Ansia secondaria e pericoli associati

Respirazione e battito cardiaco accelerati, tachicardia, paura: l'ansia secondaria deriva dai sintomi dell'ansia primaria. È la paura della paura e quella sensazione disperata di perdere il controllo.
Ansia secondaria e pericoli associati

Ultimo aggiornamento: 10 maggio, 2021

L’ansia secondaria appare come una conseguenza della sofferenza di convivere in perenne stato ansiogeno. Poche realtà sono così estenuanti come la sensazione di non avere il controllo su se stessi.

È come vivere nella paura che da un momento all’altro si ripresenti un attacco di panico e che i sintomi dell’ansia si intensifichino. Questo universo di emozioni contraddittorie e angoscianti derivanti da una malattia primaria, l’ansia, viene definito dai medici “ansia secondaria”.

I disturbi neurologici, come il morbo di Parkinson, o convivere con una malattia come il cancro, spesso portano a soffrire di più di un disturbo psicologico. In ogni caso, a tutti capita a un certo punto di soffrire di ansia primaia.

È del tutto normale, può sorgere a causa della pressione sul lavoro, delle relazioni o dell’incapacità di far fronte allo stress. Ma se riusciamo a gestire queste dimensioni in modo abile ed efficace, eviteremo la comparsa dell’ansia secondaria.

Quando ci sentiamo sopraffatti, quando non riusciamo ad affrontare tante sensazioni, pensieri ed emozioni opposte, l’ansia si autoalimenta. Gli effetti possono essere anche piuttosto gravi.

“Non puoi sempre controllare cosa succede intorno a te. Ma puoi sempre controllare cosa succede dentro di te.”

– Wayne Dyer-

Uomo stanco.


Quali sono i sintomi?

L’ansia si costruisce sulla base di molti strati di stress sovrapposti l’uno sull’altro. È particolarmente comune nel disturbo d’ansia generalizzato, dove fin dall’adolescenza la persona ha la tendenza a preoccuparsi eccessivamente, a sentirsi sopraffatta dagli obblighi, a provare paura eccessiva, a non saper gestire le proprie emozioni.

A poco a poco, l’ansia primaria viene interiorizzata fino al giorno in cui appare il primo attacco di panico. Questa esperienza è sempre molto scioccante. Ci sono quelli che hanno la chiara sensazione che stanno per morire, che stanno soffrendo di un infarto del miocardio.

Tuttavia, quando il medico chiarisce che quanto accaduto ha origine in ambito psicologico e non fisico, la persona passa a una nuova fase; quella in cui compare l’ansia secondaria, che viene definita come la paura dell’ansia stessa e delle sue conseguenze. Ecco i sintomi più comuni:

  • In genere, le persone che soffrono di ansia secondaria sono molto esigenti con se stesse. Quindi, il fatto che soffrano di ansia e attacchi di panico gli fa sentire una certa rabbia e rifiuto di sé per non essere in grado di “controllare” quelle emozioni. L’ansia stessa finisce per generare maggiore ansia.
  • Sono caratterizzate da ipervigilanza. In altre parole, stanno sempre attente alle possibili minacce nel loro ambiente, reagiscono in modo eccessivo a suoni, odori, sensazioni che sentono intorno a loro.
  • Si sentono sconfitte e sopraffatte per la maggior parte del tempo.
Ragazza con attacco d'ansia.


Quali pericoli derivano dall’ansia secondaria?

Albert Ellis, creatore e promotore della teoria emotiva razionale, è stato il primo a sottolineare l’importanza di distinguere tra ansia primaria e ansia secondaria.

I casi più gravi, come gli attacchi di panico e l’ansia generalizzata, hanno origine dall’abitudine all’ansia primaria fino a sfociare in una realtà più profonda, complessa e pericolosa in molti casi.

È dunque importante sapere che un attacco di panico non apparirà mai se siamo in grado di gestire le nostre emozioni prima che compaia l’ansia secondaria. Ma cosa succede quando è già apparsa e l’abbiamo interiorizzata?

  • L’ansia secondaria finisce per togliere ogni senso di controllo che abbiamo su noi stessi. Inoltre, mina le basi dell’autostima e della fiducia in se stessi.
  • Quando ci troviamo in questo stato è molto difficile utilizzare un approccio razionale e riflessivo per comprendere il motivo per cui siamo arrivati ​​a questo punto.
  • Sopravvalutiamo l’ansia in modo tale da arrivare a dire a noi stessi che non c’è più una soluzione. Pertanto, vengono ricreati degli approcci psicologici molto rigidi.
  • L’ansia secondaria è la base per la comparsa di altri disturbi. Pertanto, è comune che porti ad agorafobia, depressione maggiore e persino che alcuni pazienti ricorrano all’abuso di sostanze stupefacenti.

Trattamento per l’ansia secondaria

In media, l’approccio terapeutico all’ansia secondaria richiede prima di tutto la conoscenza della realtà individuale del paziente. Verrà formulata una diagnosi, verranno approfondite le sue caratteristiche, il contesto, le circostanze, la storia medica, ecc.

In secondo luogo, vengono seguiti dei trattamenti specifici, a volte sarà necessario un approccio farmacologico, con altri più ampi sempre a seconda delle esigenze della persona. Sono comuni le seguenti strategie:

  • Informare il paziente su cos’è l’ansia e in cosa consistono sono gli attacchi di panico e insegnargli a riconoscerli. Quindi, avvicinarlo alla realtà della sua diagnosi (se soffre di ansia generalizzata, fobie, ecc.).
  • Identificare i comportamenti e gli approcci sbagliati che il paziente utilizza e che intensificano la sua ansia.
  • Aiutare il paziente a utilizzare delle strategie e delle tecniche cognitive per evitare preoccupazioni, pensieri catastrofici e automatici.
  • Favorire l’esposizione controllata a situazioni o stimoli temuti.
  • Offrire strategie di gestione del tempo, abilità sociali, pianificare attività piacevoli, lavorare sugli obiettivi di vita, ecc.

Bisogna chiedere aiuto prima che l’ansia primaria diventi secondaria. In questo modo eviteremmo di raggiungere situazioni di forte esaurimento psicologico dove in molti casi sono presenti altre realtà latenti, come la depressione.

Tuttavia, con l’aiuto di un buon professionista possiamo affrontare molto meglio queste sensazioni per favorire il nostro benessere e riprendere il controllo della nostra vita.

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  • Rogers, M. P. et. Al. (1999) Comparing primary and secondary generalized anxiety disorder in a long-term naturalistic study of anxiety disorders. Depress Anxiety; 10(1): 1-7.