Victor Leborgne, il caso che ha cambiato le neuroscienze

9 Settembre 2019
Molto spesso i progressi scientifici si raggiungono partendo dai disturbi di alcuni pazienti. È stato il caso di Victor Leborgne, un artigiano francese. Grazie a lui si deve la scoperta dell'area di Broca con cui si iniziò a capire in che modo il cervello dà origine al linguaggio.

Il cervello di Victor Leborgne è probabilmente il più studiato in tutta la storia delle neuroscienze. Attualmente si trova conservato nel Museo Dupuytren di Anatomia Patologica di Parigi ed è stato analizzato migliaia di volte. Tuttavia, fino ad alcuni anni fa si sapeva davvero poco su quest’uomo a cui dobbiamo importanti scoperte scientifiche.

Il cervello di Victor Leborgne, dicevamo, si trova nel Museo da oltre un secolo. Grazie a esso, la scienza è riuscita a identificare l’area che controlla il linguaggio. Non sappiamo nemmeno se la sua donazione alla scienza sia stata autorizzata o meno. Quel che è certo è che gli dobbiamo molto. Le sue sofferenze hanno illuminato il progresso della medicina.

La scienza è il grande antidoto contro il veleno dell’entusiasmo e della superstizione.

-Adam Smith-

Cezary W. Domanski, psicologo e storico delle scienze presso l’Università Marie Curie di Sklodowska, in Polonia, decise di studiare la storia di Victor Leborgne. Fino all’inizio delle sue ricerche, si conosceva solo il cognome di questo paziente, ma non avevamo alcuna notizia sulla sua storia personale.

Cervello su sfondo azzurro

Le convinzioni dell’epoca

Il caso di Victor Leborgne fu presentato nel 1861 dal Dottor Paul Broca alla Società di Antropologia di Parigi. Si trattava di una scoperta neurologica di grande impatto. Il medico, infatti, era riuscito a individuare l’esatta area del cervello dalla quale dipende il linguaggio. A partire da quel momento, quest’area è nota come area di Broca.

Broca non fu il primo a sostenere che il linguaggio aveva probabilmente origine nel lobo frontale. Tuttavia, a quel tempo era opinione comune che le funzioni mentali avessero origine nelle cavità vuote del cervello. Si pensava che la corteccia cerebrale non fosse altro che un guscio fatto di vasi sanguigni e tessuti, senza maggiori funzioni.

Il cervello di cui si servì per provare la sua teoria apparteneva a un uomo che Broca indicò semplicemente come il signor Leborgne. Non è chiaro perché lo fece, visto che all’epoca non esisteva privacy sui dati dei pazienti. Si sapeva solo che era un uomo che aveva perso l’uso del linguaggio.

La storia recuperata di Victor Leborgne

Domanski, storico polacco, iniziò le sue ricerche a Parigi. Riuscì a ottenere il certificato di morte di un uomo chiamato Victor Leborgne che coincideva con le date in cui il Dottor Broca aveva tenuto la sua famosa presentazione. A partire da questo dato riuscì a ricostruire i dettagli della storia.

Victor Leborgne era nato il 21 luglio del 1820, a Moret-sur-Loing, una regione della Francia. Il padre era stato un maestro di scuola, e si chiamava Pierre Leborgne; la madre, invece, era stata una donna umile di nome Margueritte Savard. La coppia aveva avuto sei figli e Victor era il quarto di loro.

Sin da piccolissimo, Leborgne aveva iniziato a soffrire di attacchi di epilessia. Ciononostante, conduceva una vita relativamente normale. Venne cresciuto come formier, ovvero un tipo di artigiano specializzato in sculture di legno destinate ai calzolai. Nella sua regione di nascita abbondavano le concerie ed essere calzolai era un impiego molto comune.

Foto di Paul Broca che ha studiato il cervello di Victor Leborgne

La perdita della parola e la scoperta

Tutto sembra indicare che Leborgne iniziò a manifestare attacchi epilettici sempre più frequenti e gravi. A 30 anni ebbe un attacco molto forte che gli fece perdere l’uso del linguaggio. Due mesi dopo aver perso la parola, venne ricoverato all’ospedale di Bicetre e vi rimase per i successivi 21 anni della sua vita, fino alla morte.

In un primo momento, Victor Leborgne non presentava nessun altro sintomo oltre all’incapacità di parlare. All’apparenza, capiva tutto quello che gli si diceva, ma quando voleva parlare esclamava solo la sillaba “Tan”. Oggi si pensa che questa fosse una reminiscenza delle officine di conceria, che i francesi chiamavano moulin à tan.

A circa 10 anni di distanza, Leborgne iniziò a manifestare segni di deterioramento. Il braccio e la gamba destra si indebolirono. In seguito, iniziò a perdere la vista e le abilità cognitive. La sua depressione lo aveva costretto a letto per diversi anni e soffrì di cancrena. Fu allora che lo mandarono dal Dottor Broca.

Quando Victor Leborgne morì, Broca eseguì l’autopsia e riscontrò un’anomalia nel lobo frontale. Questo gli permise di provare la sua teoria e di cambiare per sempre le neuroscienze. L’umanità deve molto a quell’uomo che ha sofferto per 21 anni in un ospedale e del quale avevamo dimenticato persino il nome.

  • Giménez-Roldán, S. (2017). Una revisión crítica sobre la contribución de Broca a la afasia: desde la prioridad al sombrerero Leborgne.