Un numero crescente di famiglie sta spingendo all'estremo la libertà di scelta in merito all'istruzione dei propri figli. Hanno deciso di rompere con il sistema e ricorrere ad approcci alternativi.

Ultimo aggiornamento: 18 agosto, 2022

Al giorno d’oggi si è consapevoli del bisogno di rivedere gli approcci didattici. Istruire significa far emergere e fiorire le abilità personali, non introdurre conoscenza accademica. L’unschooling, opzione pedagogica alternativa, si propone di rispettare interessi, passioni, ritmi e bisogni motori del bambino.

I genitori che optano per l’unschooling lo considerano uno stile di vita in cui grandi e piccoli si divertono a esplorare insieme i propri interessi e le proprie passioni, imparando strada facendo.

Gli approcci didattici alternativi sono pienamente consapevoli della connessione del minore con il suo mondo interiore. Gli adulti e la società li disconnettono dal loro vero sé.

Cos’è l’unschooling?

L’approccio pedagogico dell’unschooling è frutto delle teorie di John Holt, pedagogo americano che nel suo libro Teach your own propone di liberare bambini e adolescenti dall’educazione formale che, secondo lui, ne inibisce e limita la capacità creativa.

“Annullare la scuola” significa rispettare i naturali processi di apprendimento del bambino e, soprattutto, i suoi ritmi cognitivi ed emotivi.

L’adulto non dovrebbe concentrarsi su quanto il bambino svolge bene un compito, ma su cosa lo motiva, lo appassiona. Incoraggiare le passioni e non spegnerle dovrebbe essere la vera funzione di qualsiasi educatore. Riconoscere i talenti personali è essenziale, abbiamo tutti qualcosa da offrire all’umanità.

La libertà di scegliere perché, cosa, quando, come e da chi imparare è un elemento chiave nel lavoro di John Holt. L’unschooling propone un apprendimento naturale o autonomo: nessuno dirige il bambino dall’esterno, a meno che non sia lui stesso a mostrare interesse per qualcosa in particolare oppure ad averne bisogno.

Un esempio è come i bambini imparano a parlare la loro lingua materna: esponendoli a essa, la imparano per immersione, non perché viene loro insegnata.

“Si impara molto poco di ciò che si insegna a scuola, si ricorda molto poco di ciò che si apprende e, infine, si usa molto poco di ciò che si ricorda”.

Giovanni Holt

Implicazioni dell’unschooling

L’unschooling promuove un continuo dialogo con il bambino per definire tempi e argomenti da discutere. Il bambino, inoltre, è incoraggiato a giocare, esplorare, chiedere senza limiti o orari e indagare da solo, con l’accompagnamento consapevole e responsabile dei genitori.

Non consiste, dunque, nell’aggiungere o sottrarre certe abilità secondo un approccio eccessivamente strutturato, bensì lasciare che sorgano naturalmente se il bambino è interessato a svilupparle.

Si tratta pertanto di un metodo didattico più radicale rispetto all’homeschooling, in quanto si basa sull’idea che l’essere umano impara meglio quando interessato e coinvolto.

Dare voce al bambino

Le scuole convenzionali sono organizzate per la vita quotidiana degli adulti, non dei bambini. Non favoriscono lo sviluppo della creatività, bensì la reprimono. Non sono realmente interessate agli studenti e ai loro bisogni. Urge, dunque, dare loro più voce.

L’unschooling esalta la relazione genitore-figlio e dà la possibilità di di costruire relazioni sane in un ambiente in cui il bambino è libero di scoprire e sviluppare i suoi talenti.

Il valore della motivazione intrinseca nell’apprendimento

Come impara il bambino? Per imparare, dobbiamo risvegliare la nostra motivazione intrinseca, ovvero quella che viene da dentro, dal cuore, e non la motivazione esterna che dipende da ricompense, minacce e punizioni.

Voler insegnare qualcosa a qualcuno non è sufficiente per imparare. Il vero motore dell’apprendimento è la curiosità e la motivazione intrinseca, e non il fatto che qualcuno decida cosa dovrebbe essere appreso, quando e con quale ritmo.

Aiutare a imparare, dunque, non è lo stesso che voler insegnare. Protagonista non è colui il quale intende insegnare, ma colui il quale vuole, desidera o ha bisogno di imparare.

Bambini fuori dal sistema

L’educazione formale tradizionale obbliga il bambino a reprimere i suoi ritmi, poiché deve adattarsi al gruppo o all’insegnante. Tutti devono fare la stessa cosa allo stesso tempo e allo stesso modo; l’insegnamento è diretto e forzato.

Questa depersonalizzazione allontana totalmente dal suo vero sé, infine disconnette dallo scopo della propria vita. E così, molti bambini raggiungono l’adolescenza senza sapere chi sono, da dove vengono e, tanto meno, dove vogliono andare.

L’unschooling invita le famiglie e gli insegnanti a fidarsi e a saper attendere, poiché ogni momento di vero apprendimento arriverà. La grande sfida per gli adulti è imparare a fidarsi della capacità del bambino di svilupparsi in autonomia.

Per avere accesso al vero Io di ogni bambino e ai suoi talenti innati, bisogna concedere ritmi e pulsazioni propri, oltre a promuovere un ambiente emotivamente sicuro.

“Il bambino non ha bisogno di una scuola per imparare, crescere e svilupparsi. Ha bisogno di genitori amorevoli che lo accettino e lo amino”.

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  • Álvarez, T. (2020). Más allá de la escuela: historias de aprendizaje libre. Versal hacemos libros.
  • Dodd, S. (2009). Big Book of Unschooling. Edición online
  • Laborda, Y. (2019). Dar voz al niño: ser los padres que nuestros hijos necesitan. Penguin Random House Grupo Editorial.
  • Laricchia, P. (2016). What is Unschooling? Living and learning without school. Edición online.
  • McDonald, K. (2019). Unschooled; Raising Curious, Well-educated children, Outside the Conventional Classroom. Edición online.