Tutti contro di me!

· 19 aprile 2015

A volte ci sono persone che si lamentano sempre delle offese ricevute. In generale, si riferiscono all’emissione di opinioni. Quest’ultime riguardano il modo in cui ci si relaziona, a livello lavorativo, familiare, sociale, e il modo in cui si interagisce rispetto ad autorità o professionisti in qualsiasi campo.

Uno dei principali problemi che si presentano nelle relazioni interpersonali ha a che vedere con la comunicazione, sia essa lavorativa, familiare, sociale o di coppia. 

Una situazione tipica tra le coppie è, per esempio: il marito arriva a casa e, vedendo che la cena non è pronta, giunge alla conclusione che la moglie abbia passato tutta la giornata con le amiche. Dinanzi alle accuse del marito, la moglie reagisce: “Mi stai dando della scansafatiche?”.

In ambito lavorativo troviamo sempre l’impiegato convinto che il capo lo consideri inferiore agli altri, anche solo per aver sentito delle frasi isolate da una conversazione.

La persona che è solita lamentarsi della sua scarsa relazione con gli altri può provare rabbia, ira, tristezza, amarezza e sfiducia, tra le varie emozioni negative. Questo può causare risposte iraconde, persino violente nei confronti delle altre persone oppure cadere in stati depressivi o ansiosi. Quando controlliamo con attenzione il problema, vediamo che parte di esso ha origine nel modo in cui viene percepito.

Il principale errore nella comunicazione tra le persone è la tendenza all’interpretazione o supposizione di quello che dice l’altro. Si tende a dare un significato che va oltre a quello espresso, secondo le emozioni e il modo di pensare di chi ascolta.

Le distorsioni sono spesso modi sbagliati di pensare, sono una rottura nel pensiero logico e della probabilità. Tra esse distinguiamo la speculazione, la generalizzazione, la massimizzazione, il catastrofismo. Si può parlare di 9 stili del pensiero nocivo, conosciute  come distorsioni cognitive nella psicologia cognitiva comportamentale.

Le espressioni e il modo in cui si utilizzano di solito ci indicano qual è il fumo che offusca la comunicazione. Una generalizzazione, molto nota tra le donne, è quella secondo cui gli uomini sono tutti uguali, argomento ricorrente nelle conversazioni sull’infedeltà. Tuttavia, la minoranza del genere maschile rappresenta statisticamente i più di 2500 milioni di uomini presenti sul pianeta terra? Analizzare in modo oggettivo tale convinzione ci porta a riconoscere che è un errore di logica. 

Quando le persone si trovano in uno stato d’animo alterato, sono solite interpretare quanto ascoltato secondo lo stato d’animo in questione. Sono tipiche parole come “tu hai detto X e io ho capito Y”. Il problema non è tanto di chi parla, ma di chi interpreta. Non bisogna interpretare in modo soggettivo.

Le proiezioni e le distorsioni unite all’ego sono un cocktail tossico che danneggia ed interferisce nella comunicazione. Famiglie separate, persone ferite, divorzi e persino omicidi spesso avvengono solo perché si dà libero sfogo alla propria macchinazione mentale. Le offese irreali sono il risultato di questa situazione. Quanti libri sarebbero finiti in soli due capitoli se i personaggi avessero parlato quando dovevano?

L’ego è solito comparire per difendere con veemenza la ragione di chi distorce ed interpreta dando un significato che non esiste. Non si ascolta e non si permette la riflessione poiché si collega la frase ascoltata o il gesto visto alla propria autostima con falsa convinzione di essere perfetti.

In molte occasioni, le persone provocano un impatto affettivo negativo solo in seguito al proprio modo di pensare. Vittima delle proprie distorsioni, la persona dà vita ad una condotta nociva. In qualsiasi tipo di conversazione crede di esserne il soggetto. Da ciò derivano due pensieri paranoici, di carattere persecutorio: Gli altri la/o vogliono ferire; quello che succede è sempre intenzionale.

Per avere una comunicazione di qualità è importante:

1.- No speculare. Domandate e ridomandate, se non capite in modo soddisfacente cosa vi stanno dicente. Non mettete nella bocca di una persona parole che non ha detto.

2.- Non interpretare. La nostra lingua non ha bisogno di interpretazione. Essa è per chi non è madrelingua. Le interpretazioni sono soggettive e sono tinte con il significato che viene esse dato e probabilmente quando lo fate, vi basate sulle idee e le emozioni che vi apportano.

3.- Non massimizzare. Ricordate che le persone sono uniche e hanno il libero arbitrio.

4.- Non proiettare.

5.- Fare una pausa. Se siete arrabbiati, fermatevi un momento. Domandatevi: “Quali prove ci sono di quello che penso?”.

6.- Non usare il lettore della mente. Nessuna persona può leggere la mente di un’altra. Il fatto di conoscere una persona da molto tempo non vi concede il potere di conoscerne i pensieri e le emozioni. Non dimenticare di allontanare la tentazione di interpretare tutto in base al senso che suscita in voi.

7.- Ricordate l’obiettivo della comunicazione. Si tratta di formare un canale attraverso cui le persone possono trasmettere le proprie emozioni, sensazioni e pensieri. A tale scopo, è necessario un ascolto attivo: interessarsi in modo genuino, chiedere al momento giusto. Non giudicare.

8.- Essere empatico. Mettersi nei panni dell’altra persona e poi tornare al proprio posto ed agire. Non è pensare al posto dell’altro. Come vi piacerebbe essere trattati? Questa è l’empatia. Agire come vorremmo che facessero gli altri.

9. Il catastrofismo significa aspettarsi sempre il peggio. Questo atteggiamento causa ansia.