Una bugia tira l'altra, lo dimostra la scienza

Può una bugia bianca condurci lungo il sentiero di un inganno più grande? Dopo aver detto una bugia, cosa possiamo smettere di mentire? Perché a volte sentiamo di non avere altra scelta che alterare la realtà?
Una bugia tira l'altra, lo dimostra la scienza

Ultimo aggiornamento: 16 agosto, 2022

La saggezza popolare dice che una bugia tira l’altra. Come se fosse una palla di neve, quando si mente si è quasi inevitabilmente attratti dal perseverare per rendere il tutto più credibile.

Questa tendenza è stata studiata dagli esperti in psicologia umana. Nelle righe che seguono sulle conoscenze della scienza in merito alle bugie e la tendenza a un ciclo infinito di menzogne.

Mentire è un’abilità

Mentire o barare fa parte della nostra natura. Altri animali, come gli scimpanzé o i pesci palla, nonché alcune piante, sono in grado di manipolare. Gli esseri viventi hanno dovuto sviluppare questa capacità per sopravvivere.

Nel caso degli esseri umani, mentire è una capacità che si evolve durante lo sviluppo, alla pari di camminare o parlare. Il 30-50% dei bambini tra i 2 e i 3 anni cerca di mentire ai genitori, ma queste bugie sono poco credibili. Per esempio, “ho visto il vicino sollevare un’auto con il mignolo”.

Intorno ai 4 anni l’80% dei bambini è in grado di mentire (e lo fa regolarmente) sulla base della teoria della mente per cui si è capaci di attribuire stati mentali a sé stessi e agli altri; allo stesso modo, si comprende che gli altri hanno stati mentali diversi dai propri. In molte occasioni, tuttavia, si confonde la fantasia con la realtà.

Tra i 5 e i 10 anni, con l’inizio dello sviluppo di alcune aree cerebrali e delle funzioni esecutive, il bambino a capire cosa significa mentire e quali sono le sue implicazioni. Diventa più abile, dunque, a inibire questo impulso. Infine, a 11 anni sa già distinguere tra verità e bugie.

Bambino che fa l'occhiolino.
Intorno ai 4 anni, i bambini iniziano a mentire abbastanza regolarmente.

Perché mentiamo?

La menzogna ha una componente biologica che ci aiuta a “sopravvivere” in un contesto sociale. In altre parole, ci protegge da determinate minacce o ottenere un vantaggio. Mentiamo, per esempio, per non deludere, per evitare un rimprovero o per sentirsi accettati.

Per questo la bugia è, soprattutto per i più piccoli, un’opportunità per imparare a prevedere atteggiamenti, limiti e convinzioni altrui. In questo senso, mentire ha anche una componente formativa.

Quando la persona mente, si verifica un aumento dell’attività della corteccia frontale e temporale e del sistema limbico, in particolare nell’amigdala. Questo aumento si traduce in un intenso stimolo cerebrale che promuove le connessioni neurali.

Ciò rende le associazioni tra ricordi e idee sempre più facili e veloci. Quindi più si mente, più diventa facile ricorrere alle bugie?

Una bugia tira l’altra: lo studio

Oggi possiamo rispondere a questa domanda grazie a un gruppo di ricercatori dell’University College London. Questi studiosi hanno verificato se una bugia tira l’altra. In tal caso, l’attività cerebrale della persona che ha mentito è diversa?

A tale scopo, hanno coinvolto ottanta volontari per svolgere compiti di economia comportamentale mentre la loro attività cerebrale veniva osservata tramite risonanza magnetica funzionale.

Il compito consisteva nel calcolare il numero di monete in un barattolo. Una volta calcolato, bisognava inviare il risultato elettronicamente al compagno.

Se il risultato si avvicinava all’importo effettivo, entrambi avrebbero ottenuto un vantaggio. Se la differenza fosse stata evidente, ne avrebbe beneficiato il compagno.

I risultati dello studio indicano che poiché mentire era nel loro interesse, i partecipanti hanno gonfiato gradualmente i loro calcoli, più volte. In altre parole, una bugia tira l’altra quando si ottengono dei  vantaggi.

A livello cerebrale, si è riscontrata una reazione normale nell’amigdala, fortemente attiva dopo aver mentito le prime volte. Tuttavia, durante il compito, e con l’aumentare dell’entità e della frequenza delle bugie, l’attivazione di quest’area emotiva è diventata meno intensa.

Amigdala illuminata.
L’amigdala, area cerebrale a forma di mandorla, si attiva quando diciamo un ciclo di bugie.

Una bugia tira l’altra, cosa significa ciò?

Gli esperti hanno interpretato questi risultati come una desensibilizzazione alla menzogna. Un’attivazione più intensa dell’amigdala ha rivelato che la menzogna provoca sentimenti negativi.

Ricerche precedenti indicano che l’amigdala sarebbe la struttura incaricata di limitare la misura in cui siamo disposti a mentire. Come se fosse il nostro Grillo Parlante interiore.

D’altra parte, la minore attivazione dell’amigdala durante l’esecuzione del compito assegnato indica che più si mente più colpa, rimorso o vergogna diminuiscono. Ogni volta che mentiamo diventiamo meno sensibili alle emozioni negative associate alla menzogna. Ne consegue che probabilmente lo faremo di nuovo.

Conclusioni

Ancora una volta la scienza ci ha aiutato a comprendere meglio il comportamento umano, oltre a confermare una saggezza popolare molto preziosa.

D’ora in poi, prima di mentire, chiediamoci se ne vale la pena e se è la strada che vogliamo seguire. Forse una bugia bianca potrebbe scatenare una serie di inganni da cui difficilmente riusciremo a uscire.

Potrebbe interessarti ...
Il bambino impara a mentire
La Mente è Meravigliosa
Leggi in La Mente è Meravigliosa
Il bambino impara a mentire

l bambino impara a mentire man mano che cresce. Cari genitori, così come imparano ciò che è corretto, i bambini imparano anche a mentire!



  • Garrett, N., Lazzaro, S.C., Ariely, D., & Sharot, T. (2016). The brain adapts to dishonesty. Nature Neuroscience, 19(12), 1727-1732. https://doi.org/10.1038/nn.4426
  • Shenhav, A., & Greene, J. D. (2014). Integrative moral judgment: dissociating the roles of the amygdala and ventromedial prefrontal cortex. The Journal of neuroscience: the official journal of the Society for Neuroscience, 34(13), 4741–4749. https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.3390-13.2014