Assistenza alle persone non autosufficienti

21 Agosto 2019
L'obiettivo principale di un badante è quello di migliorare la qualità della vita delle persone che accudisce, aiutandole a gestire i loro bisogni vitali.

L’assistenza alle persone non autosufficienti è una sfida importante sotto molti punti di vista: a livello sociale, familiare e individuale. Oggi parleremo delle persone che si dedicano alla cura di coloro che ne hanno più bisogno.

Ma cosa significa “accudire”? Quali tipi di assistenti esistono? I professionisti che forniscono assistenza alle persone non autosufficienti assicurano loro il soddisfacimento dei propri bisogni fisici, sociali e affettivi.

In generale, si possono distinguere due tipi di assistenza: formale e informale. L’assistente formale fa riferimento ai professionisti che lavorano in questo ambito, principalmente i tecnici socio-sanitari e gli infermieri. L’assistente informale, invece, può essere un familiare, un amico o un vicino che si occupa della persona dipendente pur non essendo un professionista sanitario.

L’assistenza informale racchiude essenzialmente la cura e l’attenzione da parte di familiari e amici, ma anche da parte di personale qualificato, che offre il suo aiuto in modo altruista alle persone che presentano un determinato grado di invalidità o non autosufficienza.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (1999), l’attenzione e la cura a lungo termine delle persone non autosufficienti sono sostenute principalmente da assistenti informali (familiari, amici o vicini), professionisti sanitari o entrambi. L’obiettivo è quello di offrire alla persona non autosufficiente la migliore qualità di vita possibile, rispondendo sempre alle sue preferenze personali, all’autonomia e, ultimo ma non per importanza, alla sua dignità umana.

«Spesso la cura delle persone anziane è invisibile, perché accudirli significa preoccuparsi, sostenerli, rafforzare le loro capacità, ricostruire la speranza, accompagnarli nell’esperienza della salute e della malattia, semplicemente con la propria presenza.»

-Collière-

Infermiera con donna anziana che guardano un album fotografico

In che modo si offre assistenza alle persone non autosufficienti?

1. Supportare le attività basilari della vita quotidiana

Quando pensiamo a un badante, la prima cosa che ci viene in mente è proprio questa: aiuta le persone non autosufficienti a realizzare le attività basilari della quotidianità, come mangiare, andare in bagno, lavarsi e vestirsi.

In questo senso, l’assistente crea un piano personalizzato di attenzione e cura, in funzione delle necessità particolari della persona, a seconda del grado di autosufficienza e delle circostanze personali che possono variare da una persona all’altra.

2. Creare un clima di fiducia

La fiducia è la sicurezza riposta in un’altra persona, che permette di prevedere come agirà in una determinata situazione. In poche parole, consiste nel sapere con certezza come agirà l’altro. In questo modo, la persona non autosufficiente vive in un tale clima quando può dire «mi sento sicuro, tranquillo, si prendono cura di me». Questo è un fattore chiave per la persona che riceve aiuto e per i suoi familiari.

In sintesi, l’assistente genera nel suo ambiente circostante una sensazione di fiducia e sicurezza, sia per la persona non autosufficiente accudita, che dunque si sente sicura e protetta, sia per i suoi familiari o il resto della famiglia se si tratta di un assistente informale. Questi ultimi dunque diranno «so che è in buone mani», «se gli succede qualcosa se ne accorgerà in fretta e potrà intervenire».

«Ogni luogo in cui ci sentiamo sicuri è un tesoro.»

-Jan Jansen-

3. Offrire affetto e supporto

L’assistente non solo fa compagnia alla persona non autosufficiente, ma offre anche un sostegno emotivo. In un mondo in cui il lavoro occupa gran parte delle nostre giornate, le persone che hanno accanto un badante non sentono la solitudine dovuta all’assenza dei loro cari.

I badanti, dunque, offrono quella compagnia che la famiglia, in molti casi, non riesce ad assicurare.

«La fiducia, la professionalità, l’affetto, l’empatia e la vocazione per la cura degli altri sono fattori indispensabili negli operatori, o familiari, che si dedicano alle persone non autosufficienti.»

4. L’assistenza alle persone non autosufficienti stimola l’autonomia

Anche se esiste un certo grado di dipendenza per quanto riguarda la salute della persona, è importante che il badante fomenti le attività che ne mantengano l’autonomia.

Per questo, un badante è una persona che motiva e aiuta la persona anziana a fare tutto quello che riesce a fare da sola, anche se sa che a volte questo può significare un enorme sforzo.

Mani di donna giovane che offre assistenza alle persone non autosufficienti

5. Anello di congiunzione con l’ambiente circostante

A seconda del grado di autosufficienza, il badante aiuta la persona a mantenere e godere delle sue relazioni sociali, evitando l’isolamento.

Con l’aiuto delle nuove tecnologie, i badanti possono mantenere i loro assistiti attivi, aiutarli a partecipare a determinati eventi e mantenere relazioni con il loro gruppo familiare, i loro amici o i vicini.

6. L’assistenza alle persone non autosufficienti migliora la qualità della vita

È importante sottolineare che l’assistenza alle persone non autosufficienti deve rispettare l’integrità e la dignità delle persone, favorendone l’autonomia. I badanti, giorno dopo giorno, portano avanti un lavoro fondamentale a supporto della nostra società, ricoprendo un ruolo che, purtroppo, non sempre viene riconosciuto.

Per questo motivo, abbiamo voluto dedicare quest’articolo all’importanza di queste persone, sia nell’ambito professionale che familiare. Sono i veri pilastri per chi non è più autosufficiente, ha bisogno di aiuto, e che insieme a loro riesce a godere di una vita migliore.

«A tutte le persone che si prendono cura degli altri, che li aiutano e a cui offrono tutto il loro amore e rispetto. Grazie.»

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  • Neugarten, B.L., Havighurst, R.J. y Tobin, s.S. (1961). Medición de una vida satisfactoria. Periódico de Gerontología, 16: 134-43.