Ansia da separazione: quando diventa un problema?

4 gennaio 2018 in Psicologia 281 Condivisi
Bambino con ansia da separazione che afferra sua madre

Di solito associamo l’ansia da separazione ai bambini, ma anche molti adulti la sperimentano. Viene definita come una eccessiva ansia scaturita dal doversi separare da casa o dalle persone per cui si ha un forte attaccamento emotivo (ad esempio i genitori, i nonni, i fratelli, i figli, ecc).

I sintomi possono essere lievi o molto gravi e sono simili nei bambini e negli adulti. Negli adulti di solito si tratta di un problema sorto durante l’infanzia, ma non è sempre così, può presentarsi in qualsiasi momento della nostra vita. Si manifesta come la paura di doversi separare dal partner, dai figli, dal lavoro o da qualcosa a cui è stato dato un grande valore sentimentale. Può essere molto debilitante per chi ne soffre, ma anche per gli “oggetti dell’attaccamento”, visto che riflette o rafforza una dipendenza che in qualche modo esisteva già.

“Possa tu essere libero di prendere una strada di cui non sento il bisogno di conoscere la fine, né sento l’ansia febbrile di essere sicura che tu vada dove io avrei voluto che fossi”.

-Margaret Mead-

Il concetto di tempo non è facile e ci abbiamo messo anni per svilupparlo. Per molti bambini ogni separazione è difficile e provoca sofferenza e lacrime. Se non ben gestita dai genitori, può avere conseguenze gravi quali grande insicurezza durante l’adolescenza, che può addirittura sussistere per diversi anni.

Come tutti i disturbi da ansia, durante l’infanzia o in età adulta, è molto importante ricorrere a un trattamento per l’ansia da separazione. Solo di rado scompare in modo naturale. Tipicamente tende a crescere, si dirama in altri settori della vita e facilita lo sviluppo di altre forme di ansia, come l’agorafobia o le crisi di panico.

Bambino che abbraccia il suo orsacchiotto

Il trattamento consigliato di solito è la psicoterapia. Tuttavia, nel caso dei bambini, le informazioni che abbiamo al riguardo e alcuni strumenti che offriamo in questo articolo possono aiutare a prevenire la situazione e a notare i segnali di avvertimento qualora si inizi a manifestare.

“Le minacce alla nostra autostima o l’idea che abbiamo di noi stessi, spesso causano molta più ansia rispetto alle minacce alla nostra integrità fisica.”

-Sigmund Freud-

Cosa sapere sull’ansia da separazione

È una fase normale

L’ansia da separazione è normale e comune in una determinata fase dello sviluppo. Tra gli 8 e i 14 mesi, i bambini, che prima non avevano il senso di pericolo, cominciano ad avere paura degli estranei o dei nuovi posti. Questa “fase normale” è un naturale metodo di adattamento che aiuta i bambini ad abituarsi all’ambiente circostante e a dominarlo.

La prassi è che questa ansia da separazione diminuisca significativamente o scompaia del tutto intorno ai 2 anni. A questa età i bambini capiscono che i loro genitori possono allontanarsi per tornare dopo. Allo stesso tempo, capiscono che anche loro possono fare lo stesso e con questa sicurezza sono incoraggiati a esplorare il mondo.

Questo non significa che in alcuni momenti o situazioni specifiche e nuove, i bambini non sperimentino un certo grado di ansia, soprattutto se devono separarsi dai genitori per un periodo prolungato, in caso di ricovero, cambiano scuola, ecc.

Genera molte emozioni

In questa situazione i genitori possono sperimentare tante emozioni. C’è un senso di benessere perché nostro figlio è attaccato a noi, ma può generare anche sensi di colpa nel doverlo lasciare con degli estranei. È anche normale sentirsi sopraffatti dalla grande quantità di attenzione e di tempo che esige da noi.

“Nessuna passione priva la mente così completamente delle sue capacità di agire e ragionare quanto la paura”.

-Edmund Burke-

Il fatto che nostro figlio non voglia che ce ne andiamo è un buon segno che il nostro attaccamento è sano, a patto che questo desiderio non si trasformi in grande ansia. Un attaccamento sano significa che c’è fiducia, che il bambino è sicuro che ogni volta che ce ne andiamo poi torniamo e questo gli è sufficiente per sentirsi tranquillo durante la nostra assenza. Un attaccamento patologico si verifica quando il bambino ha costantemente bisogno di rassicurazione e sicurezza, e quando non ha gli strumenti per affrontare situazioni nuove che gli risulteranno molto difficili.

È una fase dura. Tuttavia, l’ansia dovrebbe scomparire con il tempo, con molta pazienza e forza. D’altra parte, se ogni volta che il nostro bambino piange arriviamo di corsa dall’altra stanza o annulliamo tutti i nostri piani, è probabile che affini le sue strategie nella consapevolezza di avere ol potere di impedire quella separazione che tanto teme.

Bambina che afferra la mano di sua madre

Prevenire e fare pratica: due concetti importanti

Se state pensando di portarlo all’asilo, sapete bene che probabilmente dovrete affrontare l’ansia da separazione di cui stiamo parlando. I bambini sono particolarmente sensibili tra gli otto mesi e il primo anno. Se necessario, potete fare pratica con una separazione graduale portandolo in posti nuovi oppure lasciandolo con un familiare o una baby-sitter per brevi periodi, finché non dovrete lasciarlo all’asilo.

Fate queste “prove” quando il bambino non è stanco, inquieto o affamato. Ricordate che è un bambino ed è molto meglio fare dei cambiamenti quando i bisogni primari sono soddisfatti e quando non ci sono interferenze.

Anticipate l’ingresso all’asilo visitandolo con lui prima del suo effettivo primo giorno. Inoltre, se possibile, effettuate l’adattamento in modo progressivo: fate in modo che il bambino in un primo momento vada per poche ore e aumentate progressivamente il tempo.

Coerenza, calma e mantenere le promesse: 3 linee guida fondamentali

Se stiamo portando il nostro bambino in uno specifico asilo, è perché ci fidiamo dei professionisti che vi lavorano. Bisogna cercare di essere coerenti con questa decisione e permettere loro di aiutarci a gestire l’ansia da separazione seguendo i loro consigli. Dobbiamo ricordare che hanno maggiore esperienza nell’affrontare questi problemi e vorranno il meglio per noi e il nostro bambino.

“Non c’è nulla di tanto caratteristico del progresso dalla bestia all’uomo, quanto la diminuzione della frequenza delle occasioni che giustificano l’avere paura”.

-William James-

Bisogna mantenere la calma e cercare di trasmettere tranquillità e fiducia al bambino. Spiegargli quando torneremo usando concetti che possono essere compresi, ad esempio “dopo pranzo”, “dopo il sonnellino”, ecc. È possibile creare un rituale di saluto in cui un “arrivederci” venga scambiato in modo affettuoso e piacevole, in cui gli dedichiamo tutta la nostra attenzione. E quando ce ne andiamo, non dobbiamo tornare, altrimenti potremmo peggiorare le cose.

Bambina che abbraccia sua madre

Bisogna tornare quando abbiamo promesso di farlo. In questo modo alimenteremo la fiducia del bambino, che potrà affrontare meglio questa situazione. Dobbiamo essere puntuali, in particolare durante l’adattamento: anche se i bambini non hanno un senso del tempo così sviluppato, possono vedere gli altri bambini andare via e sentirsi in ansia perché per loro non è venuto nessuno.

“La preoccupazione non elimina il dolore di domani, ma elimina la forza di oggi”.

-Corrie ten Boom-

Non dobbiamo sgattaiolare via di nascosto, anche se lo vediamo tranquillo. Andandocene in questo modo, potremmo farlo sentire abbandonato. Dobbiamo sempre salutarlo, ma non vanno bene nemmeno prolungare i saluti più del dovuto, perché questo atteggiamento rafforza la sensazione che l’asilo possa essere un luogo negativo o che sta per succedere qualcosa di brutto.

Non è comune che l’ansia da separazione continui tutti i giorni o per lunghi periodi in modo costante. Se siete preoccupati che il bambino non si stia abituando a stare senza di voi, consultate un esperto. Ricordate che potreste non essere in grado di gestire adeguatamente la situazione e che abbiate bisogno dell’aiuto di uno specialista.

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