American Beauty: le apparenze ingannano

7 febbraio 2018 in Film 164 Condivisi
American Beauty, le apparenze ingannano

American Beauty, diretto nel 1999 da Sam Mendes, è un film americano che rivolge una critica, con toni satirici, alla società dell’epoca. Tuttavia, è diventato un classico, permettendoci di applicare il ritratto sociale in esso delineato a qualsiasi società occidentale attuale.

Va sottolineata la scelta del titolo, che già ci anticipa quello di cui saremo testimoni: l’ideale di bellezza americana. American Beauty definisce attentamente il canone prestabilito, il modello imposto della “famiglia perfetta”. Fin dai primi minuti, però, ci si rende conto che tutta questa bellezza non è altro che una mera apparenza, effimera, superficiale e che porta con sé pericolose conseguenze. Ci troviamo di fronte a una società completamente carnevalesca, in cui a ogni personaggio viene assegnato un ruolo a cui deve adattarsi.

American Beauty e il modello di famiglia ideale

L’azione si svolge in un tranquillo quartiere con di case unifamiliari, l’attenzione è rivolta alla famiglia Burnham, composta da:

  • Carolyn, la madre, una donna concentrata sul mondo delle apparenze e che aspira al successo professionale.
  • Lester, padre e personaggio principale del film, è un essere apatico che si è adattato a una vita che non gli piace e il cui unico momento di felicità è la masturbazione.
  • Jane, la figlia adolescente piena di complessi che si troverà a dover affrontare i problemi della sua età in una famiglia completamente vuota di sentimenti.

Questi personaggi troveranno nel sesso, in un modo o nell’altro, la loro liberazione. Il sesso implica quel lato naturale, non artificiale e selvaggio che cerchiamo di reprimere nella società.

Ben presto, nel quartiere arriveranno alcuni nuovi vicini, un’altra famiglia disfunzionale. Il capofamiglia è il colonnello Fitts, militare e padre, che ha sviluppato una forte negazione come meccanismo di difesa: si è imposto un modello e deve soddisfarlo e seguirlo alla lettera, anche se porta alla perdita o alla negazione del proprio essere.

D’altra parte, la moglie è un personaggio totalmente sottomesso, parla a malapena ed è ossessionata dalla pulizia. Hanno un figlio adolescente, Ricky, completamente diverso da suo padre: non rientra negli standard della società e vede la bellezza dove nessun altro la trova.

Scena dal film American Beauty

La società: una grande ballo in maschera

American Beauty ci mostra le conseguenze di una società completamente disumanizzata e materialista che contrasta con le più intime preoccupazioni dell’essere. Ricerca uno sguardo critico alla realtà, dove ricopriamo dei ruoli, indossiamo costantemente delle maschere per cercare di rientrare nel modello dettato.

“La nostra società è una festa in maschera nella quale non abbiamo una sola identità, ma una molteplicità.”

-Eugenio Trías-

Maschere che vanno modificandosi nel corso degli anni: figlio, padre, nonno… Tutto questo per conformarsi a uno stile di vita, un’estetica basata sulle apparenze e sull’artificio, che ha cominciato a prendere forma dopo la seconda guerra mondiale per promuovere la American way of life.

È interessante come queste maschere vadano distruggendosi quando sulla scena appare il sesso, quando gli individui sono guidati dalle passioni. Da Lester al colonnello Fitts, passando per gli adolescenti Jane e Angela (amica di Jane), tutti soccombono al desiderio e mostrano i loro veri desideri e reali insicurezze.

“Per avere successo, dobbiamo proiettare un’immagine di successo”

-Buddy Kane, American Beauty–

Le rose come metafora della bellezza

La bellezza è la chiave del film e le rose sono una metafora della stessa. Sin dai tempi antichi le rose sono considerate come un simbolo di perfezione. Ma la rosa è un fiore insidioso, con un aspetto delicato e fragile per via dei suoi petali, che contrasta la durezza del suo stelo e delle sue spine. Proprio come le “famiglie perfette” americane, così perfette solo in apparenza.

All’inizio del film vediamo Carolyn che taglia delle rose nel suo giardino e i suoi vicini di casa che ne lodano la bellezza. Tagliando le  rose e mettendole in un vaso, le trasformiamo in qualcosa di artificiale, il cui unico scopo è la contemplazione. Ma alla fine appassiranno, perdendo i loro petali e, quindi, la loro bellezza. Le rose sono una costante, danno indizi su ciò che accade nelle vite dei personaggi.

“Non c’è niente di peggio che essere una qualunque.”

-Angela Hayes, American Beauty

Il personaggio di Angela, l’amica adolescente di Jane, è legato alla rosa. Risponde al prototipo di bellezza americano: bionda, bella, magra, leader del suo gruppo di cheerleader… ed esercita una forte influenza su Jane.

Le piace sentirsi desiderata e ammirata dagli uomini, farebbe di tutto per realizzare il suo sogno di diventare una modella. Tuttavia, è piena di insicurezze, la sua vita si basa sull’estetica, e l’immagine che proietta di sé ha ben poco a che vedere con la sua realtà.

I petali di rosa hanno connotazioni sessuali, non è quindi strano che vengano legati al personaggio di Angela. Inoltre questi petali cadono lentamente, suggerendo la natura effimera della bellezza.

Scena del film American Beauty in cui si vede una donna nuda circondata da petali di rosa

Il prezzo della perfezione

In breve, American Beauty è un film volto a stimolare una reazione da parte dello spettatore, si cercano il disagio e la riflessione. Si vuole ottenere uno sguardo critico verso la nostra vita quotidiana. Ci immerge nelle menti dei personaggi, nei loro desideri più profondi, nei loro rapporti e nel modo in cui si relazionano con il mondo nelle varie fasi della loro vita. La concezione della bellezza canonica contrasta con l’idea di bellezza del personaggio di Ricky, che stranamente è colui che più vive al margine delle norme prestabilite.

È interessante notare il ruolo della musica e come ci avvolge in questa atmosfera, il modo in cui i personaggi selezionano un certo tipo di musica a seconda del momento che stanno vivendo. Lo vediamo soprattutto nelle scene ambientate in auto. In macchina non ci sono maschere, possono essere sé stessi, la solitudine li libera e il potere che gli dà la guida è accompagnato dalla musica scelta per l’occasione, è il momento di togliere le etichette, di essere sé stessi.

American Beauty presenta le dure conseguenze della nostra società contemporanea, come la paura sia il principale colpevole del nostro tentativo di salvare le apparenze e della mancata accettazione di noi stessi. Lo neghiamo, ci nascondiamo e indossiamo un’infinità di maschere per poterci adattare e sopravvivere al modello prestabilito. Senza dubbio le apparenze ingannano.

“Mai sottovalutare il potere della negazione”

-Ricky Fitts, American Beauty-

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