Non siamo nati per vivere una vita mediocre, ma una piena di speranze

9 dicembre 2016 in Psicologia 1837 Condivisi

La speranza è ciò che ci caratterizza mentre siamo in attesa del compimento dei nostri obiettivi più arditi. Si dice che non siamo nati per vivere una vita mediocre, perché il nostro cervello ha bisogno di speranza per funzionare a dovere, così come il nostro cuore ha bisogno di pompare il sangue.

Quando viviamo senza speranze, significa che patiamo un deficit di neurotrasmettitori cerebrali di serotonina e dopamina, ormoni che, a loro volta, possono causare disturbi allo stato d’animo.

L’essere umano ha un bisogno immenso di vivere di speranze. Il nostro cervello dispone di un sistema perfetto in cui tutte le nostre capacità vengono ottimizzate per permetterci di realizzare i nostri sogni. In questo modo, potremo provare il piacere agognato. Quando desideriamo qualcosa, nel nostro cervello si verificano dei cambiamenti, in particolare c’è un aumento dei livelli di dopamina nel sistema limbico, cosa che ci provoca un grande benessere.

La psicologia positiva, che ha acquisito sempre più importanza negli ultimi decenni, mette in rilievo proprio il ruolo della speranza come motore delle nostre azioni. L’obiettivo di questo ramo della psicologia va oltre lo studio della malattia per concentrarsi sull’analisi di persone pienamente felici o soddisfatte in modo da capire il motivo del loro stato.

Una persona speranzosa può andare ben oltre di quanto ci si possa aspettare basandosi sui suoi successi del passato.

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Il nostro cervello ha bisogno di speranza?

La zona pre-frontale del cervello è l’area in cui si creano i pensieri più complessi, in cui valutiamo le alternative per risolvere i problemi e prendere decisioni. Questa zona è influenzata dal sistema limbico: una parte importante del nostro cervello emotivo in cui la speranza è in grado di favorire le funzioni superiori del cervello e di aumentare le difese immunitarie del nostro corpo.

Quando viviamo una vita priva di speranza, accade tutto l’opposto. L’assenza di speranza debilita il nostro sistema immunitario, dando così vita ad uno squilibrio nell’organismo che ci espone alle malattie sia funzionali sia fisiologiche.

La psiconeuroimmunobiologia è la scienza che studia la connessione esistente tra il pensiero, la parola, la mente e la fisiologia dell’essere umano. La speranza è una forma di energia vitale in grado di interagire con l’organismo e di produrre cambiamenti fisici. Santiago Ramón y Cajal, premio Nobel per la medicina nel 1906, sostenne che “ogni essere umano, se lo vuole, può essere lo scultore del proprio cervello”.

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L’inizio della verità è la speranza
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Perché fomentare la speranza?

C’è una relazione direttamente proporzionale tra lo stato di salute e il livello di speranza. Uno studio realizzato dal Collegio Ufficiale degli Psicologi di Madrid nel 2014 ha dimostrato che le persone in salute avevano un livello di speranza superiore alla media.

Le persone cagionevoli, invece, tendevano ad essere piuttosto prive di speranza. La conclusione ricavata da tali dati è che fomentare la speranza e renderla uno strumento di sviluppo delle persone è di vitale importanza. Non possiamo dimenticarci  dell’energia emanata dalla speranza.

La speranza può essere spontanea, ma ciò che fa davvero bene è imparare a provocarla e ad attivarla quando vogliamo. In questo modo, ognuno di noi può ottenere, con il tempo e con un esercizio adeguato, lo sviluppo degli elementi propri della speranza, in modo da poter proiettare la propria vita in avanti.

Stabilire delle mete con un’aspettativa reale, prenderci cura di noi stessi per stare bene, accettare i fallimenti come una parte necessaria della vita e valorizzare i nostri sforzi ci aiuterà ad ottenere una speranza adattata e positiva.

Per recuperare o mantenere la speranza, è importante potenziare l’attenzione nelle relazioni con gli altri. È proprio quest’attenzione, assieme al buon esito delle relazioni, a dare vita a molte delle emozioni positive che ci accompagnano nella nostra vita quotidiana.

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