Aspasia di Mileto: biografia della bella etèra

· 30 Maggio 2019
Aspasia di Mileto fu insegnante di retorica e filosofia, e sembra essere l'unica donna della Grecia classica che riuscì a distinguersi nella sfera pubblica. Essere una donna libera e indipendente all'epoca, a differenza della tipica moglie ateniese sottomessa alla famiglia, significava però anche andare incontro a ingiurie, ridicolizzazioni e attacchi personali.

Aspasia di Mileto fu una donna greca vissuta nel V secolo a.C. Il nome Aspasia significa «la bella benvenuta». Nacque a Mileto, come alcuni dei primi filosofi greci quali Talete, Anassimandro e Anassimene. A vent’anni, lasciò la sua città natale e si trasferì ad Atene.

Di lei si sa che era una donna intelligente e bella; si ritiene che sia stato il padre a iniziarla alla prostituzione, ma a differenza delle pornai (prostitute destinate a uomini volgari e senza ricchezze), Aspasia di Mileto aveva un elevato livello di istruzione, che le permise di entrare a far parte della cerchia ristretta delle etère: cortigiane molto colte e rispettate per la loro saggezza.

I dati che abbiamo sulla vita di Aspasia sono scarsi e incerti, anche se il suo nome figura in opere di autori come Platone e Aristofane. Sappiamo che ebbe una forte influenza sulla vita politica e culturale di Atene, soprattutto per via del suo stretto rapporto con Pericle.

Il nome di Aspasia non appare solo nei testi dell’antichità, ma anche nelle opere dell’epoca moderna, in particolare in quelle di alcuni autori romantici del XIX secolo che la vedevano come una musa. È difficile tracciare la sua biografia, poiché la maggior parte delle informazioni di cui siamo a conoscenza si basano su ipotesi. Ciononostante, è importante riconoscere l’importanza di questa donna della Grecia antica.

La vita di Aspasia di Mileto

A seguito del trasferimento ad Atene, Aspasia iniziò a gestire una casa di piacere visitata da uomini provenienti dai più importanti ambienti politici e culturali della città. Tra i suoi clienti abituali si annoverano Socrate, Anassagora e il governatore Pericle. Di quest’ultimo, si dice che si innamorò di lei a tal punto da lasciare la moglie legittima pur di farne la sua amante.

Il fatto non sfuggì ai comici del tempo, che fecero di Aspasia uno dei bersagli prediletti della loro satira. Il commediografo Ermippo la querelò costringendola a comparire davanti ai tribunali sotto doppia accusa: empietà e dissolutezza. Pericle, tuttavia, la aiutò con la sua influenza a sfuggire alla condanna ottenendo il perdono dei giudici.

Dall’unione di Aspasia e Pericle nacque Pericle il Giovane, del quale si dice che ella lo seguì come madre e come maestra. Dopo la morte del governatore, Plutarco racconta che Aspasia visse ed ebbe un figlio con lo stratego ateniese Lisicle, alla morte del quale si perdono tracce anche di lei. Gli storici ritengono che sia morta intorno al 401-400 a.C.

Aspasia di Mileto e Socrate

«Difendi il tuo diritto di pensare, perché anche pensare in modo sbagliato è meglio che non pensare affatto.»

-Ipazia di Alessandria-

Essere una donna nell’antica Grecia

Di Aspasia di Mileto parlano diversi autori suoi contemporanei. C’è chi la cita nei propri testi, chi la giudica per la sua professione o chi la ricorda per la sua bellezza, la sua intelligenza e la sua abilità nella retorica. Fu una donna molto importante nell’antichità, ma in quali condizioni è arrivata a ottenere un tale riconoscimento?

Il primo punto su cui bisogna fare chiarezza è come fosse la vita dell’epoca per le donne greche. Non si può negare che ci fossero innumerevoli ostacoli alla realizzazione femminile, e moltissime restrizioni e divieti alla loro vita sociale nella polis di allora. Le donne non avevano i diritti civili, i loro compiti erano limitati alla cura della casa e della prole. Erano del tutto escluse dalla vita pubblica e potevano lasciare le mura domestiche solo per partecipare alle feste cittadine. È possibile, tuttavia, che a Mileto la situazione fosse notevolmente diversa e che le donne del posto godessero di maggiore libertà rispetto a quelle di Atene.

In ogni caso, essere donna significava dedicarsi alla famiglia ed essere una proprietà dell’uomo. All’uomo di maggior valore spettavano di diritto più donne, che erano così equiparate a una sorta di «premio» o riconoscimento del suo successo.

«L’amore è stato l’oppio delle donne, come la religione lo è stata per le masse. Mentre noi amavamo, gli uomini regnavano.»

-Kate Millet-

Le diverse identità di Aspasia di Mileto

Oltre a essere una donna, Aspasia dovette convivere con un’altra etichetta: quella di  straniera. Per gli ateniesi, gli stranieri, così come le donne, non potevano prendere parte alle decisioni della città. Condividendo entrambe le condizioni, Aspasia si trovava a vivere un’ulteriore forma di esclusione in una società già basata sulla predominanza maschile. Tuttavia, il suo essere straniera le permise anche di avere una formazione educativa diversa da quella delle sue contemporanee ateniesi, e di crescere con maggiore libertà.

Per questo motivo, ella non si rassegnò a svolgere esclusivamente i compiti che derivavano dal suo ruolo di donna, bensì riuscì a dedicarsi anche ad alcune attività riservate esclusivamente agli uomini. La storica dell’antichità Eva Cantarella racconta che nella Grecia antica gli uomini potevano avere tre tipi di donne: moglie (per la discendenza), concubina (per le relazioni sessuali) ed etèra (per il piacere, inteso però come soddisfazione generale di maggiore necessità).

La terza identità di Aspasia di Mileto era proprio quest’ultima. Nonostante quello che verrebbe da pensare, l’etichetta di etèra non aveva necessariamente una connotazione negativa, anche perché si trattava delle uniche donne veramente libere del tempo. Le etère, infatti, potevano uscire, partecipavano ai banchetti al fianco degli uomini e, addirittura, potevano ricevere in casa se erano abbastanza fortunate da essere mantenute da un uomo potente. Erano l’eccezione che confermava la regola per le donne di Atene, e differivano quasi in tutto rispetto alle legittime mogli degli uomini.

Per quanto riguarda l’istruzione, per esempio, le etère erano molto più erudite delle donne sposate, per questo politici e filosofi le consideravano dei validi interlocutori. Aspasia di Mileto, in particolare, si distingueva tra le cortigiane per la considerazione di cui vantava tra gli intellettuali e gli uomini di potere.

Questa fama le costò molte critiche e invidie, ma le permise anche di intrattenersi con alcune delle figure più importanti del tempo come Socrate, che la frequentava spesso e raccomandava ai suoi discepoli di studiare con lei.

«Chi sa pensare ma non sa esprimersi è al pari di chi non sa pensare».

-Pericle-

Una grande oratrice

Tra le varie discipline, le etère erano particolarmente istruite nell’arte oratoria (o retorica) e Aspasia non faceva eccezione. Si dice che persino Socrate fosse affascinato dalla sua intelligenza. Riuscì a convincere Platone delle capacità intellettuali delle donne, quando queste venivano educate fuori dagli stretti limiti che le istituzioni ateniesi imponevano loro.

Grazie alle sue abilità, ottenne dei riconoscimenti e conquistò il governatore Pericle, che provava per lei non solo attrazione fisica, ma anche un sincero sentimento di amore. Si dice che non poté sposarla a causa del suo status di straniera, ma che per lei lasciò comunque la moglie legittima.

Aristofane sosteneva ironicamente che fosse Aspasia a scrivere i discorsi di Pericle e a indirizzarne la politica come quando, ad esempio, Atene intervenne in una controversia tra la città di Samo e Mileto schierandosi a favore di quest’ultima.

Dopo la morte di Pericle, si narra che fu lei a costruire la carriera politica del suo nuovo amante, Lisicle, un comune commerciante di bestiame che in poco tempo arrivò a ricoprire un ruolo politico importante nella città. Ancora una volta, Aspasia dimostrava la sua scaltrezza nelle relazioni politiche e l’influenza che riusciva a esercitare grazie alla sua capacità oratoria.

Cosa sappiamo dei suoi discorsi?

Studiare il ruolo delle donne nella Grecia antica significa confrontarsi con l’assenza di prove dirette del loro lavoro. Siamo dunque costretti a tracciare la storia delle loro vite quasi sempre sulla base delle testimonianze altrui, che possono rivelarsi a volte di dubbia attendibilità.

«Il linguaggio, la parola, è un’altra forma di potere, una delle tante che ci sono state negate».

-Victòria Sau-

Aspasia discorre di filosofia

In un esempio di discorso retorico che le viene attribuito, Aspasia chiede al soldato Senofonte e a sua moglie Filesia se desiderino fare a cambio con i coniugi dei loro vicini se questi si rivelassero dei mariti o delle mogli migliori di loro. Non ricevendo alcuna risposta, Aspasia li incalza: “se entrambi desiderate avere il miglior marito e la migliore moglie possibile, significa che entrambi volete essere, rispettivamente, il miglior marito e la miglior moglie possibile”.

Qui si nota chiaramente il gusto di compiacere attraverso la parola. Questa composizione retorica non esprime una verità logica, ma è un discorso che allieta l’orecchio e invita la coppia a impegnarsi nella convivenza. Uno stile simile si può riscontrare nel famoso Discorso Funebre con il quale Pericle arringò la folla durante il funerale pubblico annuale per i caduti in guerra.

Figura femminista

Aspasia di Mileto è uno dei personaggi più iconici del V secolo a.C. in Grecia perché non si adattò mai al ruolo tradizionale delle donne ateniesi, che le voleva mogli “buone” e “oneste”. In una società in cui l’unico compito della donna era quello di essere l’ombra del proprio marito, la sua immagine rimase sempre in contrasto con quella delle sue coetanee.

Si affermò come una figura di primo piano nel panorama culturale della democratica Atene, e svolse un ruolo importante nell’emancipazione delle donne. Insegnando la cultura alle giovani ateniesi, gettò le basi per il loro futuro coinvolgimento nella vita pubblica della città. Non mancò mai, inoltre, di rivendicare la dignità delle donne nei suoi discorsi.

Aspasia di Mileto rappresenta uno dei primi punti di vista femminili nella storia e sulla storia. È la principale testimonianza di un altro modo di intendere l’Atene di Pericle e ci dimostra che, persino lì, alcune donne riuscirono a guadagnarsi un proprio spazio.

  • Calvo Martínez, J.L., (1995): La mujer en la época helenística” en Hijas de Afrodita: la sexualidad femenina en los pueblos mediterráneos. Madrid, Ediciones Clásicas.
  • Cantarella, E., (1991): La calamidad ambigua; Condición e imagen de la mujer en la antigüedad griega y romana. Madrid, Ediciones clásicas.
  • Gleichauf, I., (2010): Mujeres filosofas en la historia: Desde la antigüedad hasta el siglo XXI. Barcelona, La Desclosa.
  • González Suárez, A., (1992): Lo femenino de Platón. Madrid, Universidad Complutense, pp. 34-35.