La storia di Anna: trovare risposte nei momenti bui è terapeutico

· 19 giugno 2016

Sin da piccoli stringiamo una relazione inscindibile con le parole. Ci servono per raccontare storie, per scambiare opinioni, classificare gli oggetti, trovare le risposte o dare una forma e un contenuto al nostro dialogo interiore (quello che nei film vediamo rappresentato sotto forma di angioletto e diavoletto sulle spalle).

Di sicuro ricorderete tutti qualche scena in cui un personaggio deve decidere tra ciò di cui ha voglia e ciò che ritiene più giusto. Ecco quindi che l’angelo e il diavolo iniziano a dibattere sui pro e sui contro. “Sai che non è giusto”, “La vita non ha gusto senza un pizzico di follia”, “Che cosa penserebbero i tuoi se ti vedessero?”, ecc.

Nella nostra mente, oltre ad utilizzare il linguaggio in questo modo, le parole sono essenziali anche per mettere ordine nelle storie che abbiamo in testa. Proprio così, perché la realtà molto spesso ci arriva sotto forma di indizi, come se fossimo dei detective che devono risolvere un rebus.

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La storia di Anna

Sono le sette e, come ogni mattina, suona la sveglia. Anna la spegne, si gira dall’altro lato e aspetta che suoni quella programmata cinque minuti dopo. E la sveglia che la obbligherà a correre. Ma cos’è meglio? Fare colazione con calma o dormire cinque minuti in più?

Pensa a tutto ciò che deve fare durante la giornata e si copre la testa con il cuscino. Cerca nella sua mente un momento di tranquillità, ma sa che arriverà solo all’ora di pranzo. Sono passati cinque minuti, Anna si alza. Si mette in modalità automa e inizia a svolgere un’azione dopo l’altra, nel solito ordine.

Si sveglia solo nella metropolitana, quando di colpo una terribile esplosione la fa saltare in aria. Bastano solo pochi secondi e tornerà di nuovo a dormire. Dopo tre giorni si sveglierà, questa volta con il rumore di una macchina che emette un bip dopo l’altro, segno che il suo cuore sta ancora battendo.

Da quel momento in poi, Anna non sarà più la stessa. Non riuscirà a chiudere occhio la notte e la sua attenzione sarà sempre sull’attenti. Ha imparato che ogni momento in apparenza insignificante potrebbe diventare fondamentale in un batter d’occhio. È come se la vita, quella vita che tanto amiamo, potesse sorprenderci da un momento all’altro con uno dei suoi disastrosi trucchi di magia.

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Anna non capisce la sua storia

Perché doveva proprio succedere nella metropolitana che prende ogni mattina? Perché quel giorno non si è alzata cinque minuti prima? Perché non è morta, come alcuni dei suoi compagni di vagone? Sono domande che la tormentano e per cui ha bisogno di una risposta.

Sono buchi neri nella sua storia che hanno reso il mondo che un tempo le sembrava sicuro un luogo pieno di potenziali minacce nascoste dietro i gesti più innocenti. Il mondo non è più un luogo prevedibile e controllabile. Che senso ha se potrebbe sparire tutto in un secondo?

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Anna ha bisogno di guarire

Anna non ha bisogno di curare solo le sue ferite fisiche, ma anche di tornare a camminare con sicurezza. Una sicurezza che non arriverà finché non riuscirà a rispondere a tutte le domande che la inseguono, se non è capace di completare la storia di quella mattina. Ha bisogno di farlo perché deve sapere che i colpevoli non avranno l’opportunità di uccidere di nuovo, e che nessun altro potrà farlo.

È strano come, a volte, le superstizioni abbiano in questo senso un enorme valore. Immaginiamo che Anna quel giorno fosse scesa dal lato sinistro del letto e che, per quanto Anna non sia di solito una persona superstiziosa, la sua mente stabilisca una relazione tra le due cose.

Un’associazione totalmente falsa e illogica, ma che per lei è fantastica. Perché l’aiuta a credere che, se si alzerà sempre dal lato destro, una cosa del genere non le accadrà mai più. In questo modo, ha trasformato un fatto incontrollabile in un fatto controllabile e questo la tranquillizza. Ha trovato una causa su cui può intervenire e, se questo non le sconvolge la vita, è una soluzione meravigliosa.