Andare a letto arrabbiati o preoccupati

10 Febbraio 2020
Andare a letto arrabbiati o sommersi in un oceano di preoccupazioni non porta solo a riposare male. Spesso il peso delle emozioni negative protratto nel tempo lascia un segno nel nostro cervello, impedendoci di pensare in modo chiaro.

Andare a letto arrabbiati o preoccupati è una cattiva abitudine che accomuna un po’ tutti noi. Lo facciamo quasi senza rendercene conto, e quando le emozioni prendono il sopravvento, ci ritroviamo con la testa sul cuscino pensando che, forse, il mattino dopo la nebbia si sarà dipanata. Tuttavia, raramente il nuovo giorno è di per sé risolutivo; e alla fine, i problemi continuano a essere lì dove li avevamo lasciati.

Succede un po’ a tutti noi. Litighiamo con il partner e invece di risolvere il conflitto, usiamo il rimprovero, la parola infelice o il silenzio. Ci portiamo tutto questo sotto le coperte, addormentandoci schiena contro schiena, avvolti dall’orgoglio infantile e dalla discordia. Così, al disappunto si somma il cattivo riposo, se non una lunga notte insonne.

Dormire male si traduce quasi sempre in una brutta giornata, con il corpo esausto e la mente annebbiata. In uno stato tale, è difficile trovare il coraggio e le risorse per risolvere il conflitto con il partner. Andare a letto arrabbiati non è pertanto la condizione più auspicabile.

Studi recenti segnalano che pur riuscendo a riposare per qualche ora, dormire con il peso delle emozioni negative influisce sul nostro cervello. Certamente un fatto curioso da tenere in considerazione. Approfondiamo questo argomento.

“Chi non riesce a dormire è perché crede di dover vigilare”.

-Bert Hellinger-

Andare a letto arrabbiati

Perché non dovremmo andare a letto arrabbiati o preoccupati?

Non si tratta solo svegliarsi di cattivo umore: si perde anche una buona parte del potenziale cognitivo. Ovvero, vengono limitati alcuni processi come la memoria, la capacità riflessiva, la creatività e la calma interiore con la quale affrontare i problemi in modo attivo e proattivo.

Come affermava Sherlock Holmes, la soluzione a qualsiasi problema è un buon riposo. Tuttavia, secondo gli esperti, possiamo soddisfare tale consiglio solo se riusciamo ad andare a letto lasciandoci alle spalle le preoccupazioni. Poggiare la testa sul cuscino con una mente serena, chiara e orientata all’obiettivo, ovvero quello di conciliare un sonno rigenerante.

Se andiamo a letto sopraffatti dalla pressione, annebbiati o divorati dallo stress, dall’ansia o dalla rabbia verso qualcuno, finiamo per amplificare tale malessere. Questo perché lo stato emotivo negativo non solo rende difficile conciliare il sonno, ma influisce anche sul cervello.

Uomo che prova a vincere l'insonnia

Il cervello e l’impatto delle emozioni negative durante il riposo

La dottoressa Yunzhe Liu della Beijing Normal University ha condotto uno studio in collaborazione con l’University College di Londra su questo argomento. L’aspetto più importante al riguardo riguarda la capacità di gestire le proprie emozioni e preoccupazioni così da dormire in modo più rilassato.

Attraverso la risonanza magnetica, è stato possibile osservare quanto l’effetto del dormire con un elevato carico di rabbia, angoscia e stress alteri diverse aree cerebrali. Esso possiede, peraltro, un effetto cumulativo. Non lo noteremo se litighiamo con il partner e andiamo a letto arrabbiati in occasioni sporadiche; viceversa, tali cambiamenti si noteranno quando questa abitudine si configura come un pratica comune.

Lo stesso accade con lo stress da lavoro e continua preoccupazione. Andare a letto con una tale impronta negativa, settimana dopo settimana, contribuisce ad alterare il cervello in diversi modi:

  • L’ippocampo, struttura legata alla memoria e alle emozioni, riduce le sue dimensioni.
  • Quando siamo arrabbiati, l’attività dei lobi frontali, responsabili del pensiero razionale e dei compiti esecutivi, si riduce sensibilmente. La mente assume pertanto la classica visione del tunnel, ovvero vediamo solo una parte della realtà, quella più negativa, diventiamo incapaci di relativizzare e non riusciamo ad attuare in modo efficace tutte le risorse per risolvere i problemi in modo riflessivo e creativo.
  • La memoria inizia a sbagliare. Il cervello non riesce a svolgere efficacemente i suoi compiti durante le ore notturne e mostra alcune difficoltà nel consolidare i nuovi ricordi.
Insonnia

Andare a letto senza portarsi dietro i problemi

In molti dicono: andare a letto arrabbiati o preoccupati non va affatto bene. Tuttavia, ci sono momenti in cui i problemi ci opprimono più del dovuto, e la mente si riempie di nodi e scogliere dove rischiamo di rimanere incagliati. Cosa fare, allora, per evitare di portasi a letto queste tensioni?

Prima di tutto, bisogna evitare di accumulare tensione e ansia. Quando si presentano, i problemi vanno risolti il prima possibile, i conflitti con il partner o con qualsiasi altra persona, vanno affrontati al momento. Perché tutto quello che si rimanda, non sempre si risolve da sé, ma, al contrario, finisce per complicarsi ulteriormente.

L’ideale è far riposare la mente e il corpo a letto, tenendo lontane le emozioni negative. Alcune tecniche come il rilassamento, la meditazione o la respirazione profonda possono esserci d’aiuto. Così come un bagno caldo, o un buon libro a letto fino a quando il sonno farà il suo corso. Una mente calma dorme meglio e, pertanto, aiuta anche a vivere in modo più pieno e sano.

  • Liu, Y., Lin, W., Liu, C., Luo, Y., Wu, J., Bayley, P. J., & Qin, S. (2016). Memory consolidation reconfigures neural pathways involved in the suppression of emotional memories. Nature Communications7. https://doi.org/10.1038/ncomms13375