Un bambino triste e svogliato, cosa nasconde?

Dietro un bambino triste, che rifiuta di fare i compiti non sempre c'è la maleducazione. A volte si cela una realtà emotiva sottovalutata, che potrebbe avere origine dall'ansia, dal bullismo o da bisogni educativi non individuati.
Un bambino triste e svogliato, cosa nasconde?

Ultimo aggiornamento: 09 marzo, 2021

Un bambino triste che non gioca, che risponde con apatia o in modo svogliato alle nostre domande non sempre viene capito fino in fondo.

Nonostante sia più facile fare ricorso allo strumento del rimprovero per rispondere al suo comportamento, dobbiamo considerare un aspetto semplice: dietro lo sconforto potrebbero nascondersi realtà sottostimate, emozioni negative e problemi sottostanti che dobbiamo individuare.

Ammettiamolo: in qualche modo, molti bambini e adolescenti tristi finiscono per diventare adulti altrettanto tristi. Se ci abituiamo sin da piccoli a convivere con questa continua frustrazione e se l’ambiente a cui apparteniamo si limita a reagire con critiche e rimproveri, questa sensazione di fallimento finisce per cronicizzarsi.

L’autostima risulta danneggiata precocemente e quasi in modo irreversibile. Lo sconforto è solo una maschera, un atteggiamento nei confronti del mondo, che però nasconde qualcosa in più. Si tratta dell’espressione di un meccanismo interiore che bisogna intercettare quanto prima.

E questo perché non c’è niente di più pericoloso e desolante dello sconforto, che è mancanza di motivazione tale da relegare il bambino all’angolo del disinteresse, della rabbia costante e di quel comportamento che è quasi sempre oggetto di rimprovero e mai di comprensione.

Se non ricordo male, l’infanzia consisteva nell’avere voglia di ciò che non potevamo avere.

-Audur Ava Olafsdóttir-

Bambino triste al pianoforte.

Il bambino triste: cosa spiega questa attitudine?

Se c’è una cosa che piace a tutti noi è vedere un bambino curioso, un bambino che si relaziona all’ambiente, che pone domande, che gioca, che non fa altro che muoversi, toccare, sperimentare.

L’infanzia è movimento ed energia, è voglia di capire e di prendere il proprio posto in una realtà nella quale sentirsi costantemente amati e accettati.

Proprio per questo, forse, fa una certa impressione vedere un bambino triste e che, sdraiato a letto o con il viso appoggiato sul banco, preferisce non solo la tranquillità ma opta anche per un’attitudine di rifiuto di fronte a qualunque impegno.

Osservando queste situazioni così comuni, dobbiamo capire un aspetto principale: a promuovere la motivazione interviene l’emozione. Almeno, secondo un articolo pubblicato sul Journal of Educational Psychology, di Adele Gottfried.

Se un bambino, un adolescente o un adulto manifesta tristezza, probabilmente dietro questa situazione si nasconde una realtà emotiva complessa. Dunque, se ci limitiamo a punire il bambino per il suo comportamento, in realtà non stiamo facendo altro che continuare ad alimentare il suo malessere.

Bambina triste.

Cosa potrebbe nascondersi dietro lo sconforto di un bambino triste?

Dietro lo sconforto possono celarsi un’infinità di realtà. Inoltre, dobbiamo prendere coscienza di un aspetto importante: i bambini non sempre possono contare sulle risorse necessarie a spiegare esattamente ciò che stanno passando. Ecco perché dobbiamo stare al loro fianco e aiutarli ad aprirsi.

Scopriamo, dunque, cosa nasconde un bambino triste:

  • Problemi di apprendimento e frustrazione. Non dimentichiamo che in classe, alcune volte, c’è un certo numero di bambini con bisogni educativi speciali non riconosciuti. Così, problemi come la mancanza di attenzione, la plusdotazione intellettiva o la dislessia, di solito generano sconforto nei bambini.
  • Non possiamo nemmeno escludere il bullismo. Ci sono famiglie che non sono consapevoli della quotidianità traumatica che devono affrontare molti bambini a scuola. Dunque, non escludiamo questa possibilità.
  • Un’altra caratteristica tipica è un altro aspetto. Ci sono bambini e adolescenti che passano dal “non posso al non voglio farlo” nel giro di poco. Insegnare precocemente ai bambini a tollerare e a gestire la frustrazione, l’ansia e la sensazione di fallimento, permetterà loro di maturare da questo punto di vista.
  • Non possiamo neppure trascurare un dettaglio importante. Molti bambini si sentono sotto stress. E non solo: ricercano le attenzioni dei genitori. Dedicare loro del tempo per giocare, per condividere momenti in famiglia in cui sentirsi ascoltati, apprezzati e capiti sarà un’iniezione di emozioni positive ideali per ritrovare la motivazione.

Come trattare la tristezza infantile e giovanile?

Il bambino triste non ha bisogno né di rimproveri né punizioni in risposta al suo comportamento. Ha bisogno delle nostre cure. Proviamo per un attimo a metterci nei suoi panni e a ricordare come ci si sente quando sconforto e apatia ci abbracciano.

La sensazione non è piacevole ma, visto che siamo adulti, l’esperienza ci ricorda cosa possiamo fare in queste situazioni; i bambini, invece, non hanno esperienza a sufficienza per sapere come reagire.

Dunque, è necessario tenere conto delle seguenti strategie:

  • Essere empatici. La vicinanza che accoglie senza giudicare è il meccanismo migliore per fare in modo che il bambino possa parlarci delle sue emozioni, di ciò che prova e che gli succede.
  • Dialogo positivo. Fare uso di una forma di comunicazione emotivamente positiva favorirà anche una connessione con il piccolo. Dobbiamo provare a lavorare anche sulla sua motivazione, ricordandogli le sue qualità, il suo potenziale e le sue possibilità.
  • Bisogna creare un rifugio emotivo sicuro per fare in modo che il bambino si senta a suo agio nel comunicare e affinché veda i suoi problemi da nuovi punti di vista.

E poi…

  • Ricominciare. Alcune volte, per ritrovare la motivazione persa è necessario ricominciare da zero. Una cosa semplice come cambiare routine e offrirgli nuovi stimoli, sfide e proposte, può far sì che il bambino metta da parte la frustrazione o la negatività trovando nuovi interessi.
  • Trovare qualcosa che gli piaccia (uno sport, musica, qualunque altra passione..) potrebbe dare una scossa e, inoltre, potrebbe essere una nuova strategia per entrare in contatto con i bambini attraverso un’attività.
Ragazzino che suona la chitarra.

Conclusioni

Il bambino triste non ha bisogno di rimproveri, ma di attenzioni. Non trascuriamo quello sguardo spento, quel comportamento inadeguato, quella parola fuori luogo o quel “non posso”.

La motivazione è vita, dunque non possiamo permettere che i bambini perdano nemmeno un pizzico di quella forza generata da questo motore della loro vita.

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