizzata, ma viene anche confusa con un altro tipo di spiegazioni che modificano le azioni e stimolano la crescita.

A quanto sembra, quando classifichiamo in categorie ciò che ci succede ci sentiamo più tranquilli, nonostante questo non implichi un cambiamento nelle azioni.

O meglio, si dà un nome a ciò che ci succede, il che ci evita di dover navigare nel mare dell’incertezza che dà origine al fatto di non sapere.

Ma la certezza della spiegazione ci assicura un cambiamento nelle interazioni. La questione si blocca laddove non si fa nulla per cambiare.

Sarebbe interessante ipotizzare in che modo prosegue il meccanismo a partire dal momento in cui si conoscono le cause, ovvero come posso realizzare una nuova azione nello specifico e risolvere il problema.

I rivotril esplicativi sono pseudomotivi che non aggiungono contenuto né provocano un cambiamento di mentalità. Le vere spiegazioni consistono nel ricategorizzare, vale a dire nel collocare in altre categorie ciò che mi succede per riuscire a riformularlo.

Si tratta di spiegazioni ristrutturanti che promuovono il cambiamento, quelle che saggiamente producono un cambiamento di categoria e che, quindi, inducono nuove azioni.

Nel frattempo, sembra che le risposte ansiolitiche ci servano a sopravvivere in un modo che ci riempie di incertezze.

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