A chi soffre di ansia non dire “non preoccuparti”

8 Maggio 2020
Spesso non sappiamo cosa dire a chi soffre di ansia. Che ne pensate se invece di dare consigli iniziassimo semplicemente a essere empatici? La vicinanza e la comprensione sono sempre un buon inizio.

Cosa possiamo dire a qualcuno che soffre di ansia? Come reagire dinnanzi a quell’amico, quella sorella o quella persona vicino a noi che è sul punto di un attacco di panico? Capita spesso di fare raccomandazioni del tipo “calmati”, “non preoccuparti”. Tuttavia, queste parole possono avere esattamente l’effetto contrario di ciò che ci aspettiamo, sebbene le pronunciamo con tutte le buone intenzioni del mondo.

Per iniziare, l’ansia non è uno stato che una persona può controllare a piacimento, lo dimostra il fatto che il cervello ansioso funziona in modo diverso. Non c’è un pulsante per spegnere né uno per l’avvio; il meccanismo è più sottile. Visto ciò, il più delle volte dando degli affettuosi consigli generiamo ulteriore pressione e peggioriamo la situazione di malessere.

Albert Ellis nel suo libro L’autoterapia razionale emotiva. Come pensare in modo psicologicamente efficace segnala che l’ansia genera un’angoscia mentale fuori luogo. Si tratta di una sensazione intensa e devastante, che limita del tutto il potenziale umano. Ora, un aspetto interessante che viene messo in risalto è che il primo passo per gestirla al meglio non è bloccarla, bensì accettarne la presenza. Il dolore emotivo è una parte in più di ciò che siamo, e nessuno è esente dal soffrirne.

Quando siamo insieme a qualcuno affetto dall’ansia, dunque, bisogna evitare espressioni del tipo “rilassati, non ossessionarti così tanto, smettila di preoccuparti” o come “ti stai bagnando prima che piova”. Con queste frasi bloccheremo la comunicazione, impedendo che l’altra persona faccia un resoconto completo di ciò che le sta succedendo.

L’intensità dell’angoscia è proporzionale al significato che la situazione assume per la persona in questione, anche se la stessa ignora essenzialmente i motivi dell’ansia.

-Karen Horney-

Evitate di dire a chi soffre di ansia di non preoccuparsi

A chiunque soffra di ansia piacerebbe riuscire a calmarsi. Se c’è una cosa che vorrebbe più di tutto, è smettere di sentire quella stretta allo stomaco, la tensione muscolare, la tachicardia e il rumore dei pensieri arruffati e così difficili da controllare. Quando una persona deve fare i conti con questa realtà psicologica, spesso sente di essere sul punto di avere un attacco di cuore o di perdere del tutto il controllo di sé.

Per questo motivo, dire a chi soffre d’ansia di non preoccuparsi è come incitare chi sta affogando a uscire dall’acqua. Non può evitarlo e ha davvero bisogno di ricevere da noi un aiuto più concreto. E c’è un altro aspetto che dobbiamo considerare: l’ansia insorge spesso senza avvisare. A volte non c’è nemmeno bisogno di trovarsi in una situazione più o meno stressante, come una conferenza, un colloquio di lavoro, un appuntamento medico, ecc.

A volte, il demone dell’ansia insorge nelle situazioni più innocue e insospettabili: mentre parliamo al telefono, durante una cena tra amici, quando si va nel bagno dell’ufficio o in quello dell’università, o persino quando usciamo di casa per andare al lavoro.

In questi casi capita spesso che una persona cara ripeta all’interessato che non c’è motivo di preoccuparsi, che non succederà nulla e che sta facendo tutto da solo. Questi consigli peggiorano la situazione.

Meno consigli e più empatia

Evitate di dire a una persona che soffre di ansia di non preoccuparsi. Non ditele nemmeno di rilassarsi e di prendere la vita con più leggerezza. Non fate nessuna di queste due cose, per un semplice motivo: il cervello prigioniero dell’ansia non risponde, rimane sull’attenti ed è incapace di elaborare ordini, consigli e belle parole di conforto. E se lo fa, la persona percepirà i nostri consigli come inutili perché si aspetta solo di ricevere empatia.

A volta la cosa migliore è non dire nulla. Basta solo esserci, restare vicino e far capire alla persona che siamo al suo fianco se mai avesse bisogno di noi. Ci sarà tempo per cercare le strategie giuste, ma a volte è meglio essere quel faro di luce, quella fortezza e quell’equilibrio per chi sta combattendo i propri ostacoli, i propri momenti di crisi e i propri tormenti.

D’altra parte, un aspetto portato alla luce da alcuni studi come quello condotto dal dipartimento di psicofarmacologia dell’Università di Chemin de Ronde, a Parigi, è che il cervello del soggetto affetto da ansia è prigioniero di sostanze come il cortisolo, l’adrenalina e la norepinefrina. Risulta molto complicato pensare con chiarezza, per cui i consigli nelle suddette circostanze servono a poco.

Uomo che soffre di ansia

Cosa dire a chi soffre di ansia?

Se ci stiamo chiedendo cosa dire a una persona che soffre di ansia, la risposta è semplice: invece di parlare, agiamo. Più che ricorrere al consiglio, alla frase infelice lastricata di buone intenzioni, osserviamo, stiamo vicino e cerchiamo di capire cosa le sta succedendo. Proviamo a capire, prima di tutto, che ci sono diversi tipi di ansia e che quello che può funzionare per qualcuno può non essere la soluzione per altri.

La cosa più giusta è formulare domande come “Come posso esserti di aiuto?” o “So che in questo momento ti senti angosciato e ti sembra di non avere nulla sotto controllo, quindi, nel frattempo, facciamo insieme un bel respiro”.

A volte, basta stare vicino, mostrarsi sereni e rassicuranti. Successivamente, potremmo accompagnare la persona cara da uno specialista; nel frattempo, però, la cosa migliore è saper esserci, dare affetto ed empatia. È più facile di quello che sembra.

  • Millan, M. J. (2003). The neurobiology and control of anxious states. Progress in Neurobiology. Elsevier Ltd. https://doi.org/10.1016/S0301-0082(03)00087-X