Anoressia: quando essere troppo magri è solo la punta dell’iceberg

26 agosto 2016 in Psicologia 0 Condivisi

Se pensiamo che l’anoressia si riduca ad un semplice capriccio, al voler essere magri, ci stiamo soffermando solo sulla punta dell’iceberg. È una malattia complicata, tra quelle con il maggior indice di mortalità. Per questo motivo, non dovremmo mai confondere la malattia con i sintomi.

Non siamo consapevoli del fatto che la necessità di essere magri è un modo per autodistruggersi. Molte persone partono da un problema che non riescono a controllare e che riflettono nel controllo ferreo della loro alimentazione, come un modo per proteggersi dalle loro paure e dal loro essere indifesi. Per questo motivo, emerge la necessità di trovare un rinforzo positivo nella loro aspetto, una necessità che è al di sopra dell’amor proprio e della loro sopravvivenza.

Anoressia è pensare al cibo in ogni momento del giorno
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Tuttavia, perché succede? È un fatto mentale o ci sono altri fattori che sfuggono al nostro controllo e che influiscono sul nostro cervello? Oggi daremo una risposta a queste domande e scopriremo come questa ossessione per la magrezza sia solo una piccola parte di ciò che vuol dire davvero l’anoressia.

Cosa passa per la testa di una persona anoressica?

Le persone che soffrono di anoressia cercano di ridurre l’assunzione di cibo e alcune arrivano ad un tale livello di disciplina da riuscire ad evitare quasi del tutto gli alimenti. Meno ingeriscono, meglio è per loro.

Si potrebbe parlare quindi di un disturbo mentale? La verità è che questo termine può generare confusione. Per questo motivo, si può dire che quello di cui siamo davvero sicuri è che nasce dall’effetto di un comportamento compulsivo nel quale si manifesta una grande preoccupazione per le conseguenze che può avere l’azione del mangiare.

Questo segnala che il cervello delle persone affette da anoressia non funziona come quello di una persona sana. Tutti noi abbiamo un sistema di risposta davanti al piacere e alla ricompensa che è molto importante per la nostra sopravvivenza. Nel caso delle persone che soffrono di anoressia questo sistema appare alterato.

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Per esempio, ogni volta che una persona sana ha fame e mangia, il suo cervello produce una risposta positiva. Si può dire che questa persona ha una relazione sana con il cibo. Non succede lo stesso in una persona che soffre di anoressia, perché non è capace di distinguere lo stimolo negativo da quello positivo.

Sopportare la fame non dovrebbe mai essere una vittoria
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Ma non è tutto. Ci sono molti neurobiologi che hanno stabilito che nelle persone affette da anoressia esiste un’alterazione del funzionamento dei neuroni incaricati della comunicazione con quella parte del cervello che identifica la fame. Questa zona coincide, curiosamente, con la regione in cui risiedono le emozioni, le sensazioni e la percezione che abbiamo del nostro corpo.

Anche i nostri ormoni hanno una parte di colpa in tutta questa situazione. Nelle persone con anoressia molti degli ormoni che stimolano l’appetito e il peso si presentano a livelli molto bassi, il che causa un grave disturbo nel rapporto con il cibo.

I pensieri quando “vogliamo” essere magri

Abbiamo visto il modo in cui l’anoressia genera alterazioni cerebrali che sono il riflesso di un sistema di ricompensa alterato. Ma è solo questo?

Di certo le persone che soffrono di questo disturbo presentano tratti psicologici simili tra loro. Alcuni di questi possono vedersi accentuati più in alcune persone che in altre e, in alcune occasioni, non si presentano affatto:

  • Bassi livelli di autostima, ai quali associano il loro aspetto fisico, non riuscendo a pensare ai lati positivi del loro essere.
  • Necessità di tenere tutto sotto controllo, per questo esercitano il controllo sul loro corpo e sul cibo. È l’unica cosa che possono controllare.
  • Ricerca di un’identità, legato ad una profonda ansia.
  • Continui sbalzi di umore, che possono passare dall’euforia ad uno stato di profonda depressione.

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Sono alcune delle caratteristiche che possono presentare le persone che soffrono di anoressia, anche se ve ne sono molte altre. Come possiamo vedere, la componente dell’autostima è molto importante. Questa insieme ad altri problemi già presenti porta le persone a “voler” smettere di mangiare.

L’anoressia inizia evitando il cibo e continua con milioni di scuse
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A questi livelli, ciò di cui siamo sicuri è che l’anoressia non è un capriccio. Per questo davanti agli interventi che non prevedono l’aiuto di uno specialista e che approcciano il problema con un’unica strategia, come per esempio obbligare il paziente a mangiare, senza lavorare su altri aspetti come quello del rinforzo psicologico, non si otterrà altro che un miglioramento delle abilità di dissimulazione di inganno.

Pensatelo come segnale d’allarme, come la manifestazione di un problema più profondo. Non è solo una questione di apparenza, di mangiare o non mangiare. Dietro l’anoressia, c’è una persona abbattuta, con problemi profondi nel suo mondo interiore che bisogna trattare in modo parallelo. Ovviamente, la mancanza di nutrienti potrebbe portarla alla morte, ma questo non significa che bisogna intervenire solo sui sintomi, sul dolore e non su cosa lo genera.

magrezza

Anoressia non vuol dire essere magri per vedersi meglio, l’anoressia porta con sé problemi, insicurezza, dolore e tristezza. Non mangiare è solo un modo per evitare di stare male, più che di sentirsi bene. Questo comportamento viene dal voler evitare la sofferenza, dal voler allontanare il più possibile quella sensazione di avere una volontà debole e dell’essere inutili.

In questo modo, le persone anoressiche finiscono per avere paura del cibo come chi ha paura di un leone o un serpente, perché lo vedono come un nemico per il mondo fragile che stanno cercando di costruire. Un mondo in cui, per loro, l’unica speranza è poter avere giorni grigi, tra tanti giorni neri.

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