Casalinga: il volto delle donne invisibili

· 25 aprile 2016

Per eredità culturale, scelta personale o per motivi circostanziali, la nostra società conta un alto numero di donne che dedicano la propria vita esclusivamente ad accudire la casa e la famiglia.

A volte questo lavoro si affianca ad altri impieghi retribuiti, momenti in cui la donna diventa “casalinga” in parallelo. Comunque sia, essere casalinga è un lavoro duro e privo di soddisfazioni e che praticamente perfino al giorno d’oggi viene quasi imposto a gran parte delle donne.

In questo articolo parleremo delle casalinghe come quel gruppo di donne che dedicano, in esclusiva o meno, la loro vita lavorativa e personale ad accudire la casa e la loro famiglia, preparando da mangiare, pulendo e preoccupandosi che ogni giorno tutto vada secondo le necessità della famiglia.

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La casalinga: il suo volto invisibile, la sua carica emotiva

Una donna che fa la casalinga non ha uno stipendio e non è neanche riconosciuta dalla società. È un lavoro che si svolge 24 ore al giorno e che dura 365 giorni l’anno, che non prevede vacanze e licenziamento, per il quale bisogna saper fare di tutto, essere cuoca, insegnante, bambinaia, animatrice, guardiana, GPS, dottoressa, segretaria, guardia notturna e diurna…

La mole di lavoro è determinata dalla grandezza della famiglia, dall’estensione e il luogo in cui si trova la casa, dallo stato sociale, ecc. Inoltre, gli orari di lavoro fluttuano continuamente, ma, soprattutto, il lavoro non finisce mai.

Il lavoro domestico è socialmente invisibile, poiché le donne che vi si dedicano sono considerate disoccupate nei censimenti e nelle statistiche.

Non è un lavoro stipendiato e praticamente è esente da un vero riconoscimento, quindi al di là del valore emotivo che gli si può dare, spesso ci sono tappe o nuclei familiari e sociali che non concepiscono l’importanza e la difficoltà di gestire una famiglia ogni giorno.

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Pulire, stirare, fare la spesa, prendersi cura del compagno, dei bambini o dei figli quando sono grandi, preparare pasti perfetti, trattare tutti allo stesso modo e mantenere la pace nel regno…Tutto questo senza lamentarsi e arrivando perfino a mettere in secondo piano la propria salute.

In questo senso, non curarsi è un errore troppo comune, che molte volte sfocia in conseguenze non molto positive per lo spirito e i sentimenti di una donna. Questo può dar luogo, insieme alla mancanza di riconoscimento, a problemi di ansia, depressione e sintomi psicosomatici. Vediamo più nel dettaglio.

Ansia, depressione e sintomi psicosomatici nella casalinga

Partendo dal concetto di base che la depressione e l’ansia sono i problemi più comuni tra le donne, questi si amplificano nel caso di donne che non hanno un lavoro retribuito e all’interno dell’ambiente familiare. In diversi studi è stato riscontrato che le donne che lavorano in casa soffrono maggiormente di malattie croniche, di maggior sintomatologia acuta e minore autovalutazione del proprio stato di salute.

Una spiegazione si trova nel ruolo che svolgono nella loro vita, così come le ingiustizie che devono vivere a fronte di abitudini stressanti e poco stimolanti, dettate dal ruolo tradizionale di casalinga e madre.

Questo ruolo è tradizionalmente sprovvisto di struttura e contatti sociali, ma in alcuni momenti e di frequente, le faccende possono essere stancanti e frustranti, come vedersi avvolta in una grande insicurezza.

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Una donna che fa la casalinga ha meno controllo sui suoi ritmi di lavoro; proprio così, la sua possibilità di riposare e di staccare è minore e, a volte, nulla. Il fatto di vedersi ogni giorno e in ogni momento “obbligata” a rispondere alle esigenze che prevede questo lavoro può frenarla nelle sue fonti alternative di soddisfazione, influendo in modo negativo anche sul suo stato d’animo e sulla sua salute generale.

In definitiva, la mancanza di riconoscimento e l’invisibilità del lavoro domestico possono sminuire molto l’autostima delle donne che si occupano, con o senza aiuto, delle faccende di casa.

Per questo motivo, dare una struttura a questo lavoro, il riconoscimento di un peso sociale ed economico da parte dei governi, concedergli il valore che gli corrisponde nel nucleo familiare, provvedere ad un sostegno sociale ed emotivo per queste donne e dare loro soddisfazione per lo svolgimento di questo lavoro aiuterebbe a far acquisire visibilità a questi volti oscurati.

La comunità delle casalinghe è uno dei settori sociali più dimenticati della nostra cultura. È ora di concedere loro il potere e la riconoscenza che si meritano perché, senza dubbio, è uno dei lavoro più duri, più necessari e più impegnativi che esistano. Non dovremmo mai dimenticarlo.