Accettare l'imprevisto

Le esperienze di vita ci costringono a imboccare percorsi in cui regna l'incertezza. Come conciliare questa natura con il disagio che tendiamo a provare di fronte a ciò che non possiamo controllare?
Accettare l'imprevisto

Ultimo aggiornamento: 03 settembre, 2022

La vita è imprevedibile, un viaggio in cui ci aspettano momenti piacevoli, tristi, difficili ed emozionanti. Mentre i giorni scorrono, è normale talvolta imbattersi in situazioni che non avremmo mai immaginato di dover vivere. Come accettare l’imprevisto? È possibile?

In questo articolo rispondiamo a queste domande e proponiamo alcune strategie per imparare a fare i conti con le situazioni difficili e inaspettate. Come vedremo, “imparare a cavalcare le onde” è il segreto per affrontare in modo sano gli ostacoli della vita.

Come accettare l’imprevisto: una vera sfida

Non è facile accettare determinate circostanze, soprattutto quando ci colgono di sorpresa. Un licenziamento, una rottura, la morte di un familiare, qualsiasi altra perdita importante nella vita. Può anche trattarsi di una notizia positiva; in generale, intendiamo come inaspettati tutti quegli eventi che alterano la nostra routine, i nostri schemi o anche la nostra vita.

Accettare tutte queste esperienze è una vera sfida, anche perché molte volte richiede un vero e proprio lutto; la reazione che segue a qualsiasi perdita importante nella vita. Come iniziare? Imparando a riconoscere i pensieri associati a quanto successo invece di evitarli.

Accettare la malattia non significa rassegnarsi. Significa capirla e affrontarla in modo diretto, senza fingere che non esista.

-Michael J. Fox-

Donna triste a letto.
Per riuscire ad accettare l’imprevisto bisogna passare attraverso un processo di lutto.

Riconoscere i pensieri invece di combatterli

I pensieri e le strategie di coping che mettiamo in atto giocano un ruolo chiave nel nostro benessere. Ecco perché è importante educare la mente, migliorando la capacità di gestire le proprie reazione ai diversi eventi.

Quando veniamo colti di sorpresa dall’imprevisto, è normale avere pensieri ricorrenti e ossessivi. Ma cosa farne? Un recente studio (2022) dell’Università Ebraica di Gerusalemme indica una strategia che impedisce ai pensieri ricorrenti di tornare.

Gli studiosi hanno scoperto che quando identifichiamo un pensiero e lo riconosciamo, piuttosto che rifiutarlo e poi rivolgere la nostra attenzione su altro, è meno probabile che quel pensiero ritorni.

I nostri tentativi di sopprimere certi pensieri di solito ottengono l’effetto opposto

Cercare di sopprimere i pensieri indesiderati può alimentarli. In breve, si tratta di lasciarli fluire, in modo che a poco a poco scompaiano. Se li combattiamo o ci opponiamo a essi, rimarranno più a lungo.

Secondo i ricercatori, questi dati forniscono informazioni molto interessanti su come funziona la nostra mente. Oltre a ciò, possono aiutare le persone con ansia e depressione ad affrontare in modo più sano i sintomi senza ricorrere a ruminazioni negative.

Imparare a lasciarsi andare per accettare l’imprevisto

È capitato a tutti di ricorrere all’evitamento. Ci riferiamo all’evitamento esperienziale, termine psicologico che viene definito come “quei tentativi di evitare, sopprimere o alterare pensieri, emozioni e sensazioni corporee non gradite o negative “.

Così facendo, cerchiamo di allontanarci da tutto quello che non vogliamo o che è inaspettato. La verità, però, è che affrontarli significa percorrere un continuum alla fine del quale si è capaci di accettare l’imprevisto.

Ciò migliora il benessere piscologico e un primo passo che può aiutarci è semplicemente acquisire consapevolezza dei pensieri e delle emozioni. In altre parole, essere consapevoli e accettare di pensare e sentirsi in un dato modo nel momento presente.

Una recente meta-analisi ha rilevato quanto segue: la capacità di “lasciarsi andare”, di accettare quello che accade, riduce significativamente l’ansia e la depressione nei bambini. Con ciò si intende ascoltare, tollerare tutto quello che accade senza giudicarlo.

Evitamento esperienziale

Un altro studio interessante (2005), condotto dalla Dottoressa Laurie A. Greco, ha analizzato il ruolo dell’evitamento esperienziale all’interno di dinamiche genitoriali stressanti.

La ricerca descrive la tendenza a evitare pensieri, emozioni e sensazioni corporee difficili delle donne che hanno avuto un parto prematuro e i cui figli sono rimasti nell’unità di terapia intensiva neonatale (NICU).

I risultati? I ricercatori hanno scoperto che l’evitamento esperienziale mediava parzialmente la relazione tra lo stress provato quando i figli erano in terapia intensiva neonatale e la condotta a seguito di dimissioni (sintomi da stress post-traumatico o PTSD).

Donna preoccupata che pensa.
L’evitamento esperienziale aumenta le possibilità di sviluppare ansia, depressione o stress.

Accettare l’imprevisto è necessario per guarire

Individuare e riconoscere pensieri ed emozioni, non reprimerli aiuta ad accettare gli eventi inattesi. Ciò risulta necessario per ritrovare l’equilibrio.

A volte non si tratta tanto di fare, ma semplicemente di lasciare che le cose siano, in modo che a poco a poco si sistemino; adottando le strategie pertinenti ogni volta che è necessario, ovviamente.

Cosa significa?

Insistiamo sul fatto che si tratta di un viaggio e non tanto di una destinazione. Accettare non significa che l’evento non ci abbia segnato, che non ci faccia più male o che non abbia più un impatto sulla nostra vita.

È impossibile. Tuttavia, una volta superato il lutto, siamo pronti per proseguire sulla strada della vita, piena di doni preziosi, ma anche di imprevisti che possono farci sentire persi.

Accettare l’imprevisto implica affrontare una realtà nuova e spesso dolorosa, integrarla nella propria traiettoria di vita e lasciar andare le aspettative disattese.

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  • Fradkin I., & Eldar, E. (2022). If you don’t let it in, you don’t have to get it out: Thought preemption as a method to control unwanted thoughts. PLoS Comput Biol, 18.
  • Greco, L. et al. (2005). Maternal adjustment following preterm birth: Contributions of experiential avoidance. Behavior Therapy, 36(2), 177-184.