La donna non è nata dalla costola dell’uomo

· 25 maggio 2016

L’otto marzo di ogni anno si commemora nel mondo la Giornata Internazionale della Donna. È importante specificare che non si tratta di una festa o di un momento di celebrazione, bensì di una vera e propria commemorazione. Come mai? Perché questo è il giorno ufficiale istituito per ricordare le oltre cento donne che persero la vita in una fabbrica di New York nel 1908, a causa di un incendio.

Il gruppo di donne si trovava all’interno della fabbrica Sirtwoot Cotton quando scoppiò l’incendio, attribuito al proprietario stesso dell’azienda. Il gesto avvenne in risposta allo sciopero sollevato dalle operaie, che protestavano in favore della parità salariale, per la riduzione della giornata lavorativa a 10 ore e per il diritto a entrare in maternità.

Nel 1920 si celebrò a Copenaghen la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, durante la quale fu istituito l’8 marzo come giornata per la rivendicazione dei diritti delle donne. Le lotte per i diritti delle donne lavoratrici di tutto il mondo fanno riferimento proprio a questi eventi.

Al giorno d’oggi, l’8 marzo viene riconosciuto come Festa della Donna, giorno in cui si vogliono ricordare le virtù del genere che porta la vita nel mondo. Tuttavia, questa data dovrebbe essere colta come occasione di rivendicazione, non come pretesto per etichettare la donna quale amante del colore rosa, dei trucchi o altri stereotipi ed esempi di maschilismo in favore del mondo imprenditoriale soltanto.

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Perché è importante dare potere alla donna?

Il conferimento di maggior potere alle donne è una necessità urgente e indispensabile per la nostra società; con tale misura, si vuole raggiungere la parità dei generi e conferire al genere femminile i diritti che gli spettano, senza più sottomissioni.

Nel ventunesimo secolo non mancano episodi atroci di donne maltrattate solo per il loro sesso, costrette a rinunciare ai propri sogni e desideri e a sacrificarsi per gli altri; in alcune realtà è ancora normale aspettarsi che la donna si alzi per sparecchiare, così come ci si stupisce ancora di fronte alle direttrici donne; come se non bastasse, il corpo femminile viene costantemente mercificato dalle marche più svariate, gli spot dei profumi sfruttano il potenziale di attrazione della donna, e via dicendo.

Che ci piaccia o no, viviamo in un mondo dove la disuguaglianza regna ancora sovrana, e le nostre menti e le nostre aspettative cambiano in base al nostro genere. Ciò si riflette nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri, ma solo se ne diventiamo consapevoli, possiamo lottare giorno dopo giorno contro questo sistema.

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Cosa vogliamo per le donne?

Vogliamo che ciascuna donna goda delle stesse opportunità degli uomini, né più né meno. Vogliamo che non ci sia bisogno di rendere omaggio l’8 marzo. E vogliamo anche che l’equilibrio e l’uguaglianza facciano parte della normalità.

Non vogliamo essere pagate di meno né lavorare gratis. Non vogliamo dover specificare la nostra taglia durante i colloqui di lavoro o essere di “bella presenza”. Non vogliamo neppure dover indossare obbligatoriamente l’uniforme con la gonna.

Non vogliamo che la donna sia educata come martire, che impari a dover sacrificare i suoi desideri “per il bene degli altri e della società”, né che le rendano omaggio con il colore rosa, perché quel colore appartiene a tutti.

Non vogliamo diventare oggetti nelle pubblicità. Non vogliamo che diventare mamma sia cosa mal vista o che ci guardino storto quando decidiamo di non esserlo. Vogliamo poter decidere, vogliamo essere considerate abitanti di questo mondo, senza paura di andare in frantumi.

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Perché la fragilità non è sinonimo di femminilità, e pulire casa o crescere dei figli non sono solo cose da donne. Perché come giustamente disse il fantastico Eduardo Galeano:

“Se Eva avesse scritto La Genesi, come sarebbe stata la prima notte d’amore del genere umano?
Eva avrebbe iniziato col chiarire che lei non nacque da alcuna costola, non conobbe nessun serpente, non offrì mele a nessuno e Dio non le disse mai partorirai con dolore e tuo marito ti dominerà.
Sono solo bugie che Adamo raccontò alla stampa”.

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Buona vita a tutte le donne

Buona vita, donna. Ti auguriamo una “buona vita” perché non si complimentino per il tuo essere amorevole, lavoratrice, buona madre o figlia ancora migliore. Ciò che vogliamo è lanciare un appello affinché tu ti senta orgogliosa di essere la persona che sei, perché ti unisca ai dibattiti e alle manifestazioni e apra gli occhi di fronte alle diseguaglianze.

Ricordate, però, che nonostante l’8 marzo sia il giorno dedicato a tutte le meravigliose donne del mondo e della storia, non dobbiamo dimenticarci di gridare con la stessa intensità durante tutto il resto dell’anno.

Detto questo, ripetiamo ancora una volta: BUONA VITA, DONNA. Perché nonostante la società ci abbia fatto credere per secoli che la donna non valesse niente, può essere QUALUNQUE COSA, senza limiti né distinzioni, e tale consapevolezza non farà che crescere.