Segreti per un dialogo liberatorio

· 9 maggio 2016

I segreti per riuscire a intavolare un dialogo liberatorio sono molti, perché saper comunicare, dire e comprendere è una vera arte. Dovete imparare ad interpretare i silenzi, a fare delle pause, a intervenire nel momento giusto. Dovete saper ascoltare e avere la capacità di comprendere l’altro, all’interno del suo contesto.

Quando parliamo di “dialogo liberatorio”, ci riferiamo a un modo di conversare che permette alle persone coinvolte di esprimersi liberamente. Esprimersi significa liberarsi dall’angoscia del non poter comunicare. Un dialogo liberatorio, dunque, deve prima di tutto essere uno spazio in cui tutti possano comunicare in modo autentico.

Senz’altro ci sono molti dialoghi che possono sembrarci banali e poco importanti, ma tanti altri hanno una grande importanza, e per questo è fondamentale sapere cosa stiamo dicendo e cosa, invece, è bene tenere per noi. Dobbiamo parlare la stessa lingua e stabilire un collegamento sincero con l’altra persona, in modo da ottenere una vera comunicazione.

“La storia non è che un dialogo, piuttosto drammatico, tra l’altro, tra l’uomo e l’universo.”

-María Zambrano-

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L’importanza del silenzio nel dialogo

Molte persone sentono un bisogno acuto di essere ascoltate. Per questo parlano e parlano e parlano, senza sosta, tanto che il loro comportamento può risultare fastidioso per chi si trova accanto a loro. Questo bisogno di comunicare in continuazione a volte nasce da un profondo egocentrismo, ma altre volte è semplicemente il riflesso di preoccupazioni profonde o della necessità di auto-affermarsi.

Non tutti sono in grado di cogliere il valore del silenzio né di capire che la comunicazione è un processo in cui entrambe le parti devono poter parlare e saper stare in silenzio. Per questo motivo, non devono verificarsi casi in cui un presunto dialogo si trasformi in un monologo.

Potremmo dire, quindi, che la prima condizione per intavolare un dialogo liberatorio è quella di aver sviluppato la capacità di comprendere e dare valore al silenzio. Non a un silenzio sinonimo di assenza, ma al silenzio dell’ascolto, dell’attenzione e del riconoscimento di ciò che l’altro dice.

La disposizione al dialogo

Il dialogo tra due persone può essere genuino solo se l’intenzione di dialogare è innocente. Questo significa che dobbiamo essere disposti all’ascolto e pronti a fare uno sforzo per capire. Stare zitti mentre l’altro parla, quindi, non è sufficiente. Bisogna anche essere attivi mentalmente, durante il silenzio.

Quando c’è una vera disposizione al dialogo, l’ascolto sereno, comprensivo e curioso nasce da solo. Essere sereni significa anche scegliere un momento di dialogo in cui non ci siano emozioni troppo forti in corso. E, se lo sono, è importante assicurarci di essere in grado di controllarle prima di parlare.

L’ascolto attivo è un ascolto curioso. Non si limita a restare in silenzio e ad accettare tutto ciò che l’altro dice, ma ci richiede di domandare maggiori informazioni per chiarire o capire meglio ciò che l’altro sta dicendo. Le domande sono un ottimo modo di stabilire una connessione e rappresentano una dimostrazione del nostro ascolto per l’altro.

L’ascolto comprensivo consiste nella capacità di mettersi nei panni dell’altro e di cogliere cosa prova quando si esprime. Stare attenti ai suoi sentimenti e alle emozioni che ci comunicano attraverso il canale non verbale. Perché il dialogo liberatorio va al di là delle parole, significa anche captare i sentimenti che affiorano durante la conversazione.

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Il giudizio è la condanna  a morte di qualsiasi comunicazione

Assumere il ruolo del giudice, come se l’altra persona fosse l’accusato chiamato a testimoniare in un processo, non è mai una buona idea. Questo atteggiamento spalanca le porte alla sfiducia, al timore, alla tensione e alla non-comunicazione.

Nessuno vuole dialogare con qualcuno che lo giudica o che vuole fargli la predica. In un dialogo liberatorio possono saltare fuori aspetti scomodi, confessioni difficili o forse verità che avremmo preferito non conoscere. Ma solo così il dialogo può essere davvero liberatorio. Tuttavia, non è possibile se una delle persone coinvolte è nella posizione di censurare o comandare i comportamenti dell’altro.

È importante anche essere ben informati sull’argomento o il problema di cui si sta parlando, prima di dare un giudizio. I ragionamenti migliori, di solito, provengono da persone che hanno sofferto un problema simile e hanno esperienza nell’ambito. Anche l’aiuto di un professionista spesso è la migliore opzione.

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Importante: lasciate scorrere il dialogo!

Riuscire a stabilire una profonda connessione con l’altro è fondamentale, e ascoltare attentamente, senza interruzioni o digressioni, è sano e conveniente. Eppure, molte volte interrompiamo il dialogo perché ci siamo dimenticati di qualche dettaglio che l’altra persona ci aveva dato prima o perché qualcosa non ci convince.

In questi casi, è meglio lasciar parlare la persona senza interromperla e annotare questi dubbi su un foglio. Quando l’altro avrà finito il suo discorso, riprendete passo passo la sua argomentazione e dategli la vostra opinione in merito. Ovviamente, senza trasformare il dialogo in un copione troppo rigido.

Anche l’ambiente in cui si svolge la conversazione può essere importante. Se volete parlare di un argomento delicato o che richiede il massimo dell’attenzione, è bene cercare un luogo che vi impedisca di essere interrotti oppure di parlare in pubblico un argomento molto personale. Il posto adeguato contribuisce alla fluidità del dialogo.

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Cinque consigli pratici

A partire da tutto quello che vi abbiamo detto, ecco cinque regole fondamentali affinché un dialogo sia davvero uno spazio liberatorio per entrambe le parti:

  1. Trovare il posto e il momento giusto. Non ci dev’essere fretta e bisogna evitare le interruzioni.
  2. Fare un accordo sull’argomento di cui si parlerà. Per quanto sembri strano, a volte il dialogo fallisce perché nessuno ha definito con chiarezza di cosa si sta parlando. Se entrambe le persone sono d’accordo, possono gentilmente far notare all’altro che sta deviando dal discorso quando l’altro tocca argomenti diversi.
  3. Darsi un obiettivo. A che cosa serve quel dialogo? La cosa migliore è definirlo in partenza, e, nel farlo, evitare propositi poco realistici o autoritari. Per esempio, l’obiettivo non dovrà mai essere “Per farti cambiare” o “Per farti smettere di fare così” o “Perché tutto vada alla perfezione.” Piuttosto è bene orientarsi verso obiettivi come la comprensione di fronte ad argomenti concreti.
  4. Stabilire le regole di base. Per esempio, impegnarsi a non interrompere l’altro mentre sta parlando e dare un limite di tempo a ogni intervento. Anche se all’inizio potrebbe sembrare un può artificioso, è fondamentale per far scorrere la conversazione.
  5. Impegnarsi a parlare di se stessi, non dell’altro. È una regola molto sana: esprimete ciò che sentite e non fate riferimento a ciò che sente l’altro. Questo vi allontanerà dalla sensazione di dare giudizi, nella maggior parte dei casi, gratuiti.
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