Venustrafobia: aver paura delle donne attraenti

23 agosto, 2020
È normale sentirsi nervosi quando dobbiamo interagire con una persona che ci attrae. Ma cosa succede se il nervosismo si trasforma in un panico che ci impedisce di muoverci? Questo è ciò che accade a chi soffre di venustrafobia. 
 

Il mondo delle fobie è vario e affascinante. Si conoscono fobie di ogni tipo, dalla classica paura dei ragni alla complessa Hipopotomonstrosesquipedaliofobia (complessa per via della pronuncia), ovvero la paura delle parole lunghe. Tra le fobie rare o poco frequenti troviamo la venustrafobia, la paura delle donne attraenti.

Per chi soffre di venustrafobia o calliginefobia la sola presenza di una donna bella è sufficiente a produrre paura e ansia, anche senza interagire. Non è necessario provare uno speciale interesse affettivo o sessuale verso la figura temuta.

Il termine deriva dall’unione della parola Venere (nella mitologia romana la dea dell’amore, della bellezza e della fertilità) con la parola fobia.

Come sappiamo, una fobia consiste in una paura molto intensa e irrazionale tale da indurre la persona a compiere grandi sforzi per evitare lo stimolo temuto. Se non può evitarlo, lo sopporta con grande ansia.

Si verifica con maggiore frequenza negli uomini eterosessuali; sono stati descritti, tuttavia, casi anche nelle donne omosessuali ed eterosessuali. Inoltre, può colpire sia gli adulti che i bambini.

Donna attraente con capelli lunghi castani.
 

Come si manifesta la venustrafobia?

Come abbiamo accennato, i principali sintomi delle fobie, e della venustrafobia in particolare, consistono nella paura irrazionale ed eccessiva di fronte a uno stimolo fobico (in questo caso una donna considerata attraente).

La paura si accompagna di solito a comportamenti di evitamento, grande ansia e disagio. Possono essere anche presenti sintomi fisici come:

  • Tachicardia.
  • Brividi.
  • Tremore delle gambe.
  • Sudori freddi.
  • Balbuzie.
  • Vertigini, nausea e vomito nei casi più gravi.

Come tutte le fobie, anche questa ha gravi ripercussioni nella vita di chi ne soffre. Inoltre, l’aver sofferto in qualche occasione di un episodio di venustrafobia può portare allo sviluppo di ansia anticipatoria.

Si sentirà pertanto la necessità di evitare qualunque situazione che potrebbe comportare il contatto con una donna attraente; si può arrivare persino all’isolamento sociale.

Quali sono le cause?

Sebbene l’origine non sia del tutto chiara e tutto porta pensare a un’origine multicausale, si ritiene che la venustrafobia possa essere legata a esperienze traumatiche infantili.

Queste possono andare dal divorzio dei genitori, l’aver convissuto con una madre negligente, indifferente o violenta, alla delusione amorosa. In questi casi, mediante un processo di condizionamento, le belle donne finiscono per essere associate al dolore, alla sofferenza e al malessere.

Nel caso di uomini eterosessuali o donne omosessuali, la fobia tende a essere più comune tra le persone timide o con scarsa autostima e, probabilmente con sentimenti di inferiorità.

 

Per queste persone può essere molto imbarazzante interagire con donne attraenti per paura di sentirsi ridicoli o esposti al giudizio degli altri. Nelle donne eterosessuali, la venustrafobia può essere innescata anche dalla competizione. 

Trattamento della venustrafobia

Il trattamento di scelta per le fobie, ovvero il più efficace, è l’esposizione progressiva allo stimolo temuto. Consiste nel fare un elenco gerarchico delle situazioni che si temono per poi cominciare a esporsi.

Quello che si vuole ottenere è che la persona si abitui all’ansia generata dalla situazione e che la senta diminuire man mano che le conseguenze temute non si verificano.

Se durante l’esposizione il soggetto si sente sopraffatto dall’ansia o addirittura subisce un attacco di panico, si deve permettere l’abbandono della situazione. Questo abbandono deve essere temporaneo; l’esposizione deve essere ripresa il prima possibile.

È consigliabile insegnare al soggetto tecniche di rilassamento e di respirazione; queste potranno essere eseguite nei momenti di massima ansia, al fine di evitare la fuga. È importante, tuttavia, che queste tecniche non diventino esse stesse una forma di evitamento nascosta.

Si devono inoltre identificare possibili convinzioni irrazionali e distorsioni cognitiveche stanno portando a sovrastimare il pericolo. Tali pensieri devono essere elaborati con tecniche cognitive, ad esempio la ricerca di pensieri alternativi più razionali o di prove a favore e contro la loro veridicità.

 

Inoltre, se la venustrafobia giunge a condizionare la vita, al punto da diventare un disturbo d’ansia sociale, non ci si può limitare ad affrontare la semplice fobia.

Lo stesso accade se la fobia è accompagnata dalla depressione. In caso di comorbidità, l’unico modo per affrontare il problema sarà intervenire in modo integrato sui sintomi dei diversi disturbi.

“La paura è sempre disposta a vedere le cose peggio di quello che sono”.

-Tito Livio-

Psicologa con paziente in terapia per venustrafobia.

Una riflessione

Viviamo in una società dominata dal culto del corpo e in cui i canoni di bellezza possono risultare irraggiungibili. L’attrattiva fisica a volte è vista come l’unico biglietto da visita per avere successo nella vita. Questo favorisce certe convinzioni, ad esempio l’idea che una donna attraente possa avere soltanto un partner altrettanto attraente.

Il confronto con un certo ideale di bellezza lascia vincenti solo pochi privilegiati e può compromettere seriamente l’autostima dei più. Dovremmo cominciare a valutare le nostre particolarità in modo più positivo, compresi i nostri difetti (che per altri potrebbero essere considerati pregi).

 

Soprattutto, dobbiamo ricordarci che la bellezza fisica classica è qualcosa di temporaneo e che, quando tutto si raggrinzisce e cambia forma, quello che resta è la nostra essenza. Ricordiamoci che…

“La bellezza è dentro di noi”.

-La Bella e la Bestia, Disney-

e che…

“A volte la nostra forza è sotto la superficie”.

-Vaiana, Oceania-