Affrontare i problemi: accettare o combattere

· 2 dicembre 2018

La vita è una professionista nel metterci alle strette, nel dare ai battiti del nostro cuore un ritmo che non abbiamo cercato. O forse sì, magari involontariamente. Parliamo di quella collezione di problemi che abbiamo tutti; come un ciondolo che portiamo al collo, a volte fatto di pietre mentre altre di foglie, a seconda del nostro stato d’animo. Di fronte a essi, ai problemi, sviluppiamo diverse strategie. In questo articolo parleremo delle tre parole chiave per affrontare i problemi: accettare, combattere e differenziare.

Accettare, cosa? Combattere, contro chi? Distinguere, fra cosa? La risposta è unica: i problemi. Sì, oggi parleremo dell’importanza di accettare ciò che non possiamo cambiare, di combattere per trasformare ciò che invece possiamo cambiare e dell’intelligenza per decidere quale di queste due strategie utilizzare per affrontare i problemi.

Lampadine con fili rossi

Come affrontare i problemi

Accettare quello che non possiamo cambiare

A volte costa, e molto. L’impotenza ci carica di energia, tanta che spesso si trasforma in frustrazione, dolore e rabbia. Parliamo del lutto. Di ciò che si è perso e che non possiamo più recuperare. La persona cara che è venuta a mancare, gli anni che sono andati, la gamba amputata, la sensazione di tornare in una casa.

A mano a mano che cresciamo, diventiamo esperti in questo. Con gli anni, finiamo per riempire un bagaglio di assenze che trasforma la tristezza in nostalgia. Accettare vuol di re capire che questa sensazione del “non più” fa parte di noi, includerla nella nostra storia; riconoscere il suo peso, sì, ma come parte di noi, integrandolo nella nostra storia, assorbendo anche ciò che ci ha lasciato e non solo i sentimenti che scaturiscono dall’assenza.

Non smettiamo di nutrire affetto per quello che se n’è andato, per quanto gli si dica addio. Continuiamo a includerlo nella nostra storia, a proiettarlo verso il futuro. Perché buona parte di quello che ci aspettiamo dipende da quello che abbiamo vissuto. Il bambino che ha vissuto circondato di persone positive si aspetterà che coloro che incontra siano altrettanto buoni e positivi e li tratterà come tali, aumentando la probabilità che lo siano davvero.

Accettare vuol dire comprendere, non solo da un punto di vista cognitivo, ma anche da un punto di vista emotivo.

Buona parte di ciò che ci aspettiamo dipende da quello che abbiamo vissuto.

Combattere, lottare, pianificare una battaglia

Combattere, lottare, pianificare una battaglia… investire risorse, accettare di doverci esaurire. Passiamo quattro o cinque anni all’università, nove mesi aspettando un bambino, ore e ore per combattere un cancro, momenti con la testa fra le gambe aspettando che una bomba scoppi. Studiamo per superare l’esame, cerchiamo il miglior trattamento e il miglior medico per guarire, valutiamo il terreno e cerchiamo l’area più sicura.

Quando comprendiamo di avere parte del controllo e che essa ci permette di ottenere qualcosa di positivo, ci attiviamo. In questo senso, occorre fare attenzione e non perdere la giusta prospettiva. Vi sono persone che hanno un alto grado di masochismo e provano piacere raggiungendo mete che producono loro maggiore sofferenza o un grande logorio. In qualche modo, sembra che abbiano bisogno di soffrire per vivere, alla pari del bisogno di mangiare o dormire.

Ricordiamo che stiamo parlando di strategie per affrontare i problemi. Quindi, prima di lottare o combattere, la cosa migliore è ridurre la quantità dei problemi. Separare quelli reali da quelli che ci inventiamo dietro ai “devo” o “dovrei”. È fantastico fare sport, ma questo non può trasformarsi in una sofferenza costante; è fantastico mangiare sano, ma cerchiamo di non riempire la nostra dispensa con tutto quello che è sano, ma non ci piace. La sofferenza extra in questi casi raramente apporta benefici extra, bensì aumenta le probabilità che abbandoneremo le abitudini salutari.

Donna che cammina scalza per strada

Distinguere

Serve a poco la capacità di accettare o impegnarsi e lottare se poi non abbiamo l’intelligenza necessaria per distinguere i problemi che meritano una strategia o l’altra. Resuscitare qualcuno o tornare indietro nel tempo non è possibile. Parliamo di intrecci emotivi che si risolvono meglio mediante l’accettazione. D’altra parte, qualsiasi problema si voglia affrontare o qualsiasi cambiamento si voglia apportare, questo processo esige previa accettazione. È complicato, per esempio, sforzarsi di essere più gentili se non accettiamo e riconosciamo che al momento presente non lo siamo.

Spesso ci troviamo a un bivio, davanti al quale non sappiamo se è meglio imboccare la strada dell’accettare o del combattere per affrontare i problemi.

Immaginiamo una persona con il cancro che deve sottoporsi a diversi trattamenti. Qual è il momento in cui l’accettazione può iniziare a essere una strategia migliore della lotta? Per distinguere, è importante l’intelligenza, ma anche la conoscenza. Ascoltare i medici e conoscere se stessi sono fattori che aiuteranno a tracciare questa linea… come in molte altre occasioni.