Dopamina: tra piacere e motivazione

31, marzo 2015 in Psicologia 370 Condivisi

Iniziamo portando un semplice esempio sulla complessa magia della dopamina: siete innamorati, avvolti da questa sensazione inebriante di calma e intensità in cui le emozioni sono sempre a fior di pelle. Nel cervello viene secreta la dopamina, questa sostanza che vi spinge a fare cose per tenervi il vostro partner, per sedurlo e per ricevere il suo affetto giorno dopo giorno.

Tutto questo ciclo causa una dipendenza positiva in cui l’amore tende ad accendere le stesse strutture neuronali che si attiverebbero prendendo un oppiaceo, a cui anche la dopamina è associata. Se questa relazione si rompe, se non mettete più questo impegno nei confronti della persona amata, il cervello continuerà a generare dopamina visto che si tratta di una avversità in cui questo neurotrasmettitore continua a spingere il cervello a “trovare l’obiettivo”. Si tratta di un tassello indispensabile che aumenta ogni giorno la motivazione, ma attenzione, conferisce la stessa perseveranza sia che l’obiettivo sia positivo che negativo.

La doppia faccia della dopamina

Normalmente esiste una convinzione molto diffusa che la dopamina regoli esclusivamente il piacere e la ricompensa, e che è quando si raggiunge l’obiettivo che la dopamina viene secreta. In realtà non è così: questo neurotrasmettitore agisce in precedenza, è ciò che spinge in cerca dell’obiettivo, di quel partner, di quel lavoro, di quella specifica ricompensa.

Gli scienziati stanno facendo anche ricerche sul perché la dopamina spinga anche a cercare cose che a volte sono negative, come ad esempio l’assunzione di droghe. C’è di più: viene liberata la dopamina anche in situazioni di stress. Siete esausti e nonostante ciò continuate ad andare a lavorare, a prendervi cura di quel familiare malato, a essere immersi in quel ciclo in cui, sebbene soffriate, siete spinti da questa forza interiore alla ricerca di “qualcosa”, motivati ad agire in una direzione o nell’altra.

Dopamina e depressione

Arrivati a questo punto di sicuro avrete percepito una cosa: ci sono persone molto più motivate di altre, persone che sono più perseveranti nel cercare di raggiungere i loro obiettivi rispetto a quelle più pazienti. Per questo scienziati e neurobiologi hanno affrontato tale questione per sapere, ad esempio, quali parametri fanno sì che le persone siano motivate in determinati aspetti della loro vita, come l’istruzione, il lavoro o la salute, al fine di far fronte a patologie come la depressione o la mancanza di energia.

Condizioni come la depressione portano a una sensazione di apatia in cui ogni sforzo è quasi impossibile e ogni speranza di progettare qualcosa è addirittura dolorosa; gli indici di dopamina sono minimi e manca la motivazione. Allo stesso modo la carenza di energia è associata anche a stati di fatica mentale come il Parkinson, la sclerosi multipla o la fibromialgia.

Dall’altro lato è curioso dirvi per esempio che esistono persone che a livello neurologico hanno un eccesso di neurotrasmettitori, che sono abituate a cercare emozioni di continuo, che hanno una perseveranza quasi compulsiva che a volte è associata a determinate dipendenze.

La dopamina è dunque uno strano elisir che è un’arma a doppio taglio essenziale per mantenersi vivi, dato che essere motivati ogni giorno è una parte essenziale dell’essere umano, ma bisogna sempre avere un equilibrio di questo neurotrasmettitore: un eccesso vi farebbe sempre essere in cerca di emozioni senza paura delle conseguenze, mentre un deficit di dopamina potrebbe rinchiudervi nella temuta depressione.

Il mondo della neurobiologia è senza dubbio tanto complesso quanto affascinante.

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