Attenzione sostenuta: concetto e teorie

Nell'articolo di oggi vi proponiamo un approfondimento sul concetto di attenzione sostenuta. Cos'è? Come si sviluppa? Perché è così difficile mantenerla?
Attenzione sostenuta: concetto e teorie
Gema Sánchez Cuevas

Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas.

Ultimo aggiornamento: 26 ottobre, 2023

“Non considerare mai lo studio come un obbligo, ma come un’opportunità per penetrare nel meraviglioso mondo del sapere”. Questa frase di Albert Einstein è perfetta per introdurre l’idea di attenzione sostenuta. Purtroppo, però, il sistema educativo non sempre offre questa opportunità ai giovani.

Per quanto lo studio possa essere piacevole, mantenere un livello di attenzione sostenuta costante non sempre è facile. A volte, infatti, diventa quasi un impresa titanica, e non solo per la mancanza di interesse verso la materia. Fra le altre cause troviamo, ad esempio, la fatica.

Che cos’è l’attenzione sostenuta? Perché è così difficile mantenere l’attenzione a lungo? Questa capacità interessa i bambini e gli adulti. In questo articolo cercheremo di spiegare il concetto e le teorie principali che girano attorno all’interessante argomento dell’attenzione.

Che cosa è l’attenzione sostenuta?

L’attenzione sostenuta entra in gioco in numerose attività quotidiane. Ad esempio, è una caratteristica dei processi che implicano la vigilanza e la supervisione. Si tratta di occupazioni che obbligano ad attivarsi e a mantenere l’attenzione a lungo.

Anche nei processi di apprendimento, il concetto di attenzione sostenuta svolge un ruolo importante. Gli studenti che vanno a scuola tutti i giorni devono mantenere uno sforzo costante per seguire la lezione. In alcuni casi, l’attenzione sostenuta si mescola con l’attenzione selettiva. Ciò accade quando, oltre a mantenere l’attenzione, dobbiamo anche concentrarci su un aspetto in particolare. Tutto ciò, cercando di evitare le distrazioni.

Possiamo affermare che l’attenzione sostenuta si mette in moto quando intraprendiamo meccanismi e processi che richiedono una certa concentrazione. Aiuta a rimanere allerta davanti agli stimoli durante un tempo relativamente prolungato.

“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza

-Dante Alighieri-

Perché perdiamo l’attenzione?

Gli studi e l’esperienza confermano che il livello di attenzione diminuisce con il passare del tempo. Questo calo di concentrazione può essere dovuto a vari motivi. I più importanti sono:

  • L’attenzione può essere paragonata a un muscolo: si affatica durante l’esercizio e richiede un certo tempo per recuperarsi.
  • Con il trascorrere delle ore, aumenta la tentazione di cedere alle distrazioni. Alla fatica richiesta dall’occupazione in sé, si aggiunge quella della lotta contro tutto ciò che può distrarci.

Esistono poi altre variabili che possono favorire l’attenzione sostenuta: la motivazione, piccole pause di riposo, un feedback positivo…

Teorie sul concetto di attenzione sostenuta

Quanto abbiamo visto finora ha portato allo sviluppo di numerose teorie che cercano di spiegare come funziona l’attenzione sostenuta. Vediamone alcune:

Teoria dell’attivazione

È nota anche come teoria dell’arousal o teoria dell’eccitazione. Afferma che per realizzar correttamente un’azione è necessario che esista continuità nello stimolo. Analizziamo, ad esempio, il caso di una guardia di sicurezza. Se si mantiene vigile e attivo, sarà in grado rimanere attento più a lungo. Realizzare ronde costanti sarà certamente più efficace che restare seduto ad annoiarsi.

Teoria della rilevazione dei segnali

Conosciuta anche con la sigla inglese SDT, studia la capacità di distinguere il segnale rilevante dal “rumore”. Secondo questa teoria, quando la capacità di attenzione sostenuta diminuisce per la stanchezza, è più difficile distinguere i segnali d’allarme. Di conseguenza, con il passare del tempo, pur mantentendo l’attenzione commettiamo più errori.

Teoria della detezione dei segnali

Teoria dell’aspettativa e attenzione sostenuta

La teoria dell’aspettativa afferma che le persone che svolgono una mansione di vigilanza rimangono attente più a lungo se credono che possa davvero succedere qualcosa. Ad esempio, se una guardia sospetta che possa avvenire un furto, manterrà più a lungo la sua capacità di vigilanza.

Al contrario, se l’aspettativa è bassa, sarà più difficile mantenere l’attenzione. Pensate, ad esempio, a uno studente che ascolta un professore. Se pensa che non dirà niente di interessante smetterà di prestare attenzione in poco tempo.

Teoria dell’abitudine

Secondo questa teoria, l’abitudine porta alla perdita di interesse verso ciò che accade. Di conseguenza, l’attenzione diminuisce e la persona non noterà più i segnali che ormai considera irrilevanti.

Ovviamente quelle descritte non sono le uniche teorie sul concetto di attenzione sostenuta. Gli studi sulle mansioni di vigilanza e il processo di apprendimento sono numerosi. Tra i più rilevanti, troviamo alcune analisi orientate a una maggiore conoscenza sullo sviluppo dell’attenzione.


Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.