Area cerebrale della colpevolezza

· 4 Maggio 2019
L'area del cervello della colpevolezza è legata in maniera intima alla vergogna. Al tempo stesso, è stato provato che in alcune persone si attiva appena. È il caso dei narcisisti, dei bugiardi e dei violenti.  

L’area cerebrale della colpevolezza sembra funzionare in maniera diversa in ciascuno di noi. Sebbene in media la maggior parte di noi risenta del suo impatto, sembrerebbe che determinate persone non la attivino neanche. Ne sono un esempio le persone narcisiste o i profili potenzialmente violenti.

Quando si parla di colpa, bisogna analizzare innanzitutto due aspetti molto interessanti. Per prima cosa, si tratta di un’emozione chiave nel comportamento umano. Sebbene venga descritta in modo più che altro negativo (Fischer, Shaver e Carnochan, 1990), in realtà questa emozione ci aiuta a regolare il nostro comportamento sociale.

Il peso della colpa ci incita a correggere certi comportamenti e spinge le persone a comportarsi in modo corretto. Così facendo, si può evitare la sofferenza legata a quel peso che può insediarsi nel nostro cervello per una vita intera. D’altra parte, e di sicuro molti sanno di cosa stiamo parlando, si tratta di una delle emozioni più difficili da gestire.

“Se mi porti al pianto, proverà pena anche la tua anima.”

-Orazio-

Sigmund Freud disse che l’essere umano innalza sofisticati meccanismi di difesa per proteggersi dalla sua influenza. Perché la sua ombra, il ricordo di quello che ha fatto o meno, è estremamente complicato da gestire.

Eppure, avvertire il marchio del proprio dolore significa avere una coscienza, cosa che molte persone sembrano incapaci di provare.

Sistema limbico del cervello

Dove si trova l’area cerebrale della colpevolezza?

Qualche mese fa siamo stati testimoni di un nuovo assassinio di massa. L’attacco a due moschee nella città di Christchurch, in Nuova Zelanda, ha introdotto nel panorama criminale un nuovo profilo. Per la prima volta l’omicida ha filmato e trasmesso in diretta il massacro su Facebook, cercando di raggiungere il maggior numero di persone e di ispirare altri nel compiere lo stesso operato, come lui stesso ha confessato.

Un aspetto che senza dubbio attira l’attenzione in merito all’atto è la freddezza assoluta del protagonista. A mo’ di videogioco, si è limitato a sparare contro chiunque gli si parasse davanti, con assoluta tranquillità.

La brutalità, la mancanza di coscienza e di qualsiasi barlume di colpevolezza verso le sue azioni è più che evidente. Cosa succede a queste persone? Quali meccanismi reggono o spiegano questi comportamenti?

La corteccia orbitofrontale laterale, l’area cerebrale della colpevolezza

L’Università Monash ha finanziato uno studio basato proprio sull’uso di videogiochi ad alto contenuto di violenza. Il dottor Molenberghs, responsabile del lavoro, voleva individuare l’area cerebrale della colpevolezza. A tale scopo, ha fatto uso della risonanza magnetica per vedere cosa succedeva nei soggetti coinvolti nell’esperimento mentre giocavano a videogiochi in cui bisogna uccidere un gran numero di persone.

Gli scanner cerebrali hanno evidenziato una mancata attività neuronale nella corteccia orbitofrontale laterale. Ciò coincide perfettamente con altre ricerche svolte in precedenza dal neurobiologo e filosofo Gerhard Roth. Questi ha realizzato un esaustivo lavoro di ricerca in alcune carceri volto a comprendere come funziona il cervello di assassini, stupratori e altri reclusi che hanno commesso atti violenti.

Area cerebrale della colpevolezza

I risultati si sono rivelati chiari. Il dottor Roth ha nominato l’area cerebrale della colpevolezza come la “chiazza oscura del male”. In chi non prova colpa la corteccia orbifrontale laterale mostra una minima attività. Ciò può essere dovuto alla presenza di un tumore, ma nella maggior parte dei casi il motivo di questa disfunzione non è chiaro.

Alcuni psicologi ritengono che un’esposizione continua alla violenza possa favorire un’assuefazione di quest’area. Ciò potrebbe spiegare il comportamento dell’assassino di Christchurch, che ha affermato che parte della sua violenza è nata proprio dalla passione per i videogiochi. Tuttavia, si tratta soltanto di un fattore tra molti altri che, senza dubbio, danno forma a questi profili pericolosi.

Provare colpevolezza ci rende umani

L’area cerebrale della colpevolezza è legata a sua volta al senso di vergogna. Entrambe le dimensioni portano a manifestare un sentimento di fastidio, dolore e disturbo. Al tempo stesso, sono emozioni che ci motivano a migliorare, a comportarci in modo diverso per scongiurare questo malessere.

Tutto questo assume una connotazione positiva e rappresenta di per sé l’essenza del nostro essere umani, ovvero ci rende esseri sociali che desiderano il meglio per se stessi e per gli altri. Ebbene, questo tipo di realtà psico-biologiche non si manifesta negli psicopatici, nei narcisisti e nelle persone capaci di arrecare danni senza provare sentimenti che le frenano.

La capacità di riflessione verso l’atto commesso e l’empatia provata verso la vittima del proprio sopruso sembrano essere assenti in questi profili. Ciò non può che spaventarci mettendoci di fronte a una realtà evidente: continueranno ad apparire personaggi come Brenton Tarrant, l’assalitore di Christchurch.

La macchia oscura di cui parlava il dottor Gerhard Roth esiste. L’area e cerebrale della colpevolezza non lavora allo stesso modo in ciascuno di noi e può sfociare in atti altamente nocivi per l’umanità.

  • Turan, N., & Cohen, T. R. (2015). Shame and Guilt. In Encyclopedia of Mental Health: Second Edition (pp. 144–146). Elsevier Inc. https://doi.org/10.1016/B978-0-12-397045-9.00067-7
  • Lickel, B., Schmader, T., Curtis, M., Scarnier, M., y Ames, DR (2005). La vergüenza y la culpa vicaria. Procesos grupales y relaciones intergrupales , 8 (2 SPEC. ISS.), 145–157. https://doi.org/10.1177/1368430205051064